Medico-Paziente

Bambini iperdotati –
l’intelligenza come difficoltà

La correlazione tra depressione, ansia ed iperdotazione intellettiva spiegata dalla Dottoressa Federica Mormando, psichiatra, psicoterapeuta e specialista del “metodo montessoriano”.

Si chiamano “ad alto potenziale intellettivo” le persone, di ogni età, che hanno capacità intellettive superiori alla media. Per calcolare queste potenzialità si somministrano dei test, diversi per età. Le persone ad alto potenziale sono il 5% della popolazione, mentre quelle ancor più ricche di potenzialità, cioè ad altissimo potenziale intellettivo, sono il 3%. Il Quoziente intellettivo di 130 è il limite minore dell’iperdotazione, oltre i 140 l’iperdotazione è elevata. Non basta però sapere il Q.I., bisogna conoscere il valore delle singole caratteristiche, ad esempio la dotazione verbale e quella figurativa. Non è corretto ciò che  molti affermano, cioè che l’iperdotazione intellettiva coincida di default con un disturbo psichico, in particolare quello chiamato “Asperger”, che comprende molte difficoltà di comunicazione.

È vero invece che la costrizione in classi scolastiche in cui fin dall’infanzia queste persone devono convivere, proprio nelle ore dedicate all’apprendimento, con compagni e molto spesso anche insegnanti, “nella media”, cioè diversi da loro quanto per esempio a rapidità di comprensione, a ricchezza di collegamenti e curiosità, li fa sentire diversi, non superiori, ma inadeguati. La sensazione di essere diversi, che si traduce in senso di inferiorità, la difficoltà a incontrare persone in sintonia, si traduce spesso in difficoltà di relazione. A scuola, i programmi scolastici e le lezioni che non li pongono di fronte a uno sforzo intellettivo li annoiano. Gli atteggiamenti che adulti e coetanei hanno verso di loro e in generale la poca comprensione che li circonda provocano solitudine e scarsa stima di sé. Tutto ciò può provocare ansia e/o scoraggiamento.

Dai risultati di una ricerca che ho portato avanti insieme a Paolo Bianchi (Eurotalent Italia) sulla correlazione tra depressione infantile e superdotazione intellettiva, è emerso che i problemi più frequenti, riscontrati nei bambini e ragazzi esaminati, sono ansia, noia e depressione, rispettivamente con 63, 30 e 28 casi; seguono 1ribellione (25 casi), difficoltà con i compagni (17), isolamento (14), demotivazione (13,) mancanza di autostima (11), incomprensione a scuola (10) episodi di bullismo subito (3) ed altri presenti con un solo caso ciascuno (7). solo 45 soggetti non presentavano nessun problema; questo dato è molto probabilmente inferiore alla realtà, perché si può supporre che la propensione a far valutare bambini e ragazzi, per quanto intelligenti, che non hanno problemi sia decisamente inferiore. 

Pure con quest’ultima avvertenza, il confronto tra i risultati del campione ed i dati riferiti a campioni rappresentativi dell’intera popolazione elaborati da Burstein, Swanson et al., 2010 e dal governo canadese, che peraltro appaiono soffrire, anche se in misura minore, degli stessi limiti, indicano un’incidenza maggiore di problemi, ed in particolare dell’ansia, tra i soggetti con QI maggiore o uguale a 130. Per la depressione e la ribellione/difficoltà con i compagni la differenza è dell’ordine del 50% e la determinazione della sua significatività statistica richiederebbe analisi più dettagliate di quelle consentite dai dati disponibili.