Medico-Paziente

Digital healthcare: una ricerca APMARR svela l’impatto della digitalizzazione sulle cure reumatologiche

In crescita anche le televisite con lo specialista (+8%) e il medico di medicina generale (+5%) tra i servizi di telemedicina più utilizzati dalle persone con patologie reumatologiche. Ancora pochi però (20%) i reumatologi che consigliano l’utilizzo di app per la salute ma, per il futuro, oltre 6 specialisti su 10 aumenteranno il ricorso a questi strumenti di digital healthcare.“La digitalizzazione è in grado di favorire una presa in carico davvero globale della persona” dichiara Antonella Celano, presidente APMARR – Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare, illustrando i dati di un progetto di ricerca svolto in collaborazione con il centro di ricerca EngageMinds HUB dell’Università Cattolica e del Politecnico di Milano

La reumatologia italiana abbraccia un nuovo modello di cure sempre più digitale e integrato. Nell’ultimo anno, secondo quanto rivelato da una ricerca svolta dall’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano in collaborazione con APMARR – Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare, c’è stato un aumento del 19% delle telefonate e/o videochiamate di controllo sullo stato di salute effettuate dalle persone con patologie reumatologiche con il proprio specialista reumatologo. Incrementi sono stati registrati anche per quanto riguarda l’utilizzo dei servizi di telemonitoraggio dei parametri clinici (+12%), le televisite con lo specialista (+8%) e il medico di medicina generale (+5%), oltre alle prestazioni di teleriabilitazione (+3%). Cresce anche l’interesse delle persone con patologia reumatologica verso le app per il monitoraggio della salute, con più di 6 persone su 10 che dichiarano di essere interessate all’utilizzo di un’applicazione che consenta la raccolta dei PROMs (Patient-Reported Outcome Measures), strumento che immagazzina le impressioni del paziente su sintomi e risultati clinici e del PHE-S® (Patient Health Engagement Scale), indice che misura il livello di coinvolgimento attivo o “engagementdel paziente nel percorso clinico, mentre l’11% già l’utilizza. Sono questi alcuni dei principali dati emersi dal progetto di ricerca “La digitalizzazione delle cure in reumatologia”, promosso da APMARR con la supervisione scientifica del Centro di ricerca EngageMinds HUBdell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Cremona e dell’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano, presentati in occasione di un convegno istituzionale che si è tenuto presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani a Roma.

“La capacità di coinvolgere la persona nelle scelte di cura è fondamentale per comprendere quale tipo di esperienza abbia vissuto – dichiara Antonella Celano, presidente di APMARR – Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare – I risultati della ricerca ci dicono, dunque, come utilizzare congiuntamente PROMs e PHE-S® nel processo di cura assuma una rilevanza cruciale al fine, da un lato, di garantire una gestione integrata del paziente che tenga conto sia degli aspetti di natura clinica sia degli aspetti più connessi alla disponibilità di engagement del paziente, dall’altro di prevedere percorsi di supporto e informativi personalizzati sulla base dei bisogni medici ed emotivi della persona. Ancora oggi, purtroppo, i pazienti sono costretti a spostarsi da un centro all’altro per vedersi garantite le cure e pensiamo quindi che la digitalizzazione e la partecipazione attiva delle persone possa favorire una presa in carico davvero globale della persona con una patologia reumatologica”.

Ma non è tutto perché come emerge da una survey online condotta dall’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano su un campione di 85 reumatologi, diffusa con il supporto della Società Italiana di Reumatologia (SIR), di APMARR e del Collegio Reumatologi Italiani (CReI), solo il 20% consiglia l’utilizzo di app per la salute ai propri pazienti anche se il 63% degli specialisti in reumatologia dichiara che, nel 2023, aumenterà il ricorso agli strumenti digitali per la presa in carico dei pazienti. Tra gli strumenti a disposizione degli specialisti sul fronte della telemedicina, dalla ricerca emerge anche come il teleconsulto sia sempre più importante nella gestione del paziente reumatologico: un clinico su 3 ha raggiunto il medico curante, anche se lo ha fatto per un numero ridotto di pazienti (nel 57% dei casi meno del 10% dei pazienti in carico), mentre più del 40% ha discusso dei problemi dei suoi pazienti con uno specialista. La televisita, invece, nell’ultimo anno è stata adottata da quasi la metà del campione, anche se su una casistica bassa (meno del 10% dei pazienti). Il modello di telemedicina sembra però abbastanza maturo: nel 54% dei casi le televisite sono programmate in agenda e il 60% dei reumatologi ne fa più di 5 al mese.

Per la corretta implementazione di un modello operativo integrato di digitalizzazione delle cure in reumatologia è necessario formare adeguatamente il personale medico: “Il modello di presa in carico che è emerso dal progetto apre a un lavoro in team e ad una valorizzazione del ruolo dell’infermiere nella gestione del follow-up delle malattie reumatiche – commenta Cristina Masella, responsabile scientifico dell’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano – Ruolo che in parte è già svolto in alcuni centri di reumatologia italiani, ma che in prospettiva potrebbe avere una diffusione sempre maggiore”.

Sulla base di tutti gli elementi raccolti dal progetto di ricerca, APMARR ha deciso di lanciare “Correre per Apmarr”, progetto pilota per la presa in carico e la cura del paziente reumatologico che si avvarrà dell’esperienza sul campo fatta dalla UOC di Reumatologia del Policlinico di Bari, diretta dal Prof. Florenzo Iannone dove, dal 2018, è stato avviato un percorso di follow-up del paziente basato su una cartella clinica informatizzata che comprende sia i dati clinici, sia i PROMS. “La nostra idea è quella di creare un algoritmo più complesso che metta a disposizione del clinico non soltanto i dati biologici ma anche un feedback sui livelli di coinvolgimento del paziente, aspetti più qualitativi che sappiamo però essere fondamentali per l’efficacia della cura – spiega Guendalina Graffigna, ordinario di Psicologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Cremona e direttore del centro di ricerca EngageMinds HUB – Questo dovrebbe consentire di scegliere quale tipo di follow-up attivare: digitale o in presenza”.

Il progetto di ricerca sulla digitalizzazione delle cure in reumatologia è un’iniziativa che s’inserisce all’interno di #diamoduemani22, campagna d’informazione e sensibilizzazione sulle patologie reumatologiche promossa da APMARR e patrocinata da Camera dei Deputati, Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO), Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI), Consiglio Nazionale Ordine Psicologi (CNOP), Società Italiana di Reumatologia (SIR), Collegio Reumatologi Italiani (CReI), Gruppo Italiano di Studio sulla Early Arthritis GISEA/OEG, Federazione Italiana Medici di Famiglia (FIMMG), Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti (FADOI), Federsanità ANCI, Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere (FIASO), Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (FOFI), Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitazione (SIMFER), Farmindustria – Associazione delle imprese del farmaco e da Egualia.