7 Ottobre 2026 ![]()
Intervista a Silvia Corti e Dafne Plaja, arteterapeute e fondatrici di “Arthesis Lab”, a cura di Eleonora Marini
Disegno, pittura, collage e altri linguaggi visivi possono diventare strumenti per esprimere emozioni, esplorare vissuti e costruire nuove forme di relazione. È da questo incontro tra arte e cura che nasce Arthesis Lab, realtà fondata dalle arteterapeute Silvia Corti e Dafne Plaja, attive tra Como e Milano. Un progetto che propone percorsi individuali e di gruppo, workshop e strumenti pratici, rivolgendosi anche a persone in condizioni di fragilità e ai professionisti della cura e dell’educazione. In questa intervista raccontano come nasce Arthesis Lab, cosa può offrire l’esperienza artistica e quale significato assume oggi far parte del network “Cultura è Salute”.
Come nasce Arthesis Lab e da quale esigenza è nata l’idea di creare uno spazio dedicato all’arteterapia e alla ricerca visiva?
Arthesis Lab nasce dalla volontà di mettere in dialogo le nostre esperienze artistiche e professionali. Entrambe proveniamo da una formazione artistica e abbiamo approfondito il rapporto tra espressione e cura attraverso il Master universitario in Artiterapie e Terapie Espressive dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Sentivamo l’esigenza di costruire uno spazio condiviso nel quale la pratica con i materiali, la relazione e la ricerca potessero alimentarsi reciprocamente. Desideravamo anche favorire la nascita di una comunità intorno al rapporto tra arte e cura, mettendo in contatto persone, artisti e professionisti con esperienze e prospettive differenti. Da questa intenzione nasce l’apertura a collaborazioni e proposte partecipative, anche attraverso open call dedicate al confronto e alla condivisione di contributi.
Arthesis Lab prende forma attraverso percorsi individuali e di gruppo, workshop e strumenti pratici. Tra questi, “Praticamente. Manuale pratico di arteterapia”, un compendio di 36 workshop con indicazioni per la conduzione e sui materiali necessari, e “Le Carte dell’Ascolto”, un mazzo di 40 carte suddivise in quattro ambiti — colore, forma, emozione e segno. Ogni carta propone una domanda aperta che invita a rispondere attraverso segni, colori e composizioni, offrendo uno spunto concreto per avviare il processo creativo. Il filo comune è rendere il processo creativo accessibile, rispettando le possibilità e i tempi di ciascuno, e creare occasioni in cui l’esperienza artistica possa diventare anche incontro, ascolto e scambio.
Disegno, pittura, collage e altri linguaggi visivi diventano strumenti di espressione e ascolto. In che modo possono aiutare una persona a dare forma a emozioni, vissuti o difficoltà che non sempre è facile esprimere a parole?
I linguaggi visivi offrono una possibilità di espressione quando le parole sono difficili da trovare o non bastano a restituire la complessità di un’esperienza. Attraverso un segno, un colore, una forma o una composizione, la persona può cominciare a dare una forma visibile a emozioni, sensazioni e vissuti, senza doverli subito spiegare o organizzare in un racconto. Anche le caratteristiche dei materiali partecipano al processo: una matita permette di modulare la pressione e delimitare un contorno; la pittura consente di sovrapporre e mescolare; il collage offre la possibilità di scegliere, separare e ricomporre. Sono modi diversi di esplorare e prendere decisioni. Ogni persona può vivere questi materiali in modo diverso: le proposte vengono quindi adattate alle sue esigenze, alle sue possibilità e a ciò che emerge durante l’esperienza.
L’elaborato può diventare un punto di riferimento condiviso: qualcosa da osservare insieme, su cui soffermarsi e a cui tornare. La persona può raccontare le proprie scelte e ciò che l’immagine le suggerisce, anche attraverso metafore, senza dover necessariamente rendere espliciti gli episodi personali a cui rimanda. Questo può offrire una modalità graduale di avvicinarsi al proprio vissuto, scegliendo quanto e come condividerlo. Espressione visiva e verbale possono così sostenersi reciprocamente.
Queste possibilità si sviluppano all’interno di un setting accogliente e non giudicante, con tempi, confini e modalità di partecipazione chiari. Non sono richieste competenze artistiche pregresse e gli elaborati non vengono valutati secondo criteri estetici. È fondamentale la conduzione dell’arteterapeuta, che accompagna l’esperienza attraverso l’ascolto e l’attenzione ai tempi individuali. Nel gruppo, questo significa anche sostenere il rispetto reciproco e intervenire quando emergono giudizi, interpretazioni imposte al lavoro altrui o pressioni a raccontarsi. Il significato di un’immagine viene esplorato insieme a chi l’ha creata, rispettando le sue associazioni e ciò che desidera condividere.
Lavorate anche con persone in condizioni di fragilità, con disabilità, fragilità psichica e minori con bisogni complessi e nei vostri percorsi la dimensione relazionale ha un ruolo centrale. Che cosa può offrire l’esperienza artistica quando viene vissuta all’interno di un gruppo?
