Cultura è Salute

“Salus per Artem”
Arte-terapia al Parco archeologico del Colosseo

pubblicato il 12 Aprile 2023

Frequentare i luoghi d’arte fa bene. A tutti, indistintamente. Ma alcuni visitatori “speciali” possono trarre benefici particolari dall’osservazione delle opere d’arte e dal partecipare ad attività realizzate all’interno di contesti storici e archeologici, luoghi capaci di suscitare nuovi stimoli cognitivi. Con questo obiettivo è nato “Salus per Artem”, il programma grazie al quale dal 2019 il Parco Archeologico del Colosseo (PArCo) di Roma rende i luoghi d’arte e storici degli hub culturali di aggregazione e di inclusione sociale e di terapia, contribuendo a migliorare la vita dei malati. Ci racconta di più in questa intervista Andrea Schiappelli, Funzionario Archeologo del Parco archeologico del Colosseo di Roma.

Quello tra “arte” e “benessere” è un connubio sempre più stretto, sul quale anche l’OMS si è espressa positivamente. Dal 2017 il Parco del Colosseo ha voluto dare sostanza a questa idea attraverso una serie di iniziative. Come sono nate e con quali finalità?

Sì, devo dire che è rinfrancante leggere sempre più spesso, e su diverse fonti, della diffusione dell’efficacia dell’arte-terapia, in senso lato. Il rapporto della OMS ha sicuramente giovato al movimento, con il suo rapporto fondato su circa 900 paper dopo vent’anni di ricerca. L’evoluzione della terminologia in questo senso è allo stesso tempo indizio di un consolidamento del fenomeno, che ormai rientra nel concetto del “welfare culturale”, dove si afferma il rapporto bilaterale tra il patrimonio culturale e la salute della persona, cui segue il paradigma che sostenere l’arte, la storia, l’archeologia è sostenere il benessere, e gli investimenti per il benessere devono riguardare di conseguenza anche la cura del patrimonio. Fino a pochi anni fa era raro leggere nei documenti di progetto espressioni come “esposizione del paziente al patrimonio artistico”, o “la salutogenicità dell’arte e dell’archeologia”. Ora sono degli hashtags immancabili. A tutti gli effetti, l’arteterapia museale rappresenta un ramo dell’archeologia pubblica, che tuttavia, per l’orientamento che abbiamo adottato al PArCo, preferisco chiamare “archeologia sociale”.

La nostra prima azione risale all’inizio del 2018, ossia poco dopo l’arrivo del nuovo (e attuale) Direttore, Alfonsina Russo, e di nuovi funzionari, tra cui lo scrivente. A un anno circa dalla sua nascita, il PArCO era così in grado di mettere a frutto l’acquisita autonomia gestionale (da gennaio 2017, vd. la cd. riforma Franceschini) che ha facilitato sicuramente l’intrapresa di molte iniziative. Convinti del ruolo che i luoghi della cultura possono e dovrebbero avere sul territorio e per il pubblico in generale, al di là della tutela dei beni e della trasmissione dei loro contenuti storici, artistici e archeologici, abbiamo voluto subito aprire maggiormente il PArCo ai “pubblici con esigenze particolari” con iniziative dedicate. E, volendo procedere con tutte le precauzioni del caso, ho pensato che all’inizio fosse il caso di partire con una realtà di cui già conoscevo bene l’attività e con i cui responsabili avevo confidenza, per evitare remore e impacci diplomatici nell’organizzazione, che poteva anche prevedere brusche interruzioni e cambi di marcia e orientamento. Così il primo protocollo d’intesa è stato sottoscritto nel 2018 con l’associazione ParkinZone onlus, diretta dal neurologo Nicola Modugno, dando vita al progetto “Park-in-PArCo” dedicato principalmente alle persone con malattia di Parkinson o altre patologie di carattere neurodegenerativo. Progetto ancora in corso dopo 5 anni, proseguito anche nel corso dei lockdown, un lustro durante il quale abbiamo organizzato laboratori di teatro, movimento e voce, Dance Well, yoga, soft-pilates e drum circles; sempre preceduti da visite ai monumenti in cui si svolgono, attentamente studiate e condotte dalla collega Elena Ferrari, e i cui temi divengono protagonisti delle coreografie e delle lezioni.

In particolare il programma “Salus per Artem” promuove la cultura come elemento migliorativo per la qualità della vita. Com’è strutturato e a chi si rivolge?

Alla fine del primo anno di attività di Park-in-PArCo abbiamo organizzato un convegno, intitolato “Salus per Artem”, la salute attraverso l’arte. Dopodiché, viste la riuscita dell’esperienza, il rinnovato entusiasmo di tutti (intendo pazienti e dottori insieme) per questa missione e le nuove opportunità che si stavano prospettando su altri fronti, di “Salus per Artem” (SpA) abbiamo fatto il progetto-quadro, la cornice entro la quale si sono poi incastonate tutte le altre attività salutogeniche, sempre curate e condotte dal Servizio Educazione Didattica e Formazione di cui sono il responsabile. Nel tempo, e direi molto velocemente, si sono affiancati a Park-in-PArCo numerosi altri progetti (ci tengo a dirlo, mai calati dall’alto e sempre costruiti insieme alle associazioni attive sul territorio, cifra di metodo per noi irrinunciabile) per le disabilità cognitive e motorie, cognitive, uditive, visive, estesi anche al disagio sociale (recupero tossicodipendenze o ritardo culturale delle famiglie, ad esempio), compreso il caso delle persone migranti e rifugiate, a cui abbiamo dedicato di recente un convegno insieme alla Sapienza di Roma, tappa del progetto Paesaggi di Confine.  https://paesaggidiconfine.wordpress.com/about/

