Cultura è Salute

Radiologia ed Arte: la diagnostica per immagini –
di GIUSEPPE SALERNO

pubblicato il 15 Novembre 2021


Giuseppe Salerno, medico-radiologo palermitano, è stato insignito dall’Unesco del titolo di “Tesoro umano vivente”. Usa la radiologia per scoprire i segreti dei capolavori, da Caravaggio ad Antonello da Messina, da Rubens a Van Dick. La medicina compie con lui un importante passo avanti e si mette al servizio delle arti figurative.

Iniziamo da una breve presentazione del progetto “Radiologia ed Arte”

Da alcuni anni assistiamo ad una graduale trasformazione dei concetti di “museo” e di “patrimonio culturale” nel tentativo di internazionalizzare quello che viene considerato come il prodotto di punta del nostro paese: la cultura. Il processo di valorizzazione dell’immenso patrimonio storico-artistico italiano presuppone un progressivo sviluppo e affinamento sia delle metodologie di restauro, passaggio cruciale per garantirne l’ottimale fruizione nel tempo, sia delle tecniche diagnostiche, fondamentale supporto agli interventi di restauro. I risultati del III Convegno Internazionale di Studi “Scienza e patrimonio culturale nel Mediterraneo. Diagnostica e Conservazione: Esperienze e proposte per una Carta del Rischio” vanno proprio in questa direzione.  Organizzato nel 2007 da Guido Meli, direttore del Centro Regionale per la Progettazione ed il Restauro di Palazzo Montalbo, tenutosi a Palermo nella splendida cornice del Palazzo dei Normanni, autentica culla dell’integrazione multi-razziale e multi-religiosa, l’incontro internazionale ha coinvolto direttori, ricercatori e responsabili di centri di ricerca di ben 27 paesi, tutti interessati a condividere esperienze e programmi, in particolare rivolti alla diagnostica, anche radiologica, e conservazione dell’immenso patrimonio culturale dell’area mediterranea; in questa occasione  è stato dato ampio spazio alla TC nell’Arte e ricordo che le prime applicazioni di questa metodica risalgono al 1995 proprio a Palermo. Il ruolo della Diagnostica per Immagini tra le metodiche d’indagine non invasive applicate all’Arte è da sempre conosciuto ma, a dispetto delle potenzialità elevatissime, questa metodica non rientra ancora tra quelle applicate di routine nella diagnostica artistica ed archeologica e sono pochissime le strutture museali e i Centri Restauro che dispongono di sezioni radiologiche autonome. Probabilmente è questa la causa, unitamente alla mancanza di operatori dedicati, del ritardo tecnologico che oggi si osserva tra radiologia medica e radiologia applicata all’Arte. Da alcuni anni in Medicina non si parla più di Radiologia ma di Diagnostica per Immagini proprio per sottolineare le numerose metodiche adesso a disposizione del radiologo (radiologia digitale, TC, PET, ecografia, risonanza magnetica ecc.); in medicina tale rivoluzione tecnologica ha profondamente modificato l’operato dei radiologi consentendo diagnosi una volta impensabili, nella radiologia applicata all’arte tutte queste innovazioni sono ancora adesso poco disponibili.

In Sicilia dunque il primo team italiano di specialisti dedicato alla diagnostica per immagini applicata all’arte: perché è così importante il connubio tra discipline artistiche e scientifiche?

Nell’arco di meno di un secolo la diagnostica applicata all’Arte è passata dal “pinacoscopio”, lente binoculare ad illuminazione interna messo a punto al Louvre nel 1931, alla TC multistrato e all’imaging digitale. L’incontro tra scienza ed arte, in effetti, è ancora antecedente al pinacoscopio e risale al 1860 quando Napoleone III incaricò Luis Pasteur di costituire e dirigere l’“Ecole des Beaux-Arts”. A Parigi si realizzò il primo laboratorio “moderno” di diagnostica nell’Arte. In occasione dell’inaugurazione Pasteur si soffermò sulla “possibile ed auspicabile alleanza tra scienza ed arte” sottolineando che non è possibile conservare bene ciò che si conosce male; queste affermazioni, ancora oggi attualissime, esaltano l’importanza del rapporto tra scienza ed arte e giustificano la grande rilevanza della diagnostica, anche radiologica, nella conservazione e nel restauro dei Beni Culturali.  La notevole diffusione in tutto il mondo dei musei e del turismo culturale impone la presenza di Centri Restauro moderni e tecnologicamente avanzati, orientati alla ricerca del più proficuo rapporto tra cultura umanistica e mondo scientifico. Non solo nell’Arte, ma anche nello studio dei reperti storico-archeologici si sono aperte nuove frontiere ed il confronto tra cultura umanistica e scienza è diventato così entusiasmante da consentire la nascita di una nuova disciplina scientifica: la “paleopatologia”.

Con quale obiettivo è nato questo ambizioso progetto?

L’obiettivo è la realizzazione di un Centro di Diagnostica per Immagini applicata ai Beni Culturali dove specialisti di branche diverse possano concorrere nello studio di opere d’arte e di reperti archeologici. Il centro, in effetti, è già operativo da circa 3 anni presso la Casa di Cura Candela di Palermo dove io svolgo la mia attività di medico-radiologo.

Lei, che guida il team, da oltre 35 anni utilizza la sua professione per scoprire i segreti di tanti capolavori. In che modo questo approccio ha contribuito ad arricchirla anche come professionista della salute?

In questi anni ho avuto modo di radiografare opere di artisti grandissimi come Caravaggio, Antonello da Messina, Van Dyck, Rubens solo per citarne alcuni; ecco il contatto con tanta “bellezza” mi ha senza dubbio aiutato nello svolgere la mia professione medica in maniera più rilassata e distesa.

Ritiene che le arti possano contribuire in modo considerevole a sviluppare anche maggiore empatia con il paziente?

A giudicare dalla curiosità e dall’interesse stimolato nei pazienti da questa ricerca penso proprio di si. In occasione dei Corsi ECM organizzati presso l’Ordine dei Medici di Palermo, ora anche di Agrigento, la metà dei partecipanti non sono medici e spesso si tratta proprio di pazienti.

Infine Club Medici promuove il progetto “Cultura è Salute”. Quali valori ne condivide?  E perchè la “cultura” è sinonimo di “salute”?

Ovviamente tutti. L’Arte, migliorando il tono dell’umore dei pazienti, stimola il sistema immunitario a lottare contro le malattie. Nell’Ospedale Oncologico di Palermo, da alcuni anni e con una certa frequenza, Pico Marchesa, primario della chirurgia ancologica, organizza mostre e conferenze, anche con la mia partecipazione, per i ricoverati che hanno mostrato di apprezzare molto queste iniziative. Ritengo molto interessante il progetto di Club Medici per la costituzione di un Network nazionale di Arti e Medicina per fare conoscere le esperienze significative di tutti quei soggetti che “operano con l’arte” per la cura del paziente e per l’umanizzazione dei luoghi di cura.