Cultura è Salute

“RITROVARSI AL MUSEO”: UN’ESPERIENZA TRA ARTE, COMUNITÀ E BENESSERE

5 Marzo 2026

Intervista a Daniela Trunfio, Fondazione Carlo Molo onlus – Responsabile del progetto “Ritrovarsi al Museo”, a cura di Eleonora Marini

Negli ultimi anni il rapporto tra cultura e salute sta assumendo un ruolo sempre più centrale nelle politiche di benessere e nei percorsi di cura. Musei, luoghi d’arte e spazi culturali diventano così contesti in cui non solo si fruisce del patrimonio artistico, ma si costruiscono relazioni, si combatte l’isolamento e si promuove una migliore qualità della vita, soprattutto per le persone più fragili. In questo scenario si inserisce “Ritrovarsi al Museo”, presso la Pinacoteca Agnelli e la Reggia di Venaria, il progetto promosso dalla Fondazione Carlo Molo Onlus che utilizza l’esperienza museale come occasione di incontro, stimolo cognitivo e partecipazione sociale, con particolare attenzione alle persone con demenza e ai loro caregiver. Per comprendere meglio la genesi dell’iniziativa, il suo sviluppo e il valore che la cultura può assumere all’interno dei percorsi di salute, ne parliamo con Daniela Trunfio, responsabile Relazioni Esterne e Progetti Speciali della Fondazione Carlo Molo Onlus, che ci racconta obiettivi e prospettive di questo progetto che mette al centro la persona e la forza delle relazioni.

Come nasce l’idea di Ritrovarsi al Museo ed in che modo questa iniziativa si inserisce nella mission della Fondazione Carlo Molo Onlus?

“Ritrovarsi al Museo” nasce due anni fa, dalla condivisione di un progetto proposto dalla Dott.ssa Miriam Mandosi, storica dell’arte, esperta di accessibilità museale e di progetti dedicati a persone con demenze. La Fondazione Carlo Molo onlus accoglie la proposta di dare inizio al progetto per la sintonia con una delle missioni che guida l’ente fin dalla sua nascita (1993). Tra i suoi dipartimenti di ricerca, uno è focalizzato sulle pratiche non mediche destinate e progettate e per e con le persone con afasia e il loro caregiver. Negli anni accanto alle attività culturali, la Fondazione ha dato vita anche a una compagnia: Teatro Babel, la cui attività sceniche sono raccolte nel libro https://www.fondazionecarlomolo.it/teatro-babel-oltre-il-silenzio-dellafasia/ Un’esperienza durata cinque anni realizzata con persone afasiche, attori principianti, e infermieri. Con lo stesso spirito partecipa dal 2013 in qualità di fondatore all’Associazione +Cultura Accessibile che realizza e promuove modelli che consentono la fruizione dei contenuti culturali alle persone con fragilità. (sensoriali, cognitive, linguistiche, di età avanzata…) https://www.piuculturaaccessibile.it/.

A chi si rivolge principalmente il progetto? E Come si svolge concretamente un percorso?

Si rivolge a operatori sociosanitari, operatori museali e personale di sala, caregiver, e persone con demenza. Il percorso prevede una parte di formazione destinata principalmente a operatori sociosanitari e museali e una parte di attività dedicata alle persone con demenza e ai loro caregiver. Bisogna comunque sottolineare che l’attività svolta all’interno del museo ha delle modalità precise. Sono proprio queste modalità che fanno la specificità del modello Ritrovarsi al Museo rispetto ad altre pratiche museali rivolte a pubblici speciali o alla cittadinanza tutta, sollecitata dalla prescrizione sociale. Nel dettaglio l’attività museale prevede uno slot di 4 visite museali della durata di due ore seguita, dove possibile, da un’attività laboratoriale ad hoc La conduzione di un operatore museale formato e di un operatore sociosanitario che accompagna il gruppo e che attivamente dialoga con l’operatore museale per definire le opere oggetto delle visite. La struttura socio-sanitaria forma il gruppo che deve essere omogeneo rispetto al grado di fragilità. Il numero di pazienti non può essere superiore a 8/10 pazienti. È raccomandabile che i pazienti vengano accompagnati dai loro caregiver. In ogni visita i partecipanti si siedono di fronte all’opera e stimolati dagli operatori, elaborano i propri ricordi e le proprie emozioni, condividendole con il gruppo in un rapporto che mira anche a creare il gruppo e socializzare al proprio interno. Rispetto alle reazioni dei partecipanti sono sicuramente positive, di benessere per stare a contatto con luoghi silenziosi e tranquilli, ma anche per il contatto con le opere stimola scambi. Un valido strumento per vincere la solitudine e il ritiro sociale. Lo slot di 4 visite non fa che aumentare il grado di positività.

