Cultura è Salute

Il simbolo che cura
di ENRICO MARCHI

22 Ottobre 2021

Perché ha scritto questo libro? 

Da molto tempo avevo in mente, anche su sollecitazione dei miei familiari, di raccogliere in uno scritto le mie esperienze nel settore psico-riabilitativo, ed in particolare quelle attraverso l’arte terapia applicata. La competente e appassionata esperienza delle colleghe Buonamici e Guidi, che con me hanno curato questa edizione, è stata molto importante. Avendo poi avuto da anni l’incarico di insegnare queste tecniche in una scuola universitaria per terapisti della riabilitazione psichiatrica presso l’Università di Pisa, a maggior ragione sentivo la necessità di fornire loro un testo che potesse avere le caratteristiche di un manuale. In questo modo sono riuscito a mettere insieme una traccia narrativa con una traccia teorico-pratica sui metodi a mediazione artistica. 

Arte come cura, quindi?

L’arte da sempre è stata utilizzata come complemento, se non addirittura, a volte, come fattore principale, per alleviare tante patologie fisiche e psichiche. Saperla utilizzare all’interno dei percorsi della Salute Mentale come mezzo di riflessione, scambio emozionale e condivisione esperienziale, permette non solo un migliore accesso alla relazione terapeutica, ma anche un incentivo professionale non trascurabile; la creatività aiuta infatti i servizi a mantenere un clima particolarmente intenso e sereno sul versante del campo gruppale operativo, fattore di per sé estremamente curativo nei confronti dei soggetti assistiti.

Quali sono gli argomenti principali che sono stati trattati nel libro?

Si parte da una sintesi sulla storia della riabilitazione psichiatrica, dall’età classica ad oggi, storia che corre parallela con quella dei manicomi, di cui la metodologia attraverso l’arte terapia rappresenta il migliore esempio di buone pratiche. Nel libro si affronta poi in profondità il tema della professione di aiuto in campo medico e psichiatrico, focalizzando la necessità di formazione continua nel settore e l’importanza dello scambio in équipe. Un focus particolare è dedicato alle motivazioni alla professione ed alla prevenzione del burn out dell’operatore. Sono trattate le varie teorie che sottendono il lavoro di gruppo a mediazione artistica e si danno indicazioni pratiche sull’organizzazione delle varie attività dei laboratori-atelier. Abbiamo inserito anche contributi importanti di colleghi che da anni praticano queste modalità di cura e riabilitazione, modalità che nel nostro settore fanno parte di un’unica direzione operativa, tesa al recupero e alla prevenzione delle ricadute dei soggetti sofferenti di disturbo psichiatrico. Nel libro non si affrontano gli argomenti solo in termini clinici, ma sono presenti anche importanti contributi provenienti dal mondo dell’arte ed esperienze fatte sul campo in questi ultimi anni.

Leggendo il libro, si intravedono nuovi orizzonti operativi in questo settore?

La psichiatria oggi, come tante altre branche mediche, risente di molte influenze esterne e spinte innovative, tra cui anche la tecnologia. Ma resta sempre al primo posto, secondo il mio parere, l’attenzione al paziente ed al suo mondo interiore, alla sua storia, al suo vissuto traumatico, ma anche alle sue competenze residue ed ai suoi eventuali talenti prestazionali. C’è sempre maggiore interesse all’inserimento di competenze umanistiche nei percorsi formativi sanitari, non solo per acquisire competenze personali professionali, ma per maturare la propria capacità empatica. Questo testo vuole essere un piccolo contributo all’intero settore della Salute Mentale proprio verso la realizzazione di quei percorsi terapeutico riabilitativi orientati ad una presa in carico multidisciplinare e complementarità da pratiche psicosociali indirizzate verso un migliore reinserimento e un recupero che possano migliorare la qualità della vita di tanti pazienti in carico ai servizi.