Nel gruppo, l’esperienza artistica può offrire la possibilità di esprimersi, essere ascoltati e riconoscere il proprio contributo all’interno di uno spazio condiviso. I materiali e gli elaborati diventano mediatori della relazione: mostrare un’immagine, scegliere insieme un colore o intervenire su una composizione comune sono modi concreti di entrare in contatto, anche quando la comunicazione verbale è difficile. Si può lavorare individualmente, condividendo il tempo e lo spazio con gli altri, oppure partecipare a una creazione collettiva. Una possibile modalità, che adottiamo anche nei nostri workshop, prevede una prima fase di esplorazione personale seguita da un lavoro condiviso, nel quale i contributi individuali vengono messi in relazione. Questo passaggio offre occasioni per decidere insieme, negoziare lo spazio e accogliere le differenze, mantenendo riconoscibile il contributo di ciascuno.
Nel gruppo nasce anche un confronto: osservare come un’altra persona utilizza un materiale o affronta una proposta può suscitare curiosità, suggerire possibilità nuove e incoraggiare a sperimentare. Può però far emergere anche insicurezza o timore di non essere capaci. La conduzione accompagna queste dinamiche, valorizzando le differenze e sostenendo ciascuno nella ricerca del proprio modo di partecipare. Questo è particolarmente importante quando le persone hanno possibilità cognitive, motorie o comunicative differenti. Adattare strumenti e consegne permette di riconoscere anche contributi come indicare un colore, scegliere un materiale o decidere dove collocare un elemento. La persona può così esercitare una scelta e vedere che questa ha un effetto sul lavoro condiviso, sperimentando la propria capacità di agire e contribuire.
Queste possibilità richiedono una conduzione attenta. L’arteterapeuta osserva le dinamiche, modula la proposta e sostiene condizioni di partecipazione rispettose dei tempi individuali. Interviene quando emergono giudizi svalutanti, interpretazioni imposte o pressioni a condividere, e favorisce uno scambio nel quale ciascuno possa sentirsi rispettato. Il gruppo può quindi diventare uno spazio nel quale sperimentare modi di stare con gli altri, esprimere la propria individualità e sentirsi parte di un’esperienza comune. Gli obiettivi vengono definiti in relazione ai partecipanti e al contesto, in dialogo con l’équipe quando presente.
Arthesis Lab propone anche workshop rivolti al personale sanitario e ai professionisti della relazione d’aiuto. Che cosa emerge quando sono proprio gli operatori della cura a fermarsi, creare e dare spazio ai propri vissuti?
La nostra proposta rivolta ai professionisti della cura e dell’educazione nasce dall’intenzione di offrire uno spazio di ascolto anche a chi, nel proprio lavoro, dedica quotidianamente attenzione agli altri. Fermarsi e creare può permettere di riconoscere emozioni, bisogni e risorse personali che, nei ritmi del servizio, possono trovare poco spazio. Attraverso i materiali artistici è possibile avvicinare questi vissuti senza doverli subito spiegare. Un’immagine o una composizione possono diventare il punto di partenza per riflettere su ciò che si sta vivendo, sulle proprie fatiche e su ciò che sostiene la motivazione nel lavoro. La proposta lascia spazio anche alla curiosità, al piacere di sperimentare e alla scoperta di possibilità espressive.
Quando l’esperienza avviene tra colleghi, può offrire occasioni per incontrarsi oltre i consueti ruoli professionali. Condividere, se lo si desidera, qualcosa del proprio lavoro artistico può aiutare a riconoscere esperienze comuni e differenze, favorendo ascolto e comprensione reciproca.
Perché questo sia possibile, è importante predisporre un setting non giudicante, con accordi chiari sulla riservatezza e sulla libertà di partecipazione e condivisione. Nessuno deve sentirsi obbligato a esporre vissuti personali davanti ai colleghi o ai propri responsabili. Gli obiettivi e le modalità vengono concordati con il servizio, distinguendo un workshop introduttivo da un percorso continuativo. Il contributo che intendiamo offrire è uno spazio dedicato all’espressione, alla riflessione e alla relazione, inserito in un’attenzione più ampia al benessere di chi svolge un lavoro di cura e di educazione, che comprende anche le condizioni organizzative del lavoro.
Arthesis Lab fa parte del network “Cultura è Salute”. Che cosa significa per voi affermare che la cultura e le arti possono essere anche strumenti di benessere e di cura?
Per noi significa riconoscere che dedicare tempo e spazio a sé, attraverso l’esperienza artistica, può essere un modo concreto di prendersi cura del proprio benessere. Fermarsi, lavorare con i materiali e lasciarsi coinvolgere da ciò che si sta creando offre l’occasione di ascoltarsi e dare attenzione a sensazioni, desideri e bisogni che nella quotidianità possono trovare poco spazio. Le arti coinvolgono i sensi, le emozioni, il pensiero e l’immaginazione. Possono offrire piacere, suscitare curiosità e aprire prospettive nuove. Il valore dell’esperienza comprende anche questo: potersi dedicare a un processo che ha significato per sé, senza dover necessariamente dimostrare qualcosa o raggiungere una prestazione.