Uno degli obiettivi di Ritrovarsi al Museo è integrare il modello — formazione e visite museali — all’interno del protocollo regionale Demenza, parte di quello nazionale. Come sta procedendo questo percorso di inserimento e quali risultati vi aspettate di ottenere?

Abbiamo ricevuto positivi riscontri da parte dei due Assessorati Regionali coinvolti: quello della Cultura e quello del Welfare. Al momento quest’ultimo sta studiando con i propri responsabili di settore, la Delibera che dovrebbe accogliere la pratica di “Ritrovarsi al Museo” tra le attività psicosociali previste dal Protocollo Nazionale. Dato il Decreto bisognerà dare vita a una Associazione di Musei e Entità sociosanitarie che accoglieranno e promuoveranno il modello. La Fondazione Carlo Molo farà da capofila dell’Associazione che avrà lo scopo di promuovere formare e seguire l’inserimento del modello. Alcuni dirigenti settore della cultura della Regione Autonoma Valle d’Aosta hanno voluto seguire la formazione. I dirigenti hanno accolto positivamente l’invito a entrare nella costituenda Rete. La Valle d’Aosta ha quindi fatto una manifestazione di interesse a partecipare ad entrambe le fasi diciamo più istituzionali. La fase istituzionale allargherà e diffonderà alle istituzioni culturali e sociosanitarie delle due Regioni, la partica museale specifica del progetto, formando una sorta di Servizio sociosanitario culturale, aggiunto e a disposizione di pazienti e caregiver.

La Fondazione Carlo Moro Onlus da anni lavora anche sul benessere sessuale: perché è importante parlarne in un contesto di salute globale?

Ricordo che la Fondazione Carlo Molo ha contribuito alla costituzione del CIDIGeM (Centro Interdipartimentale Disforia di Genere – Ospedale Molinette – Torino) supportando per dieci anni gli operatori del settore psicologico ed essendo ancora partner di riferimento. L’attenzione rivolta alla Salute Sessuale è da sempre parte delle sue ricerche e attività. In questo ambito è nato il progetto GASA. https://www.fondazionecarlomolo.it/salute-sessuale/#gasa che ha il sostegno della Fondazione Scuola della Compagnia di San Paolo – GASA – Gruppo Affettività Sessualità Adolescenza nasce nel 2018. È formato da professionisti e membri di associazioni che già operano nella scuola. Consapevoli che non sono sufficienti gli interventi “a chiamata”, il collettivo studia le linee guida e le esperienze europee e mette a punto un modello (definito modello GASA) per le scuole secondarie di secondo grado. Già applicato in alcune scuole torinesi: Il progetto si è poi sviluppato in attività GASA formazione per i docenti https://youtu.be/Cr-t9-eup5Q e GASA KIT ultimo nato https://youtu.be/4f-FjL6GGR4. L’educazione sessuale e all’affettività riduce la diffusione di infezioni (come l’HIV) e previene comportamenti sessuali a rischio, contribuendo significativamente alla salute pubblica e alla diminuzione della mortalità. Rappresenta uno strumento cruciale per l’autonomia, specialmente per le ragazze, consentendo scelte informate sulla propria salute riproduttiva. Ma soprattutto oltre agli aspetti biologici, l’educazione sessuale affronta l’affettività, il consenso e l’emotività, decostruendo stereotipi e promuovendo relazioni basate sul rispetto reciproco.

Infine il nostro progetto di Club Medici “Cultura è Salute” promuove il valore terapeutico e preventivo delle esperienze culturali: come valutate questa iniziativa e in che modo si correla o dialoga con le attività della Fondazione Carlo Molo Onlus?

Sicuramente le attività specifiche della Fondazione si sposano assolutamente con il vostro progetto. Certe pratiche culturali possono, senza dubbio, avere un impatto positivo sul Ben-Essere ma ancor più sulla Salute.

Daniela Trunfio – Laureata in Lettere Moderne (Storia del Teatro) presso l’Università di Torino. Ha maturato una consolidata esperienza nell’organizzazione culturale e nella comunicazione. All’interno della Fondazione segue i progetti speciali e le relazioni esterne. Dalla collaborazione decennale con la Fondazione Carlo Molo nasce nel 2013 l’Associazione + Cultura Accessibile di cui è presidente.