Sul sito web del Parco c’è una pagina dedicata al programma SpA con i riferimenti completi alle associazioni coinvolte:  https://parcocolosseo.it/il-parco-fuori-dal-parco/salus-per-artem/

Il macro-obiettivo è manifesto, ma non scontato: portare il PArCo a essere davvero un parco per tutti, percepito come luogo di storia inclusivo e accogliente dalla cittadinanza, soprattutto quella romana che ci vede ancora, in molti casi, come un posto sì bello ma con tanta gente in coda all’ingresso.

I vostri sono progetti inclusivi che si rivolgono non solo alle persone con disabilità, ma anche alle loro famiglie a ai loro caregivers. Che tipo di feedback avete ricevuto? L’arte supporta anche chi vive insieme al malato?

Ecco, questo è stato un piacevole effetto collaterale, almeno rispetto alle mie personali aspettative, dei progetti che stiamo conducendo. Soprattutto all’inizio, con il procedere di Park-in-PArCo, ci siamo accorti che a trarre piacere, soddisfazione e un generale sereno benessere dai laboratori condotti nello scenario unico del Parco erano non solo le persone con problemi di salute ma anche i loro accompagnatori, perlopiù familiari e spesso anche amici. E voglio aggiungere che, con il ripetersi degli incontri, un effetto benefico –per tutti- era ingenerato dalla progressiva confidenza e familiarità che veniva a instaurarsi tra noi del Servizio EDF, i partecipanti e il personale di accoglienza del PArCo. Di qui la promozione sul podio di nuove parole chiave del programma SpA: #consuetudine, #familiarità, #accoglienza. Non a caso, abbiamo dedicato l’intera Giornata Nazionale del Parkinson 2022, evento che organizziamo ogni anno dal 2020, alla figura del caregivers, intitolandola “Prendersi cura del Parkinson, tutti insieme: il nuovo paradigma della medicina collaborativa”.

Per chi fosse interessato, le riprese dei tre convegni sono visibili sul nostro canale youtube ai link:
GNP 2022: https://www.youtube.com/watch?v=_tXCZbtbbVw ;
GNP 2021: https://www.youtube.com/watch?v=yrI3bUjhaEU ;
GNP 2020: https://www.youtube.com/watch?v=gawtf2xsm9E

E per il futuro quali sono le prospettive?

L’intenzione è di tenere in piedi i progetti in corso, aumentando la rotazione delle associazioni di categoria coinvolte, ai quali destinare (ove indispensabile) una quota di fondi nella annuale programmazione economica del Parco con l’intenzione però, provvedendo a una contestuale efficace comunicazione, di trovare sponsor esterni per garantire loro una prosecuzione di lungo periodo. È questo proprio il caso di una iniziativa che sta per iniziare a breve (giugno), organizzata insieme alle associazioni “Fondazione Tetrabondi”, SOD Runnig Team Italia e Radici APS/Dis-way Tour, rivolta alle persone con disabilità motoria e cognitiva, che una o due volte al mese fino alla fine dell’anno potranno visitare il parco in sella a degli speciali risciò, una sorta di bi/tricicli appositamente costruiti, chiamati joelettes. Gratuitamente per chi ne farà richiesta, ci tengo a sottolinearlo, come sono gratuite per il pubblico tutte le altre attività di “Salus per Artem”.
Un altro progetto di SpA prossimo allo start riguarda invece il benessere psicologico dei giovani, con momenti di visita guidata seguiti da meditazione zen, organizzato insieme a CittadinanzaAttiva e al Dipartimento di Neuroscienze della facoltà di Psicologia della Sapienza di Roma. Ma di questa iniziativa, anch’essa inedita e prossima al lancio, non posso spoilerare altro!

Alla luce della sua esperienza, come valuta il progetto di Club Medici “Cultura è Salute”, ovvero il primo network nazionale di cultura ed arte per il benessere?

Ho letto con attenzione del vostro progetto, e naturalmente ne sposo in pieno le premesse e le finalità, nonché il metodo; mettere in piedi una rete solida tra i soggetti del settore per raggiungere obiettivi concreti come, ad esempio, la prescrizione medica di visite museali, gratuite al pari di alcuni farmaci, mi sembra la strada migliore e anche i tempi mi sembrano ormai maturi, grazie anche alla misurabilità dei benefici certificata dalla OMS. Una rete ampia e rappresentativa capace di sedersi al tavolo direttamente con il Mic e il Ministero della Salute, piuttosto che rivolgersi singolarmente ai singoli istituti ed enti. Importante sarebbe anche avere un soggetto di riferimento, quale può essere il network a cui state dando vita, per l’organizzazione di eventi periodici e magari convegni che consentano una visione panoramica del fenomeno, un mosaico oggi ancora frammentario e faticoso da mettere insieme. Ecco, insomma, per dirla con i Mandaloriani, “Sì, questa è la via…”.