Cultura è Salute

“SocialMente”: la palestra cognitiva per contrastare il declino cerebrale
di STEFANO MORO

Allenare la mente per rallentare il declino cognitivo è l’obiettivo dell’Associazione “SocialMente” grazie al lavoro di un team multidisciplinare. La plasticità neurale ed il suo potenziamento nelle persone anziane può infatti ridurre il declino cognitivo legato all’età, sia perché potenzia i processi di apprendimento e memoria, sia perché favorisce la “plasticità compensativa” che consente di mantenere un buon livello di prestazioni cognitive anche in età avanzata. Ne parliamo con il Presidente Roberto Stefano Moro, che con “SocialMente” ha anche aderito al network di Club Medici “Cultura è Salute”.

Intanto cos’è una “palestra cognitiva” e di cosa si occupa la vostra associazione?

La palestra cognitiva è un posto dove si stimolano le persone ad allenare le connessioni neuronali del cervello dunque è un luogo dove si cerca di spronare in maniera piacevole le persone affinché la loro memoria, il loro orientamento e la loro ricchezza semantica rimangano invariate nel tempo. L’Associazione “SocialMente” di Chieri (TO) nasce nel 2009 dunque ben prima della proliferazione di numerose palestre cognitive; abbiamo aperto su iniziativa di un’assistente sociale, Clara Corrado, che aveva già colto l’importanza d’intervenire non nelle difficoltà conclamate dell’anziano, ma già da quando si rilevano i primissimi segnali di declino. Dunque ci definiamo una “palestra cognitiva” non per metterci in competizione con chi tratta le demenze, ma interveniamo molto prima ovvero quando i geriatri ambulatoriali, i medici di famiglia ci segnalano la comparsa di alcuni sintomi e riteniamo che il fattore temporale possa fare la differenza.

Il vostro rapporto con il territorio è dunque molto stretto?

È importantissimo sotto moltissimi aspetti perché c’è un dialogo continuo con la ASL di riferimento, ovvero quella di Chier, dove i geriatri somministrano i test MMSE con range di punteggio da 0 a 30 e, se notano un rallentamento significativo, allora ci segnalano i loro pazienti, che iniziano un percorso nella nostra Associazione. Da un punto di vista medico-scientifico sono sempre i geriatri ambulatoriali a somministrare periodicamente i test ai loro pazienti per valutare man mano l’evoluzione della situazione. Noi come Associazione abbiamo incontri periodici con i geriatri come momento di confronto e di riscontro rispetto ai percorsi che intraprendiamo con i partecipanti ai nostri corsi e ritengo sia determinante che ci sia questa collaborazione costante.

Una persona a rischio di declino cognitivo come si riconosce?

Lavoriamo in equipe con una psicologa che ha specializzazione cognitiva, una dottoressa magistrale in educazione motoria ed attività adattate ed un educatore professionale ad orientamento socio-culturale dunque non siamo personale strettamente sanitario; i risultati dei test MMSE con relative valutazioni vengono fatte esclusivamente dai medici e negli ambulatori. Sono loro che li somministrano; la nostra psicologa cognitiva svolge poi un ruolo di tramite tra la struttura medica e la nostra Associazione che interviene in un secondo momento, mettendo in campo una serie di attività.

Che tipo di attività? Come supportate e stimolate queste persone?

