Cultura è Salute

Alle origini del sentimento oceanico tra poesia e psicologia
di ROSSELLA SELLER

25 Gennaio 2022

Di Rossella Seller – psichiatra

Da bambina salivo sull’albero di limoni e restavo a contemplare il mio giardino immersa nei profumi mentre volavo lontano con la fantasia. Ho vissuto in campagna vicino al mare e d’estate nel pomeriggio nuotavo godendo il contatto della pelle con l’acqua e poi rimanevo per molto tempo assorta davanti all’immensità del mare, cullata dal suono delle onde ed emozionata.

In genere non riuscivo a dare un nome a queste esperienze pervasive che mi riempivano di stupore e inquietudine per le troppe domande a cui non sapevo dare risposta, esperienze che fin dall’inizio hanno pervaso la mia scrittura poetica.

Mi è capitato spesso di condividere questi vissuti con chi mi racconta di essersi messo all’alba davanti a un panorama di montagne innevate per partecipare al risveglio della natura, attratto dai suoni, i profumi e i colori cangianti del cielo, sentendosi felice per questo. Qualcuno invece mi confida di essere rimasto come ipnotizzato a guardare dall’alto il panorama delle rovine di un tempio antico sparse in una radura, catturato dal loro fascino e mistero, con la percezione di vivere quei momenti in un “tempo sospeso”.

Queste esperienze abbastanza comuni, appariranno forse obsolete e potranno sembrare i sentimentalismi di una nevrosi romantica; a tutto questo è stato data un nome molto prima che goffamente tentassi di definire qualcuno di questi ricordi ed emozioni così particolari.

Un sentimento di profonda piacevole fusionalità che amplifica le percezioni sensoriali nel contatto diretto, autentico con il vivente e che permea profondamente la nostra cultura, ha ispirato e continua ad ispirare tante opere d’arte e molto è stato scritto delle sensazioni suscitate da alcuni stati d’animo in condizioni particolari e alla presenza di luoghi suggestivi.

Nel 1927 è lo scrittore Romain Roland1, premio Nobel per la letteratura nel 1915, a coniare il termine “sentimento oceanico” in una lettera a Sigmund Freud, dove lo invita a considerare le esperienze spirituali nelle sue opere psicologiche. È lo stesso Freud a parlarne in risposta a Roland nel suo “L’avvenire di un’illusione” del 1927: “Tale sentimento egli vorrebbe chiamarlo oceanico. Il senso dell’eternità… Qualcosa di illimitato, di sconfinato e dunque oceanico… Di essere uno con il mondo nel suo insieme… Che può benissimo non essere eterno, ma semplicemente senza limiti come l’oceano”2.

Freud esprime scetticismo rispetto alla possibilità che il sentimento oceanico abbia la potenza di porsi come fonte della credenza religiosa e alla base della vita spirituale. Lo considera un residuo frammentario dell’Io primitivo posseduto dal bambino, conservato dall’infanzia, quando il bambino viene allattato al seno e percepisce il seno come parte di sé, in quanto non può ancora cogliere il confine fra sé e l’altro da sé, ovvero la propria identità distinta dalla realtà esterna. Coloro che vivono sensazioni oceaniche da adulti, a detta di Freud, sperimentano una dimensione affettiva dell’Io primitivo, la nostalgia del seno materno e del paradiso perduto in cui il bambino si sente onnipotente. Questa sensazione comunque non appare a lui patologica giacché ritiene che faccia comunque parte dell’energia psichica3.

Per Roland invece il sentimento oceanico è connaturale all’essere umano e va inteso come base laica del senso del sacro, proprio della dimensione spirituale, una “nostalgia dell’infinito” da considerare come categoria ontologica dell’umanità e lo ritiene uno degli elementi fondanti del processo creativo. Scrive nella lettera a Freud: “Il sentimento autentico del sentimento religioso è il sentimento oceanico. Questo sentimento è la fonte di tutta l’energia religiosa (ovvero l’esperienza mistica di unità con il mondo) che permea i sistemi religiosi legittimamente chiamati tali, ma permane anche se si rinuncia ad ogni credenza e ad ogni illusione”.

Roland nelle sue riflessioni si è ispirato alla cultura indiana di cui è stato profondo conoscitore (scrisse la biografia di Gandhi, di Ramakrishna e Vivekananda e corrispose con Tagore). Egli distingue dunque le estasi mistiche dalle esperienze religiose propriamente dette e sottolinea che tali esperienze possono anche essere indotte se si concentra l’attenzione su aspetti che facilitano la contemplazione senza che sia indispensabile la fede religiosa.

La scia di questa dimensione umana è andata proliferando ed evolvendo nel tempo ed è stata declinata in modi diversi, acquistando altre sfumature.

Solo per citare alcuni autori. Carl Gustav Jung parla di “sentimento numinoso”, riprendendolo dal filosofo e teologo Rudolf Otto, per definire un sentimento irrazionale di fascinazione e soggezione reverenziale in luoghi e situazioni che sentiamo pervasi da un’aura sacra. Jung sostiene che nella psicologia del profondo “numinoso” si riferisce a una qualità di un oggetto visibile o all’influsso di una presenza invisibile e rappresenta l’incontro col sacro nascosto nella realtà percepibile. Si tratta a suo parere di una essenza o energia dinamica non originata da un tratto della volontà, che afferra e domina il soggetto, inducendo un cambiamento nello stato di coscienza4.