Nel lavoro con i materiali, il pensiero si sviluppa anche attraverso il fare: un’idea prende forma, viene osservata e può cambiare durante il processo. Il percorso creativo non è necessariamente lineare. Un colore che si mescola diversamente dal previsto o una forma che non corrisponde all’intenzione iniziale possono suggerire una soluzione nuova. Anche ciò che inizialmente viene percepito come un errore può diventare una possibilità da esplorare. Questa esperienza può offrire uno spazio per accogliere l’imprevisto, rivedere le proprie aspettative e sperimentare alternative, senza dover conoscere fin dall’inizio il risultato. Nei momenti di difficoltà o durante un percorso di cura, l’esperienza artistica può inoltre aiutare a mantenere un contatto con i propri interessi e con aspetti di sé che la sofferenza rischia di lasciare in secondo piano. La persona può trovare uno spazio nel quale riconoscersi anche attraverso ciò che le piace, la incuriosisce e desidera esplorare. Nell’arteterapia, queste possibilità vengono accompagnate all’interno di una relazione professionale, con obiettivi e modalità adeguati alla persona e al contesto. Per Arthesis Lab, affermare che le arti possono essere strumenti di benessere e di cura significa dare a queste esperienze uno spazio riconosciuto: nella vita quotidiana, nei servizi e nei luoghi in cui le persone vengono accolte e sostenute.
Il progetto “Cultura è Salute” mette in relazione realtà culturali, artistiche, sociali e sanitarie, con l’obiettivo di favorire nuove pratiche e collaborazioni. Che valore ha, per una realtà come la vostra, entrare a far parte di una rete di questo tipo?
Nelle nostre esperienze professionali, il confronto con équipe e servizi è già una parte importante del lavoro. Entrare in “Cultura è Salute” significa ampliare questo dialogo, mettendo le nostre competenze artistiche e di arteterapia in relazione con quelle di altre realtà culturali, sociali, educative e sanitarie. Il valore è reciproco: portare un contributo specifico e costruire insieme nuove possibilità di intervento. La rete offre l’opportunità di incontrare interlocutori che conoscono da vicino i bisogni delle persone e le condizioni nelle quali un progetto deve svilupparsi. Il confronto tra queste conoscenze e le nostre esperienze può aiutare a elaborare proposte pertinenti e sostenibili, facendo emergere possibilità che, lavorando separatamente, sarebbe più difficile riconoscere.
Il valore sta quindi anche nella possibilità di progettare insieme: individuare gli obiettivi, scegliere le modalità di lavoro e definire come un percorso possa inserirsi nelle attività del contesto che lo accoglie. Per Arthesis Lab è inoltre un’occasione per far conoscere il proprio lavoro e costruire relazioni professionali nel tempo. Ci interessa che un primo contatto possa diventare una collaborazione concreta, con obiettivi condivisi, risorse adeguate e responsabilità definite, così da dare continuità alle esperienze. Entrare in una rete di questo tipo significa, infine, contribuire a un dialogo più ampio sul posto che le arti possono avere nei servizi e nella vita delle persone, portando la nostra esperienza e accogliendo prospettive diverse.
Quale contributo pensate che Arthesis Lab possa portare al network e, viceversa, quali opportunità vi aspettate dalla condivisione di esperienze con le altre realtà che fanno parte di “Cultura è Salute”?
Arthesis Lab può contribuire al network con competenze nella progettazione e conduzione di percorsi di arteterapia e laboratori artistico-espressivi, individuali e di gruppo. Portiamo un’esperienza maturata con persone con esigenze differenti, che ci ha insegnato quanto sia importante adattare materiali, strumenti e proposte affinché ciascuno possa trovare una modalità di espressione e partecipazione. Possiamo inoltre contribuire con gli strumenti che abbiamo ideato a partire da proposte già sperimentate nella nostra pratica professionale, condividendo l’esperienza maturata nel loro utilizzo e confrontandoci con altri professionisti sulle possibilità di adattamento a contesti differenti.
Dalla condivisione con altre realtà ci aspettiamo soprattutto un confronto sulle esperienze concrete: quali proposte sono state sviluppate, quali difficoltà sono emerse e quali adattamenti si sono rivelati utili. Ci interessa condividere anche le domande aperte del lavoro, perché è da questo confronto che possono nascere idee nuove e una maggiore consapevolezza delle proprie scelte. Vorremmo che lo scambio si traducesse anche in opportunità operative: percorsi nei servizi, workshop per i professionisti della cura e dell’educazione e progetti con realtà artistiche e culturali. Il nostro auspicio è costruire collaborazioni nelle quali le diverse competenze trovino spazio e le esperienze possano essere documentate e condivise, diventando a loro volta una risorsa per il network.