Utilizzo la metafora dell’orchestra perché mi piace pensare alla nostra palestra come ad una sommatoria d’individualità, dove ognuno ha il suo strumento ben preciso ed il suo compito, ma poi tutto questo viene coordinato ed assemblato in un insieme più vasto. Si creano dunque interazioni molto interessanti ed un valore aggiunto per i partecipanti: in concreto tutti insieme proponiamo degli stimoli ed ognuno dà il proprio contributo alla valutazione, alla comprensione e alla valorizzazione dello stimolo stesso. È una sorta di puzzle dove ognuno porta la sua tessera fino a ricomporre l’immagine completa. In questo percorso ci serviamo delle arti visive, purché non siano concettuali, che siano di facile comprensione per gli anziani e per questo ci orientiamo su delle opere e dei quadri che abbiano un significato immediato. Cito ad esempio “Le due madri” di Giovanni Segantini; in un ambiente piccolo come Chieri può evocare tanti ricordi come la stalla, le mucche, i nonni, la campagna. Oppure le “Teste composte” di Giuseppe Arcimboldo, dove si assemblano fiori, foglie ed ortaggi e di fronte alle quali lo stimolo sarà riconoscere i diversi elementi. Pensiamo anche ad Edward Hopper con la serie “I nottambuli”: in questo caso l’arte costituisce un’allegoria potente perché questi quadri rimandano a vissuti di solitudine. Alcuni dei partecipanti, guardando “I Nottambuli” possono avere voglia di raccontare spontaneamente il loro disagio interiore o la loro solitudine. La confidenza è sempre accolta con estremo rispetto ed attenzione da parte degli altri: i partecipanti sono solidali e contenti dell’atmosfera di fiducia che si crea; hanno un’età che va dai 65 ai 90 anni ed in quella generazione c’è spesso riserbo o imbarazzo nell’aprirsi con gli altri o nel condividere le proprie difficoltà. Per una persona anziana non è così automatico esprimersi ed aprirsi dunque l’arte è di grande supporto e rappresenta un grande stimolo.

Che tipo di miglioramenti riscontrate nei partecipanti che frequentano la vostra palestra cognitiva?

Sotto il profilo medico-scientifico rinviamo alla somministrazione dei test ed i geriatri spesso ci dicono che notano delle parziali remissioni di declino cognitivo oppure, anche quando il trend resta negativo, si rallenta il processo. I nostri partecipanti sono molto contenti di far parte di questa realtà, che per loro è un momento di socializzazione, il che è molto importante soprattutto per le persone sole o per tutte quelle persone le cui interazioni sono limitate. La possibilità di vedere altre persone con altre storie ed altri vissuti rappresenta per loro un momento di scambio fondamentale, un arricchimento interiore. C’è una complementarità tra di loro, un sostegno reciproco e noi favoriamo questo genere di socializzazione. Alcune persone che arrivano molto bloccate o chiuse, poi nel tempo si aprono a confidenze, all’ascolto, agli altri. Anche per questo motivo non è ammessa la presenza dei familiari o coniugi: “SocialMente” è uno spazio di libertà in cui le persone rileggono la loro vita, esprimendo anche giudizi o facendo valutazioni sulle loro scelte, dunque devono sentirsi liberi di esprimersi senza essere giudicati. Inoltre la nostra è una palestra di “pari” quindi di partecipanti singoli; se ci fossero delle coppie, l’equilibrio verrebbe alterato. 

In questo meccanismo qual è il contributo delle arti e perché il loro supporto è così importante?

Entrare a far parte del vostro network “Cultura è Salute” è stato per noi un soffio d’aria fresca perché perseguiamo questa visione da moltissimi anni: la centralità delle arti per lo sviluppo del benessere. Il circuito cuore-mente è la conditio sine qua non una proposta cognitiva possa diventare efficace: quella musica, quel suono, quell’immagine hanno il potere di colpire nel profondo una persona e stimolarla interiormente. I nostri partecipanti possono essere laureati oppure aver abbandonato il ciclo scolastico dopo la scuola elementare: non è facile che tutte le persone escano ugualmente soddisfatte, l’una senza sentire di aver perso tempo, l’altra senza sentirsi sopraffatta dalla cultura altrui. Dunque l’arte ci aiuta perché ha una potenza evocativa straordinaria: sotto il profilo della ricchezza semantica, può rappresentare l’espressione, l’emozione, lo stato d’animo. L’arte è un’allegoria potente per custodire nuclei di memoria e quindi dà modo ad ognuno di attingere al proprio personale patrimonio, condividendo allo stesso tempo con gli altri le proprie emozioni.