Medico-Paziente

Colleghi medici, riappropriamoci della nostra lingua nella comunicazione scientifica!
di GIAN PIERO SBARAGLIA

Ultimo Aggiornamento il 22 Settembre 2021 by Redazione

Una costatazione: ogni giorno i mezzi di comunicazione ci aggiornano con notizie di politica, di varia umanità, e in questo periodo, sull’andamento del Covid-19; nel dare queste notizie ci si serve sempre del supporto della lingua inglese, come a dimostrare che se non infila nel discorso una parola in inglese, non sei “FIGO”! E sempre di più la Stampa Medica Italiana ha scelto di servirsi solo dell’inglese per la divulgazione di articoli, aggiornamenti e quant’altro.

Con ciò non si vuole demonizzare la lingua inglese, ma un conto è la CONOSCENZA dell’inglese, un conto è il SOSTITUIRE l’Italiano, la nostra lingua, con l’inglese! Certo che la conoscenza delle lingue soprattutto negli scambi culturali sia necessaria ed importante, nessuno lo nega, ma l’uso di esse dovrebbe avvenire nell’ambito dei rapporti con altre culture, non invece quando ci si rivolge ai concittadini, agli italiani, e in tutte quelle iniziative culturali organizzate e realizzate nella nostra terra! La lingua parlata di ciascuna nazione non dovrebbe essere invasa da parole o frasi o detti, che ne minino la sua identità, tanto da usarle al posto della propria lingua ufficiale, nella propria terra, nella propria nazione! Ci dovrebbe essere una reciprocità e non “un senso unico”, facendo in modo che, chi non è acculturato in quella lingua, pur se frequenta avvenimenti ed ambienti culturali di un certo spessore, non dovrebbe soffrire o sentirsi “scartato”, specie in campo scientifico, perché non conosce l’inglese. Sì, è vero, nei convegni o congressi c’è la traduzione simultanea in cuffia, ma questa limita la freschezza del linguaggio parlato e non “mediato”.

Oggi invece, così come stanno le cose, si resta isolati, senza poter entrare nella conoscenza delle cose, se non si ha un interprete a portata di mano! La lingua italiana è la lingua della scienza, della ricerca, figlia della più nota lingua latina parlata dalla classe culturale mondiale fino a qualche secolo fa! E oggi invece viene quasi “volutamente” dimenticata, scartata a favore dell’inglese, con qualunque scusa, apparentemente accettabile e giusta? Si pensi solo che la rivista ufficiale della nostra Associazione Otorinolaringoiatrica (la S.I.O.), pur se titolata con nome latino di “ACTA otorhinolaryngologica Italica” è tutta in inglese; salvo ovviamente le inserzioni pubblicitarie dei Farmaci ed il “SUMMARY” di ogni articolo che accanto ha il “RIASSUNTO” in Italiano. Infatti gli articoli da pubblicare, se accettati, dovranno essere scrupolosamente e tassativamente in lingua “inglese”.

Così pure il JECCR= JOURNAL OF EXPERIMENTAL &CLINICAL CANCER RESEARCH dell’Istituto Nazionale dei Tumori del Regina Elena Roma, tutto in Inglese: va bene! Si pubblichi pure in inglese, ma accanto ci sia il corrispettivo in italiano! Altro esempio: di recente un notissimo Centro di Formazione di Emergenza-Urgenza del Lazio ha invitato tutti gli Istruttori BLSD-PBLSD dei Centri di Formazione BLSD-PBLSD accreditati a seguire da remoto il nuovo Corso di Rianimazione Cardiorespiratoria di Base, che prevede una nuova loro didattica e nuove linee guida, soprattutto in regime di Covid, con un programma le cui spiegazioni e istruzioni sono in inglese!! Solo il testo e le domande in italiano. Inutile dire che lo scrivente, a digiuno dell’inglese, nel seguire le istruzioni si è tanto impappinato che ha sbagliato molte risposte. Non perché ignorante della materia, ma dell’inglese! So benissimo che ora, tutti coloro che leggeranno queste riflessioni, specie i “Maggiorenti” della cultura, soprattutto medica, si rivolteranno contro, stracciandosi i capelli e le vesti, gridando allo scandalo e diranno: ma come l’inglese oggi è la lingua internazionale… come non si può conoscere!

Sì –rispondo – un conto è la CONOSCENZA e un altro conto è la SOSTITUZIONE di questa lingua in toto con la nostra: l’italiano! Si usi pure l’inglese nel linguaggio “scientifico”, ma sia la parola estera accompagnata da quella della madre lingua! Per contro invece ci ritroviamo a sentire, anche attraverso i mezzi di comunicazione, degli sfondoni d’italiano, come ad es. lo scrivere “HO” del verbo Avere, con la “O” senza “H”!

Ed infine com’è possibile accettare che anche il nome di certe leggi dello stato italiano – leggi di stato – siano scritte e lette in inglese? Cito “Il Jobs Act” o il “Ricovery Plan”! Ma è proprio in questa era Covid-19 che sta impazzando l’inglese, con l’uso – anzi con l’abuso – di parole inglesi quali “hub” o “Green Pass” e molte altre ancora!

Coraggio, riappropriamoci del nostro bell’italiano, dimostrando anche di conoscere l’inglese, come vuole una certa formazione culturale, ma non abdicando in favore di quest’ultimo che non ha natali nobili come l’italiano! Che la nostra cultura medica resti permeata di parole latine perché da quel mondo essa nasce! Ma soprattutto riappropriamoci dell’italiano anche nella comunicazione scientifica, almeno in casa nostra!

Di GIAN PIERO SBARAGLIA
MEDICO CHIRURGO

Spec. In Otorinolaringoiatria
già Primario Otorinolaringoiatra,
C.T.U. del Tribunale Civ. e Pen. di Roma
Direttore Sanitario e Scientifico Centro di Formazione
BLSD-PBLSD – Accreditato ARES 118-Lazio e
IRC- Misericordia di Roma Centro – ROMA.