Pareri a confronto

Trasgressioni alimentari e di comportamento in ferie
di GIAN PIERO SBARAGLIA

Come può un professionista medico navigato, che ha trascorso la sua esperienza medica per anni, tra pronto soccorso e corsie ospedaliere – e continua ancora ad essere attivo – a non rilevare, con occhi propri dell’osservatore, atteggiamenti, comportamenti, modi di vita, di soggetti che con evidenti ed obiettive infermità fisiche, si abbandonano a cattive tentazioni per le patologie oggettivamente manifeste, in un periodo definito di relax, e nel quale dovrebbero invece dedicarsi alla ricerca di un equilibrio psico-fisico tale da aiutare il proprio benessere fisico-psichico, già così pesantemente colpito?

Alludiamo a soggetti che, fortemente obesi, si vedono seduti in ristoranti, con davanti portate di cibo le più varie e vistosamente abbondanti, il tutto accompagnato sì da liquidi quali l’acqua, più spesso, o sempre, pure da altri come birra e soprattutto vino. Sì, è vero che “semel in anno licet insanire”, ma la massima si riferisce ad un momento, ad una circostanza temporanea, che non dovrebbe comportare l’oblio di ciò che si deve continuare a fare a difesa della propria salute, nonostante il periodo di ferie magari di un mese.

Sembrerebbe che questi soggetti, di sicuro sottoposti a terapie, per le obiettive condizioni fisiche, siano convinti o si fanno convinti che durante le ferie, anche le terapie vadano in ferie, abbandonandosi così a pericolose libertà alimentari e comportamentali, non certo positive per la loro salute, già minata. E che dire poi dell’esposizione al sole di queste persone, soprattutto anziane, alle quali sempre si consiglia di starsene a casa nelle ore più infuocate, quando al contrario le vedi anche in spiaggia, sulle sdraio, stravaccate ad abbronzarsi, o distese sul bordo di una piscina?

Il periodo di ferie, anche se i soggetti individuati ti facevano capire trattarsi di personaggi sicuramente in pensione e quindi “a riposo”, il periodo di ferie, dicevamo, dovrebbe servire a costoro per resettare la propria mente, ma non dimenticando la importanza di continuare i trattamenti terapeutici per le loro patologie, compresi soprattutto “gli stili di vita”, con forte riferimento a smodati comportamenti alimentari. Ed invece sembra proprio il contrario: lo abbiamo accennato prima, individui sia di sesso maschile che femminile, di corporatura non certo atletica, te li vedi sedere ai tavolini di un bar, la mattina per fare colazione con portate le più varie, cornetti ripieni, ciambelle ed altre leccornie. All’ora di pranzo gli stessi seduti in tavoli di ristoranti o tavola calda, con davanti portate di ogni genere, il tutto accompagnato da liquidi per lo più a base di vino o birra. Lo stesso copione si ripete la sera per la cena, ma prima si possono verificare anche altre soste in gelateria a metà pomeriggio.

Ora, qualcuno potrà dire: come è stato possibile seguire questi individui e verificarne i loro comportamenti? O meglio, come è stato possibile raccogliere quanto detto, specie in un contesto di momenti di vita, liberi e non monitorati in studi medici?

La risposta è semplice. Il luogo di mare, dove eravamo, è un piccolo comune dove è facile incontrarsi più volte nell’arco di una giornata, soprattutto quando si esce per fare la spesa, una passeggiata, dove difficile è nascondersi, per cui quando una volta si vede una faccia e per giunta una faccia particolare, perché montata su un corpo anch’esso particolare, magari obeso, magari con segni di Parkinson, oppure claudicante per le vistose fasciature alle gambe che ti fanno sospettare la presenza di ulcere da decubito, o perché diabetico, o da patologia circolatoria loco-regionale, questa faccia è difficile scordarla, soprattutto quando per una sorta di curiosità “medica”, tu la attenzioni.

E poi c’è il fatto che noi, in questo paese di mare, sono anni che lo frequentiamo, ma sempre in maniera anonima, senza, cioè, dire o presentarsi per medico, per cui gli approcci con abitanti o vacanzieri di quei giorni, quando magari ci si vede nei bar, a pranzo o altrove, ti spinge curiosamente a far domande ad occasionali interlocutori, compagni occasionali di un caffè, anche a mo’ di battuta, su quelle persone che, accanto o distanti da noi, si vedono in obiettiva diversità fisica, come dicevamo prima, e cioè, fortemente obesi, claudicanti chi con stampelle, chi su carrozzina, comunque con una visibile tara patologica obiettiva. Non sempre, ma spesso, questi occasionali compagni di caffè, erano invece conoscenti di questi personaggi, quindi era facile avere notizie più precise sul loro stato di salute, che sempre coincideva, o era dimostrata, con l‘obiettività corporale.

E ciò che abbiamo raccolto, non si discosta di molto da quello che avevamo pensato e detto circa il realizzarsi di abnormi, diremmo, patologici comportamenti, soprattutto alimentari di queste persone, alla faccia del loro stato di salute, che non ammette, né giustifica in nessun modo, l’“essere in ferie”, anche dal rispetto dei consigli alimentari.

Sarebbe bello, in questa occasione sentire e sapere se altri colleghi hanno potuto costatare, seppur occasionalmente, circostanze di questo genere, onde annoverarle tra le patologie comportamentali favorite dalla “stagione delle ferie” e quindi includerle nel vasto capitolo della Prevenzione, cui ricorrere per fare sana e robusta opera di formazione ed informazione, limitando così i danni alla salute, e quindi a tutto il Sistema Sanitario.

Dott. Gian Piero Sbaraglia
MEDICO CHIRURGO
Spec. In Otorinolaringoiatria
già Primario Otorinolaringoiatra,
C.T.U. del Tribunale Civ. e Pen. di Roma
Direttore Sanitario e Scientifico Centro di Formazione
BLSD-PBLSD – Accreditato ARES 118-Lazio e IRC-
Misericordia di Roma Centro – ROMA.

Ultimo Aggiornamento il 16 Ottobre 2023 da Redazione