Pareri a confronto

La semeiotica delle devianze: un sicuro aiuto per l’inquadramento, la prevenzione e la terapia delle patologie comportamentali di Gian Piero Sbaraglia

Pur non essendo il primo né il solo, ma uno della lunga serie di casi di violenza contro i propri partners – episodi oggi divenuti assai frequenti – il femminicidio dell’11 novembre scorso è assurto alle cronache come se fosse ‹‹il caso dei casi››, tanto che, ancora oggi a due mesi dall’accaduto, riempie pagine e pagine di molti giornali, divenendo anche tema in molti programmi TV. 

E che dire poi della grande ‘pubblicità’ e ‘visibilità’ che si sono fatti i membri delle famiglie coinvolte, alcuni dei quali – ci risparmiamo i nomi – sono addirittura saliti sullo scranno dei ‘predicatori’, dei ‘castigatori’, dei ‘moralisti’ – e chi più ne ha più ne metta – partecipando a programmi televisivi di ampia tiratura, oltre che su gran parte del web? 

Certo ben vengano le denunce, le belle riflessioni, i buoni consigli, le condanne di certi comportamenti e deviazioni: ma queste stesse cose questi stessi soggetti le hanno ‘predicate’, ‘esercitate’ negli ambienti familiari o è solo un pour parler per apparire ‘asettici’, puri, tutti di un pezzo e parlando degli accadimenti come ‹‹accidenti improvvisi ed imprevedibili›› da addebitarsi all’estemporaneità di una espressione patologica acuta, simile all’infarto in un cuore prima sano? 

Ed infatti, quello che più ci spaventa è proprio il verificare, l’ascoltare le evidenti dissonanze esistenti nella nostra società, soprattutto in ambito familiare, dissonanze che non di rado fanno apparire ‘eroi’, ‘santi’ i protagonisti attivi e passivi di simili crimini.

Non solo, in aggiunta a ciò – spesso solo accidentalmente e sempre dopo la flagranza del crimine, come se il crimine fosse stato un fulmine a ciel sereno – emergono fatti e dati che descrivono un ambiente – ambiente dove è maturato il crimine – dove certamente non regnava la regolarità, la tranquillità, dove esistevano malumori, contrasti e dove il rispetto delle norme del viver civile sembravano appartenere ad un altro mondo.

Ciò non vuol dire che gli ambienti familiari e non debbano essere visti come ‹‹monasteri di clausura››; in tutti c’è ‘discussione’, scambio di idee, vivacità di comportamento, ma questo non significa dare per scontato che la presenza di ‘vivacità’ in un ambiente debba necessariamente sfociare o favorire azioni delittuose! In ogni luogo deve regnare il buon senso, che regola l’equilibrio delle azioni e riporta a trionfare la ragione sull’istinto quando questa vacilla.   

Un esempio per tutti che si può rilevare quasi costantemente in questi frangenti – ma attenzione, con ciò non si vuole giustificare il crimine e renderlo meno importante – quante ragazze o ragazzi, ma anche adulti, vivendo in un ambiente non armonioso e con contrasti mai sanati decidono di lasciare la propria casa, lontano quindi dagli sguardi protettivi dei loro genitori? Educatori che, proprio per le vicende familiari particolari (separazioni, divorzi, uso di stupefacenti, di alcool o che erano ospiti in comunità di recupero e tanto altro) e nel loro luogo di convivenza, facevano nascere in loro sentimenti di irrequietezza, tanto da decidere di fuggire dal loro ambiente, divenuto per loro fonte di stress ed instabilità.

Eppure quante volte abbiamo sentito da parenti o persone vicine ai protagonisti di queste vicende affermare che ‹‹era una persona solare››, ‹‹sempre con il sorriso sulle labbra››, ‹‹salutava tutti››, ma poi è venuto fuori che era un/a tossicodipendente, già noto/a alle Forze dell’Ordine, e senza tener conto che già il loro dato estetico ci avrebbe potuto rendere contezza di gusti e scelte che vanno verso la direzione di quella che, qualche mese fa, sempre da queste pagine, abbiamo chiamato ‹‹la Patologia dell’Apparire›› (G. P. Sbaraglia, La Patologia dell’Apparire: un nuovo fenomeno per la neuro medicina, da La Voce dei Medici, 9 settembre 2023).

Aggiungiamo a tutto ciò, proprio per rendere più forte la nostra riflessione, le ‘bravate’ di gruppuscoli di minori che in nome della ‹‹festa di Fine Anno›› si sono volontariamente lasciati andare nel danneggiare ogni cosa allo scoccare della mezzanotte, arrecando danni e dispiaceri ad inermi e ignari cittadini!

Si chiamino ora i genitori a rifondere in tutto e per tutto, subito! E senza affidarsi alle lungaggini della giustizia, stante la flagranza dei reati e dei responsabili, i danneggiamenti perpetrati ad opera dei loro figli o parenti!  

Questi accadimenti debbono di necessità portare noi medici alla riscoperta dell’importanza della ‹‹semeiotica delle devianze›› per la valutazione dei soggetti possibilmente rientranti in questa ‘patologia’, la ‹‹Patologia dell’Apparire e delle Devianze››, per riconoscerli, inquadrarli e soprattutto seguirli.

La valutazione che ne verrà fuori scriverà linee scientifiche universali, quindi comuni a tutti e impedirebbe il formulare di ipotesi personali, troppo spesso portate avanti come eventi scientifici, mentre, al contrario, sono il risultato di personali ragionamenti e deduzioni o, ancora di più, fenomeni studiati con propri parametri di riflessione, per nulla discussi o confrontati.

