Medico-Paziente

Pandemia e patologia psichiatrica adolescenziale
di GINO ALDI

8 Aprile 2022

Si parla molto dell’incidenza che la pandemia può aver avuto nel determinare un incremento di patologia psichiatrica. Il problema è certamente verificabile nella fascia giovanile e adolescenziale che ha registrato una impennata di problematiche di natura psicologica. Fenomeni come il ritiro sociale, la scelta di recludersi tra le mura di casa, la violenza filio-parentale, l’aggressione da parte dei figli nei confronti dei propri genitori, il cutting, il procurarsi lesioni fisiche mediante tagli o altri mezzi, sono solo alcune delle preoccupazioni che affliggono le famiglie di adolescenti. Ad esse vanno aggiunti i disturbi psichiatrici più conosciuti: ansia, depressione, psicosi. Per non parlare del suicidio e dei comportamenti a rischio autodistruttivi ad esso correlati.

La patologia psichica adolescenziale sta assumendo una connotazione di tipo epidemico. Chi frequenta le aule scolastiche registra fenomeni di disagio sempre più consistenti, fenomeni che si rendono palesi in maniera multiforme e che mettono a dura prova i docenti, sempre più impegnati in operazioni di cura e pronto intervento piuttosto che di istruzione e formazione.

La radice di queste problematiche non è imputabile alla pandemia, che ha svolto solo un ruolo di catalizzatore e acceleratore, ma ad una profonda crisi dei processi educativi che sta attraversando silenziosa la comunità educante da più di un ventennio. La comparsa della generazione Igen, la prima generazione che cresce e vive circondata dalla mediasfera, cioè da una società piegata e organizzata intorno alle esigenze e alle modalità comunicative dei social e delle tecnologie mediatiche, ha sconvolto il modo in cui si forma la mente umana e la personalità, creando alterazioni che sono tutte da studiare e comprendere.

Una società di persone iperconnesse sta togliendo spazio allo sviluppo di relazioni interpersonali solide e nutrienti. Una visione della vita sempre più centrata sulla produttività e sempre meno interessata al valore della vita emotiva, della interiorità, restituisce modelli di vita onnipotenti cui i ragazzi non riescono a conformarsi. Essere belli, essere bravi, essere i migliori, conquistare “like” su Facebook, sono i modelli identitari delle nuove generazioni, cui fanno da contraltare una povertà di accesso alla propria dimensione interiore, la difficoltà di costruire un’identità personale, la incapacità di misurarsi con la frustrazione e con le difficoltà.

Tutto ciò produce un cortocircuito nella fase di passaggio adolescenziale, cioè nel momento in cui avviene “la seconda nascita”, la proiezione verso l’età adulta. La forbice che vede da un lato la presenza di aspettative grandiose e onnipotenti e dall’altro una estrema fragilità emotiva diventa lacerante e produce la gamma di fenomeni di disagio con cui dovremo confrontarci.

Un’onda lunga di disagio che troverà profondamente impreparati gli educatori e gli esperti di salute mentale. I budget di spesa dedicati alla salute mentale, già esigui per loro natura, non contemplano un potenziamento delle risorse atte a fronteggiare il malessere che sta affiorando in superficie nel mondo giovanile. I giovani in difficoltà e le loro famiglie rischiano di ritrovarsi soli a fronteggiare il carico delle loro angosce con conseguenze di non poco conto in termini di costo sociale.

Il ruolo del medico e del pediatra di base diventa determinante per organizzare una rete di prevenzione efficace. L’intervento precoce è fondamentale per intercettare il disagio e per avviare trattamenti che abbiano ampia speranza di successo. Una adeguata campagna informativa che crei le condizioni di una rete di sorveglianza efficace sui problemi dell’adolescenza è indispensabile per affrontare le problematiche di cui stiamo parlando. La “prevenzione” è una pratica tanto invocata e osannata quanto vituperata e trascurata nella pratica. Mai come in questo caso sarebbe il caso di invertire la tendenza. La possibilità di non consegnare al futuro una larga fetta delle nuove generazioni è drammaticamente possibile e concreta. Spetta agli operatori di salute prendere in carico questi giovani smarriti e traghettarli verso la speranza e la gioia di vivere.

Dott. Gino Aldi
Medico-Chirurgo
Psicoterapeuta
gino.aldi@gmail.com