Pareri a confronto

COVID–19: una complicanza sospettata, ma non ben considerata
di GIAN PIERO SBARAGLIA

pubblicato il 12 Gennaio 2022

Si rimane stupiti, esterrefatti, imbambolati, di fronte alla slavina quotidiana degli approcci, dei rimedi, delle prevenzioni che vengono dette e poi disdette, sul modo di trattare, di discutere, di cercare di capire o – peggio ancora – di far intendere che si è capito come rimediare ed arginare questa pandemia; si danno all’occasione suggerimenti, soluzioni che, se hanno una particolarità, è quella di essere valide ciascuna a seconda delle circostanze. Quindi si prosegue con una variegata lista di proposte, creando così, una miriade di deroghe, da lasciar confusi anche i più ben pensanti.

Prendiamo LA PREVENZIONE e accanto ad essa LA SOLUZIONE: c’è chi dice che l’uso della mascherina deve essere totale ed in ogni dove; c’è chi dice che essa va usata non in casa, ma neanche all’aria aperta; c’è chi dice che essa va tenuta in tutte le circostanze che richiedono assembramenti (assembramenti che si dovrebbero evitare) quando al contrario si osservano file di utenti per fare un tampone in Farmacia o altrove: alla faccia del distanziamento! Finiamo qui l’elenco delle disposizioni, alle quali fanno subito eco i contraddetti o meglio le incongruenze. Ecco la prima: se gli studenti sono obbligati ad indossarla, perché i calciatori, i pallavolisti, ed altri atleti, NO?

A tutto ciò si aggiunga l’ARGOMENTO TAMPONI, unito al GREEN PASS rafforzato o indebolito, da usare o non usare in una foresta di deroghe.

In tutto ciò la Scienza, quella con la “S” maiuscola si è fatta sentire circa queste prese di posizioni “LAICHE”? O si è adeguata al volere del LAICO, più forte, per paura di essere messa da parte, magari perché non ha saputo dare sicure risposte, stante la mutevolezza della malattia? Balza subito alla mente quello che già a suo tempo dicemmo sulla necessità di aver dovuto fare le autopsie ai deceduti “per questa patologia”, onde distinguere le complicanze mortali del Virus, stilarne una statistica, e provvedere per tempo a tamponarle con adeguati rimedi, che non fossero solo – ad esempio – le Ventilazioni Polmonari, per risolvere l’Insufficienza Respiratoria Acuta.

Ma le autopsie ci avrebbero potuto dare anche altre informazioni sulle lesioni provocate dal virus al corpo, lesioni letali, o magari avrebbero potuto rivelarci che un individuo fosse deceduto per altre patologie correlate, e che nulla avevano a che fare col COVID-19. Oggi, chi ce lo può dire? E cosa dire sulle statistiche che ci vengono fornite quotidianamente circa il numero dei tamponi effettuati, dei nuovi contagiati, dei nuovi ricoverati, dei morti ed infine del numero di coloro vanno nei posti di Rianimazione?

Siamo sicuri che il numero dei nuovi tamponi sia giusto, o nel conteggio ci siano pure quelli che già lo hanno fatto e lo stanno ripetendo? Ed in questo caso, perché non stilare una statistica di quanti lo hanno ripetuto e a che distanza, così da dare una informazione in più sul lasso di tempo di un eventuale contagio del Virus?

E le morti? Perché non dire DOVE SONO AVVENUTE, se in Ospedale e quindi nei Centri di Rianimazioni o in altre sedi? Questo dato sarebbe importante al fine di dire che i posti in Rianimazione sono purtroppo diminuiti. Terminiamo qui questa impietosa rassegna, volendo però porre l’accento su quanto sta avvenendo da circa due anni a questa parte sul tema della pandemia: quanti pareri, quante idee, quanti “profeti” (forse anche noi) quante soluzioni e quanto parlare!

Tutto questo non potrebbe essere ascritto tra le “COMPLICANZE” della pandemia, quale “sintomo” modificante le menti? Comprese quelle degli studiosi (anch’essi esseri umani) non nel senso di poterle rendere confuse, ma di certo di influire sulla loro uniformità, creando quindi contrasti nell’ambiente scientifico, con pareri difformi e quindi non concordanti, alimentando così fino alla esasperazione la psicosi nella povera gente?

La scienza si sarebbe dovuta isolare e mettersi a studiare il virus pandemico, con le risorse a sua disposizione, senza condizionamenti politici e senza creare antagonismi, in una sorta di collaborazione internazionale, governata e garantita da scienziati titolati e rappresentativi della cultura e non spalleggiati da fazioni politiche! Non pochi sono gli esempi di celebri menti, scartate o allontanate, perché scomode a correnti politiche. Che dire del nostro Premio Nobel Prof. Renato Dulbecco, esule in America?

Boccaccia mia, statte zitta!

Dr. Gian Piero Sbaraglia,
già Primario di Otorinolaringoiatria,
Consulente Tecnico d’Ufficio Tribunale di Roma,
Direttore Sanitario e Scientifico
Centro di Formazione BLS-D, PBLSD, accreditato ARES-118 e IRC,

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