Sanità e Territorio

CENTRI DI SIMULAZIONE: NASCE UNA NUOVA RETE PER VALORIZZARE LE COMPETENZE MANAGERIALI

8 Ottobre 2026 

del Prof. Pier Luigi Ingrassia – medico chirurgo, specialista in Anestesia e Rianimazione

La simulazione entra a pieno titolo nella formazione continua dei professionisti della salute e i centri che la praticano hanno bisogno di chi sappia governarli. Da oggi esiste una rete di Manager di Centri di Simulazione affinché contribuiscano a generare valore per le aziende sanitarie e i cittadini. Dirigo un centro di simulazione da diversi anni e ho imparato a farlo strada facendo. Come molti colleghi, sono arrivato a questo ruolo dalla clinica e dalla didattica, e la gestione di un centro, con il suo budget, i suoi spazi, le sue persone e i suoi rapporti istituzionali, l’ho scoperta lavorando. Oggi, da direttore scientifico del Professional Master in Management dei centri di simulazione medica, guardo a quell’esperienza da un’altra prospettiva. Credo che la gestione di questi luoghi sia diventata una questione di sistema.

Un contesto che sta cambiando

Per anni la simulazione in Italia è cresciuta grazie all’iniziativa di singoli professionisti, società scientifiche, università e aziende ospedaliere virtuose. Un primo passaggio di rilievo è arrivato nel 2022, quando il Ministero della Salute ha pubblicato le Linee di indirizzo sullo sviluppo della simulazione in sanità in Italia, elaborate da un tavolo tecnico dedicato, che ho avuto l’onore di coordinare. Il documento raccoglie raccomandazioni operative per usare la simulazione nella formazione e nella ricerca, con l’obiettivo di migliorare la qualità delle cure e la sicurezza dei pazienti, e offre delle raccomandazioni programmatiche per governo e istituzioni su come professionalizzarla per garantirne la qualità.

Il secondo passaggio è più recente. La Delibera n. 10 del 5 marzo 2026 della Commissione Nazionale per la Formazione Continua, adottata presso AGENAS, aggiorna i criteri per l’assegnazione dei crediti ECM e riconosce la simulazione come tipologia formativa autonoma, con tre crediti per ora di impegno, il valore più alto tra quelli previsti.

Definisce inoltre i requisiti minimi per erogare formazione in simulazione, che intercettano la sfera amministrativa, strutturale, tecnologica e professionale di un centro: dalle dotazioni agli ambienti, dai facilitatori alla protezione dei dati.

Il significato è concreto. La simulazione entra a pieno titolo nel sistema della formazione continua, quello che accompagna ogni professionista della salute per tutta la carriera. La sua funzione va però oltre l’aggiornamento individuale. Allenare le équipe a gestire le situazioni cliniche, a comunicare e a coordinarsi, e verificare nuovi percorsi e nuove tecnologie prima di portarli sui pazienti, contribuisce alla sicurezza e allo sviluppo dei sistemi sanitari. Un atto di politica sanitaria che riconosce questo valore sposta l’attenzione dal metodo ai luoghi in cui il metodo viene praticato.

Che cosa sono i centri di simulazione

La simulazione in sanità è un’esperienza artificiale, costruita con cura per riprodurre aspetti rilevanti della pratica clinica in un ambiente protetto, dove l’errore non ha conseguenze sui pazienti e può diventare occasione di apprendimento. Viene calibrata sugli obiettivi formativi e permette di allenare sia le abilità gestuali, come una manovra, una procedura o l’uso di uno strumento, sia le abilità di lavorare in équipe, cioè comunicazione, leadership, coordinamento e decisione condivisa in situazioni ordinarie o straordinarie, come l’urgenza. Il valore del metodo sta nella possibilità di ripetere le esperienze, di graduarne la complessità e di rifletterci sopra subito dopo, nel debriefing.

Un centro di simulazione è il luogo in cui questa esperienza viene progettata e realizzata. Le Linee di indirizzo lo descrivono come uno spazio di apprendimento in cui personale qualificato progetta e conduce gli scenari e guida la riflessione successiva, il debriefing. In pratica è un insieme di ambienti che riproducono sale operatorie, pronto soccorso, reparti e ambulatori, dotati di manichini a corpo interno altamente tecnologici, simulatori per le procedure, strumenti di realtà virtuale e aumentata, aule per il debriefing e sistemi audiovisivi. Accanto agli spazi e alle tecnologie, un centro è fatto soprattutto di persone con competenze complementari. Gli specialisti di simulazione, clinici e formatori, definiscono gli obiettivi formativi, progettano gli scenari, li conducono e guidano il debriefing. Gli specialisti in tecnologie della simulazione gestiscono i simulatori e i sistemi audiovisivi, li programmano, li mantengono funzionanti e ne curano l’integrazione con gli scenari, rendendo l’esperienza realistica e ripetibile. Il coordinamento di queste figure, insieme a un’organizzazione che garantisce continuità e qualità, è ciò che distingue un centro strutturato da un insieme di attrezzature.

