Pareri a confronto

DAGLI USA IL METODO F.A.F.O. DEDICATO ALL’EDUCAZIONE DEI FIGLI – di Gian Piero Sbaraglia

29 Settembre 2025

Ci è capitato di leggere in questi giorni sul web (Vanity Fair) di una proposta di metodo educativo proveniente dagli USA, il metodo F.A.F.O. (Fucking Around and Find Out = Mettiti alla prova e scopri da te che conseguenze possono avere le tue azioni), che consisterebbe nel lasciare ai propri figli la libertà e la responsabilità di sbagliare. Tutto questo viene detto per meglio responsabilizzare i propri figli attraverso gli errori che essi possono commettere, facendone poi assumere la responsabilità. Un metodo, dunque, che propone e lascia ai figli la libertà di sbagliare, in opposizione a quei “modelli iperprotettivi” – retorici! – che, secondo questo metodo, sarebbero alla base dell’“ansia”, dello “stress”, quindi di una maggiore “fragilità”, che è tipica della «Generazione Z».  

Bella proposta! Ma guardiamoci in faccia: dove sono oggi i genitori? A chi bisogna fare queste proposte quando la figura genitoriale è pressoché scomparsa e sostituita, almeno nei primi anni dello svezzamento dei figli e per un lungo periodo giornaliero, dalle “signorine” del Nido o dell’Asilo, le quali – di certo con passione – elargiscono ai bimbi loro affidati un’educazione che noi osiamo definire “mercenaria”, perché a pagamento? Sarebbe possibile tracciare delle linee guida, secondo questa proposta F.A.F.O., per i genitori che al giorno d’oggi sono assenti dal nucleo familiare nell’arco della giornata per vari e giustificati motivi, soprattutto di lavoro? Siamo onesti, vediamo la realtà: oggi i genitori vedono e stanno insieme ai loro figli, soprattutto nelle sole ore preserali, quando cioè rientrano in casa dopo le occupazioni quotidiane, giornaliere. Sono pochi i casi in cui le famiglie, anche con l’aiuto delle leggi, riescono ad essere presenti, garantendo così compagnia e protezione ai propri figli, soprattutto negli anni prescolastici.

Se ne prenda atto: oggi la famiglia non è più quel nucleo, quell’istituzione per la formazione e costruzione delle generazioni nuove, così come è sempre stato negli anni passati e senza ombra di retorica. Spiccava in questo contesto la figura della mamma, che era sempre onnipresente, potente punto di riferimento anche laddove la figura maschile paterna aveva delle assenze.

L’evoluzione della figura femminile, della mamma, rispetto al passato, colloca la donna pariteticamente con gli stessi diritti e compiti dell’uomo, o meglio del maschio. Si guardi, per fare un esempio, a quante donne oggi imbracciano un fucile o vestono una divisa fino a ieri tipica dell’uomo, maschio. E questo non è che un esempio che però ti fa dire che il ruolo femminile è cambiato, quasi a voler chiudere con quello del passato di “procreatrice”, di mamma, che non dovrebbe essere considerato come una definizione menomante della figura della donna – come in certi casi si vuol far passare – nel senso di attribuire alla donna il compito di riprodurre l’uomo, allevarlo e custodirlo fino alla sua completa autonomia, che è quello che la Natura le ha assegnato. Ed è questo che oggi la società ha posto in discussione, riconoscendo alla donna gli stessi ruoli del maschio, permettendole così di poter mettere in discussione, e quindi di rimettere a lei, la decisione di “essere” o “non essere” “riproduttiva” e quindi “educatrice”. Ecco allora che ogni discussione, o meglio proposta, sull’educazione dei figli, ogni logica proposta resta “flatus vocis” se mancano i depositari, o meglio gli esecutori delle proposte. Invero, come già detto, a cosa vale proporre linee guida di comportamento per i figli, se manca chi condivida e metta in atto queste indicazioni?

La crisi di questa nostra generazione oggi è proprio in ciò, è inutile girarci intorno! I ragazzi sono “soli”, non hanno più il faro di luce di riferimento della figura paterna e materna, che la famiglia dava loro e che esercitava anche un potere “frenante” o “deterrente” per costruire in armonia la loro vita e le loro esperienze. Per cui, dire o proporre di lasciarli sbagliare perché così si assumono le proprie responsabilità, è pura ipocrisia; significa non saper leggere e capire i tempi che stiamo vivendo, che sono tempi che mancano per i figli di protezione e gli esperimenti. I ben pensanti, i cultori sanno di doverli fare solo se si pone sotto di essi una rete di protezione, che in questo caso è la famiglia, che al momento – diciamolo – non c’è, o meglio è disgregata.

E come sempre diciamo in chiusura: «Qui habet aures audiendi, audiat!»

A cura del Dott. Gian Piero Sbaraglia
MEDICO CHIRURGO
Spec. In Otorinolaringoiatria
Primario Otorinolaringoiatra
C.T.U. del Tribunale Civ. e Pen. di Roma
Direttore Sanitario e Scientifico Centro di Formazione
Misericordia di Roma Centro – ROMA