Medico-Paziente

Ortopedia pediatrica: il piede piatto
di VALERIO ANANIA

28 Giugno 2021

Il piede piatto è una alterazione del piede in cui sono evidenti l’appianamento della volta plantare (la parte della superficie plantare del piede che, in situazioni fisiologiche, non tocca il terreno quando si è in posizione eretta) e la valgo-pronazione del retropiede. Dal primo anno di vita fino ai 3-4 anni di età questa situazione è ancora fisiologica fa parte della normale crescita del piede (piede piatto parafisiologico), e molto spesso tende a correggersi spontaneamente entro i 5-6 anni di età. Anche quando la presenza dei piedi piatti permane senza regredire autonomamente la condizione è, la maggior parte delle volte, indolore e può essere considerato una conformazione di piede piatto parafisiologico assolutamente compatibile con una vita quotidiana e sportiva normale.

Sebbene la presenza del piede piatto in molto casi non dia luogo a problematiche significative, i soggetti che ne sono affetti possono avere maggiori probabilità di soffrire da adulti di altre condizioni susseguenti come l’artrosi della caviglia e l’alluce valgo: il trattamento del piede piatto in questi casi, è dunque di natura preventiva.

La maggior parte delle persone con piede piatto è quindi spesso asintomatica. In alcuni casi, spesso nei soggetti con valgo-pronazione importante del calcagno, si possono manifestare dolori nella parte interna del piede, sulla volta plantare, facile affaticabilità, difficoltà alla corsa, tendenza ad avere l’alluce valgo, dolenzia sul tendine di Achille e sul retropiede.

Diagnosi

La diagnosi del medico, dopo l’esame clinico e visivo, si basa su alcuni test di camminata ed attività del piede (camminare sulle punte e sui talloni…) ed è quindi essenzialmente clinica. Ci si può avvalere ovviamente di alcuni esami strumentali quali:

L’esame Baropodometrico può mettere in evidenza in modo poco invasivo e senza rischi la presenza di un piattismo del piede e studiarne la sua conformazione sia da fermo, sia in fase attiva durante la camminata.

Una Radiografia: per visualizzare le ossa e le articolazioni dei piedi e mettere in evidenza il loro l’allineamento ed anche per escludere eventuali altre malformazioni presenti come la presenza di scafoide accessorio o barre sinostotiche.

Una TAC: in grado di visualizzare le ossa e l’articolazione del piede da diverse angolazioni, fornendo maggiori dettagli rispetto a una normale radiografia soprattutto in presenza di altre malformazioni del piede.

Trattamento

Nonostante la presenza di piattismo generalmente non desti importanti problematiche, i bambini che ne sono affetti hanno maggiori possibilità di soffrire da adulti di patologie secondarie come l’artrosi della caviglia e l’alluce valgo: il trattamento di questa condizione è dunque preventivo di queste altre forme come già detto in precedenza.

In presenza di un significativo piattismo dei piedi, già a partire dai 3 o 4 anni di età è bene effettuare un consulto presso un ortopedico, pediatrico possibilmente, in modo da mettere in atto una serie di provvedimenti – del tutto non invasivi – mirati a cercare di favorire lo sviluppo della volta plantare. Tra questi:

l’uso di un plantare realizzato su misura per mantenere il piede nella posizione corretta e stimolare quindi la volta plantare e l’allineamento del retropiede

Il rinforzo muscolare mediante esercizi e sport adatti per contribuire attivamente alla formazione e rinforzo dei muscoli cavizzanti del piede.

In entrambi i casi è sempre più corretto consultare il medico, ed evitare il “fai-da-te” ed i “social network”.

Se entro gli 8-9 anni non si raggiunge un miglioramento della volta plantare possono essere consigliati, nei casi di piattismo più importanti e con la presenza di sintomatologia a carattere funzionale, interventi chirurgici correttivi da eseguire tra i 10 e i 14 anni. Diverse sono le procedure chirurgiche utilizzate a questo scopo: le più diffuse sono l’ortesi endosenotarscia ed il calcagno-stop; entrambe le procedure sono mirate a correggere la pronazione del calcagno e a far risalire la volta plantare ed hanno una efficacia altissima se effettuate con la giusta indicazione e tempistica. Le tecniche attuali, inoltre, consento di effettuare l’intervento contemporaneamente su tuti e due i piedi e danno anche la possibilità al paziente di poggiare i piedi fin da subito, tramite l’utilizzo di bastoni canadesi, e quindi limitano pochissimo la autonomia del bambino nel post-operatorio. La degenza in ospedale è anch’essa ridotta e consta normalmente di una notte di degenza la sera dell’intervento. Nella stragrande maggioranza dei casi il bambino recupera la deambulazione fisiologica senza ausili a circa 30gg dall’intervento ed a circa 2 mesi mediamente inizia anche il recupero della attività sportiva. L’efficacia di questi interventi è altissima e supera il 90% di successo a fronte di un bassissimo impatto socio-emotivo sul bambino.