Invece sarebbe bene oggi, sulla base di segnali oggettivi e guidati universalmente da ciò che mette in campo in questi settori la semeiotica, stilare una check-list di sintomi, sempre obiettivi, che possano in un certo senso ‘definire’ e ‘descrivere’ quei soggetti ed inquadrarli come si fa per il ‘tubercoloso’, il ‘cardiopatico’ o per chi è affetto da ‘SLA’ e non lasciare spazio a personali definizioni, magari frutto di proprie ‘sensibilità’ che non trovano poi riscontro nella ‘obiettività’: è l’obiettività, la specifica sintomatologia a definire la malattia, non le supposizioni o le valutazioni personali!

In poche parole, tutti i particolari di un comportamento, collegabili ad espressioni anomale, fuori dai canoni naturali e con una buona dose di oggettive devianze – dati questi leggibili e riscontrabili in azioni, comportamenti, andamenti fuori del ritmo naturale della vita propria degli umani – dovrebbero essere elencati e fissati in una sorta di tabella che potrà poi essere consultata, raffrontata, discussa e riconosciuta alla fine come linee guida per l’inquadramento di quella patologia.

E come non ascrivere a questa categoria – come già fatto sopra – tutte le esternazioni di quegli individui che oggi, in occasione dei passati giorni di festa, del Natale, hanno scelto di mettersi in evidenza con ‘curiose’ azioni quali, ad esempio, il fare un presepe in cui compaiono nella stalla non i classici personaggi, ma due mamme vicino al Bambinello (a voler omaggiare le famiglie arcobaleno) o quello di sostituire il nome di Gesù con ‹‹Cucu›› in una recita di Natale, fatta dagli alunni della scuola De Amicis di Agna (Padova) nella quale, per altro, non ci sono riferimenti al Natale cattolico, decisione giustificata dalla Preside e dai Prof., perché volevano così ‹‹non mortificare›› i ragazzi di religione non cattolica, chiamando in causa la stancante e fuorviante filosofia dell’‘inclusione’, parola questa detta e ridetta con enfasi teatrale tanto per fare scena, ma che nulla di serio ha nel suo significato in questo contesto, mentre invece riveste serio significato, riferendola all’autentica accezione di accettazione dello straniero, del rifugiato nella nostra civiltà, ma a patto che questi ne assorba le tradizioni, in una parola la Cultura: questa sarebbe ed è integrazione, più che inclusione!

Si aggiungano a tutto questo anche le ultime manifestazioni, riportate da alcuni massmedia, di giovani soggetti, tutti da studiare attentamente, relative a danneggiamenti sacrileghi di presepi in alcune chiese! Eclatante l’episodio della statuina del Bambinello lanciata per terra e fatta a pezzi a Muggiò e riportato da MonzaToday il 31 dicembre passato o il caso di un petardo lanciato in una Chiesa durante una celebrazione liturgica o la distruzione di un presepe in una Chiesa nel Salento.

E allora, quando avvengono queste esternazioni come non pensare che chi le fa, e ne diventa attore, lo fa per mettersi in mostra, per farsi notare, per prendersi il primo posto nel salotto della società o di rubare la scena alla mondanità e quindi farsi notare.

E non rientra anche tutto questo nel ‘grande’ capitolo della ‹‹Patologia dell’Apparire››, di cui parlammo già in questa sede in un altro scritto di settembre?

Si rifletta molto su questo argomento, che vuole ricomprendere in sé tutte le devianze comportamentali, temi ricorrenti in questi ultimi tempi presso la nostra società.

Bando alle chiacchiere, alle critiche, alle esternazioni dei propri pensieri: è tempo di prendere serie decisioni su come arginare il fenomeno. Si prenda coscienza che il progresso non è quello che intende sovvertire, abiurare, sostituire o, peggio, ancora cancellare tutto ciò che ha fatto la nostra storia, che è la ‘nostra storia’, in nome di un’innovazione, di un progresso che, invece di integrare passato e presente, onde programmare un vero futuro, cancella ciò che è stato, minando così le basi di una cultura che ha fatto grande l’umanità.  

Si abbia l’umiltà di ricercare un tavolo di confronto tra tutti gli esperti del settore, tra tutti coloro che hanno il gravoso compito di studiare e valutare i moti dell’animo umano, della mente umana, così da stilare una sorta di abbecedario utile nella comprensione di questi fenomeni, di seguirli e correggerli prima che esitino in catastrofiche conclusioni, come già suggerimmo in questa sede di recente (G. P. Sbaraglia, da La Voce dei Medici, 19 dicembre 2023).

Si tenga sempre presente, e non è retorica ripeterlo, che la mente umana è un labirinto difficile da esplorare; nessuno sa come entrare nella mente dell’uomo – e quindi capirlo fino in fondo! – ma i comportamenti dell’uomo, obiettivati per bene, ne possono dare una risposta, pur se non esaustiva, ma comunque vicinissima alla realtà.

In tutto ciò, lo studio della Natura e delle sue regole deve essere preso con coraggio quale motivo conduttore della ricerca per arrivare, poi, alla più concreta soluzione.

E non si sbandieri ad effetto che la libertà di ognuno è sacra; è sacra fino a quando non si calpesta quella degli altri e quella dettata dalle regole civili: sub lege libertas!

Dott. Gian Piero Sbaraglia
Medico Chirurgo specializzato in Otorinolaringoiatria,
già Primario Otorinolaringoiatra,
C.T.U. del Tribunale Civile e Penale di Roma,
Direttore Sanitario e Scientifico Centro di Formazione
BLSD-PBLSD – Accreditato ARES 118-Lazio e IRC, Misericordia di Roma Centro – ROMA