Pareri a confronto

Salute, la rivoluzione verde a chi giova?
di STEFANO BIASIOLI

pubblicato il 18 Ottobre 2021

Il Dottor Stefano Biasioli, endocrinologo e nefrologo, pone alcuni interrogativi legati alla cosiddetta “rivoluzione verde”, di cui tanto si sente parlare, ma della quale (ancora) poco si conosce.

Non siamo esperti del settore, perché – di professione – facciamo tutt’altro. Ma, vecchietti come siamo e per l’esperienza acquisita, nei decenni, in ambito romano, ci siamo sempre chiesti CHI FORAGGI QUESTO INCUBO MONDIALE: la cosiddetta rivoluzione verde.
In nome di questa fantomatica rivoluzione abbiamo visto ricoprirsi i campi e i tetti di pannelli solari: prodotti in Cina e dintorni, utilizzando il carbone.
Abbiamo visto fastidiose, insistenti e assurde campagne per imporre l’acquisto e la diffusione di auto elettriche, costose e con poca autonomia (per chi, come Noi, macina circa 4500 chilometri al mese). Propaganda a go-go, come se – tra una decina di anni- non ci fosse il gigantesco problema di come smaltire le batterie in questione.
Continuano a circolare vetusti bus e tram a gasolio, con Amministratori comunali incapaci di acquistare mezzi di trasporto a GPL, in attesa di quelli a idrogeno.
Abbiamo visto e vediamo l’Italia circondata da decine di centrali nucleari, vietate in Italia, per motivi sconosciuti. E, così, Noi importiamo elettricità dall’estero, generata con il nucleare, pagandola cara. Perché?

È di pochi giorni fa la notizia che un ecologista come Emmanuel Macron ha deciso di investire sul nucleare francese un miliardo di euro entro il 2030, utilizzando piccoli reattori nucleari (Piano Francia 2030; 30 miliardi di euro di cui 1 per il nuovo nucleare).
E in Italia? In Italia il PNRR con il progetto del MIT “dieci anni per trasformare l’Italia”, si ipotizzano interventi per piattaforme digitali, ricariche elettriche, edilizia pubblica e penitenziaria, porti e affini, ma ci si dimentica delle strade.
Dimenticanza voluta da Giovannini & C. Il Ministro ha detto, testualmente, che “finchè la transizione ecologica non sia avviata in modo consistente, investire sul trasporto aereo o su quello su gomma vuol dire danneggiare l’ambiente e andare in senso opposto all’obiettivo UE sulla riduzione delle emissioni”.
“Per questo motivo, sui 62 miliardi che il PNRR dedica alle infrastrutture, solo 300 milioni vanno alle strade e non ci sono fondi per gli aeroporti” (come riportato da Libero, 13/10/21, pag. 20).

Capito? Da un lato si buttano soldi per tenere in vita gli aerei nazionali, dall’altro lato non si sistemano le piste. Ancora, non butteremo denari per sistemare la rete stradale e autostradale antiquata (buche, asfalto non idro-assorbente e non riflettente…), come se – nei prossimi 20 anni – la gente smettesse di usare le auto e gli aerei…

In attesa del “mondo migliore”, useremo strade sconnesse e aeroporti da terzo mondo. Sempre che non ci siano crisi energetiche, da carenza di gas, benzina, energia atomica.
Nel 2035, auto, autobus, autoarticolati, treni dovranno essere senza combustione… Dicono e blaterano. Nel frattempo, aumenteranno gli incidenti stradali, a causa della mancata manutenzione di strade e ponti.
Decarbonizzare è l’obiettivo della UE. Ma, in Cina e dintorni, si adopera ancora tanto di quel carbone per produrre “dispositivi verdi”. O No?
Transizione ecologica. Obiettivo valido e ottenibile o bufala universale, a favore di pochi?
Già… Una volta producevamo tanta energia elettrica con le centrali idroelettriche… Si pensi a quella di Molveno, ancora in funzione dopo oltre 80 anni…
Già… In Italia parlare di nucleare e di centrali idroelettriche significa “bestemmiare” contro il vezzo sinistrorso che vede in una certa Greta una nuova Giovanna D’Arco.
Ma, Giovanna, è poi finita sul rogo….