Diritti e Doveri

RISARCIMENTI negati

pubblicato il 16 Settembre 2020

Il Covid non è “infortunio sul lavoro”

L’assurdo paradosso delle compagnie assicurative che non riconoscono alcun indennizzo ai medici di medicina generale, i dentisti, i tecnici sanitari, i farmacisti, che si ammalano in ospedale. Sono trentamila gli operatori sanitari rimasti contagiati finora e molti di loro non percepiranno alcun risarcimento. 

Nessun risarcimento per il Covid a medici di medicina generale, dentisti, tecnici sanitari, farmacisti, se si ammalano sul posto di lavoro. Le compagnie assicurative private non riconoscono infatti il contagio del coronavirus come “infortunio sul lavoro”. Situazione ben diversa per i medici assunti nella sanità pubblica o privata: qui i danni provocati dal virus sono considerati dall’Inail infortuni sul lavoro. I loro colleghi finiscono così per essere trattati da operatori sanitari serie B. E questo nonostante ci siano, dall’inizio dell’emergenza, oltre 170 medici di famiglia e 14 farmacisti deceduti per aver contratto il virus. I familiari di queste vittime non riceveranno nessun indennizzo.

Uno schiaffo inaccettabile per chi ha lavorato in prima linea durante la pandemia, sacrificando la propria vita per gli altri. Queste categorie di lavoratori, il cui rapporto con il servizio sanitario nazionale è gestito tramite convenzione, versano a inizio anno tra i 1000 e i 2000 euro per vedersi riconosciuta una protezione. Ma le assicurazioni per ora si stanno rifiutando di dare gli indennizzi per il covid a meno che il medico non abbia sottoscritto una polizza anche contro “la malattia”. Una circostanza, quest’ultima, che è molto rara visto che le malattie sono coperte dalla sanità pubblica e nella maggior parte dei casi non è ritenuta necessaria un’ulteriore copertura.

Gli operatori sanitari sono stata la categoria professionale più esposta al Covid. Tra medici, infermieri e altre professioni sanitarie, sono quasi 30.000 quelli che sono stati contagiati dal nuovo coronavirus in Italia, pari al 12% dei casi totali dall’inizio della pandemia, secondo un’analisi della Fondazione Gimbe. La stragrande maggioranza si concentra in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Pur avendo pagato in prima persona e in alcuni casi con la vita, però, molti di loro risultano ora esclusi dai risarcimenti assicurativi per i danni subiti.