 Così Rudolf Otto: “Può essere numinoso trovarsi in un bosco da soli o in cima al monte meta di pellegrinaggi o fra le rovine di anfiteatri e santuari antichi, posti a dominare la vallata. L’artista che sperimenta in sé quello che è proprio dell’esperienza estatica esperisce un momento di commozione religiosa da lasciare alla immaginazione e all’intimità di ognuno, che chi non ha provato fatica a comprendere”5.

Il sentimento oceanico è stato quindi riconosciuto dagli studiosi che sostengono una comprensione più completa della energia spirituale nell’ambito del campo cognitivo, offrendo in sé un modello di psicologia trasformazionale che si riscontra appunto sia nella trance estatica sia nella ispirazione creativa. La natura diventa luogo della rivelazione che prende il sopravvento sui sensi e va goduta con uno sguardo limpido, capace di rifletterne le meraviglie.

Abraham Maslow nel 1964 egli equipara il sentimento oceanico a quelle che chiama “esperienze di picco” definendole come condizioni psichiche caratterizzate da uno stato alterato di coscienza (dove per alterato si intende uno stato “alter” cioè diverso dallo stato di coscienza della veglia e del sonno):”Si tratta di esperienze eccitanti, commoventi. E generano una forma avanzata di percezione della realtà. Ogni elemento è percepito in modo olistico e crea il momento per raggiungere il proprio pieno potenziale.”6.

Dello stesso avviso è Piero Ferrucci, teorico della Psicosintesi, il quale nel suo libro “Esperienze della Vette”7 approfondisce le caratteristiche comuni che accompagnano vari tipi di condizioni estatiche, viste come potenti strumenti di crescita psicologica personale e collettiva; e anche il filosofo Norberto Bobbio parla in un articolo del sentimento oceanico quando lo descrive come quel “senso di mistero” che permea alcune funzioni della coscienza umana8.

La contemplazione intensa, focalizzata, in intimo rapporto con l’ambiente naturale, può innescare un cambiamento nell’attività cerebrale, portando a percepire le esperienze trascendenti come realtà solide e tangibili: quello che i buddisti chiamano l’unità con l’universo e che corrisponde allo stato alfa o theta delle onde cerebrali (rilevabili con l’elettroencefalogramma)9. Questa condizione psichica è molto importanti per il pensiero intuitivo, per la creatività e per l’assorbimento meditativo e può essere lo spunto di partenza di attività diverse: che si parli di musica, arti figurative, matematica, danza, letteratura, ideali politici o di altre innumerevoli manifestazioni dell’avventura umana10.

In tutte le tradizioni mistiche compare il simbolo dell’illimitato unico, l’unità in cui le molteplicità si dissolvono e gli opposti coincidono, componente imprescindibile appunto della dimensione mistica. Se si spegne il chiacchiericcio dei pensieri ricorrenti, fuori dagli automatismi della quotidianità e si rimane in silenzio davanti ad uno spazio aperto, capita a molti di entrare in un vissuto cognitivo più profondo ed ampio, con la sensazione di appartenere a qualcosa di più grande; si resta nella contemplazione, ma mantenendo la lucidità della coscienza.

Ho voluto, con questo breve excursus, dare risalto alle origini del sentimento oceanico in quanto vivo il privilegio di esperire questa dimensione affettiva ancora oggi, come da bambina. Emozioni legate alle sensazioni oceaniche compaiono spesso nei miei versi dedicati a luoghi, paesaggi e animali e sono tanti gli interrogativi che restano sospesi tra le parole, frutto di un apparente spaesamento, di un’inquietudine che si ricompone e trova il suo vettore espressivo in questa dimensione di ampio respiro. Tali esperienze vissute in contesti e scenari diversi, ogni volta generano in me un intenso appagamento, una più lucida comprensione dei vissuti personali e  nel silenzio della contemplazione aprono squarci imprevedibili su aspetti di verità indicibili o sublimi, apparentemente marginali o insignificanti.

NOTE

1Romain Roland (1866-1944) è stato scrittore, drammaturgo e musicologo, autore di numerose biografie esemplari tra cui quella di Beethoven ed Handel, dedicò la vita alla diffusione di un credo di pace e fraternità, fu amico di Gandhi e intrattenne un rapporto epistolare con Freud che nutriva per lui grande stima. Fu anche inizialmente sostenitore della rivoluzione russa, conobbe Stalin nel 1935, ma poi ne prese le distanze. Scrisse “Jean Christophe” che è la sua opera più famosa, romanzo in 10 volumi. Hermann Hess gli dedicò la prima parte del suo famoso Siddharta.
2R. Campoli, Il Sentimento Oceanico e Dintorni, in Il Ruolo Terapeutico, 2011, F. Angeli Ed.
3 S.Freud, Il Disagio della Civiltà, in Opere, Bollati Boringhieri, 1978.
4C.G. Jung, Il libro Rosso -Liber Novus– Bollati Boringhieri 2012.
5Rudolf Otto, Il sacro, cap X, 1917.
6A. Maslow: Religions, Values and Peak Experiences, Penguin Books, 1964.
7Piero Ferrucci, Esperienze delle Vette – Creatività, estasi, illuminazione: le nuove frontiere della psicologia transpersonale, Casa Ed. Astrolabio, 1989.
8 N. Bobbio, Religione e religiosità,”Micromega” n.2, Maggio-Giugno 2000.
9Newberg A.B., d’Aquili E.G., Rause V. Perché Dio non se ne andrà: Scienza del Cervello e Biologia del Credo, Ballantine, New York, 2002.
10Cusin A., Fattori L. Stanzione-Modàfferi M., Vandi G.,“Tra” Questa immensità, a cura di GuaraldiLab, 2020.