La simulazione può anche uscire dalle sale del centro. L’esperienza artificiale può essere ricreata direttamente negli ambienti clinici reali, con le équipe che operano nel proprio reparto, con le proprie attrezzature e i propri percorsi. Il centro porta gli scenari, i simulatori e la competenza di conduzione, e si parla allora di simulazione in situ ossia quella che si realizza dove il lavoro si svolge. Questo consente di mettere alla prova l’organizzazione reale e di far emergere criticità difficili da vedere altrove, come la collocazione di un presidio o un passaggio di consegne poco chiaro.

In Italia non esiste un modello unico. Ci sono centri inseriti in ospedali e in IRCCS, centri universitari legati ai corsi di laurea e alle scuole di specializzazione, centri regionali che formano professionisti di molteplici ambiti, centri promossi da società scientifiche o da realtà private, unità mobili che portano la simulazione sul territorio, laboratori anatomici dedicati alla chirurgia.

Con il nuovo quadro ogni centro è chiamato a dimostrare di possedere i requisiti per erogare formazione di qualità. Diventa così un’infrastruttura del sistema salute, con responsabilità sulla qualità della formazione, sulla sicurezza della simulazione stessa, sull’uso delle risorse e sulla sostenibilità nel tempo.

Chi deve governare un centro

Oggi la maggior parte dei centri è diretta da clinici con una solida competenza didattica e di simulazione e una formazione manageriale limitata. È stato il mio caso e quello di molti colleghi. Il lavoro quotidiano richiede però competenze che il percorso clinico raramente offre: leggere un budget e calcolare un punto di pareggio, programmare l’uso degli spazi e delle attrezzature, scegliere e mantenere dispositivi costosi, selezionare e far crescere gli istruttori, costruire rapporti con aziende sanitarie, università e regioni, comunicare ciò che il centro offre, individuare fonti di finanziamento, documentare il valore che il centro di simulazione genera per il sistema salute e per la comunità tutta.

Imparare tutto questo sul campo funziona, ma richiede tempo e lascia ciascuno a reinventare soluzioni che altri hanno già trovato. Con requisiti nazionali che si vanno definendo, un percorso professionalizzante diventa un’esigenza.

Il Master

Da questa esigenza è nato il Professional Master in Management dei centri di simulazione medica, promosso da 24 ORE Business School in collaborazione con Accurate, di cui sono direttore scientifico. La prima edizione si è svolta tra aprile e settembre 2026, in sei moduli, in modalità mista tra live streaming e presenza a Roma e Milano.

Il programma ha toccato le aree che ritengo essenziali per un manager: leadership e gestione delle risorse umane, budget e sostenibilità economica, progettazione di spazi e dispositivi, posizionamento e comunicazione, innovazione e ricerca, advocacy e finanza agevolata. Per ciascuna area abbiamo affiancato la parte metodologica a testimonianze concrete. Hanno portato la loro esperienza istituzioni e realtà italiane come AREU Lombardia, l’Humanitas Training Center, SimuLearn, il LABSI di Verduno, l’AUSL della Romagna, la Scuola Superiore Sant’Anna e l’Università di Genova. Public Affairs Advisors ha illustrato come coordinare azioni di advocacy verso i decisori pubblici, e PENFIN Consulting S.r.l. ha introdotto gli strumenti della finanza agevolata per sostenere la ricerca e l’innovazione. Dall’estero hanno contribuito l’Icahn School of Medicine at Mount Sinai, l’Università della British Columbia, l’Università dell’Arizona, l’EuroMedSim Institute di Stoccarda e l’Università Masaryk di Brno. La faculty è stata prevalentemente italiana, perché le scelte gestionali dipendono dal contesto normativo e organizzativo del nostro Paese. Abbiamo invitato colleghi stranieri per portare esperienze virtuose da confrontare con la nostra realtà.

I primi quindici diplomati e la rete

Alla fine di settembre, a Milano, ho consegnato il Master Certificate ai quindici professionisti che hanno completato la prima edizione. Provengono da contesti diversi, per tipologia di ente, dimensione del centro e territorio, e questa varietà è stata una risorsa. Molti di loro operavano finora con ruoli poco definiti e con pochi interlocutori, spesso in parallelo all’attività clinica. Oggi hanno competenze che coprono l’intero ciclo di vita di un centro. Sanno impostare un budget e valutarne la sostenibilità, progettare e allestire gli spazi, pianificare la manutenzione delle dotazioni, guidare e sviluppare un gruppo di istruttori, costruire un piano di marketing e di comunicazione, individuare opportunità di finanziamento agevolato, confrontarsi con i decisori pubblici. Condividono inoltre un linguaggio comune, che facilita il lavoro tra centri diversi.

Il risultato che considero più importante è il gruppo che si è formato. I quindici diplomati costituiscono la prima rete nazionale di manager di centri di simulazione. Possono confrontare dati, modelli di costo e soluzioni organizzative, condividere strumenti per programmare le attività, mettere a fattor comune le esperienze maturate nella formazione degli istruttori e nel rapporto con le aziende sanitarie e le università. Con il nuovo quadro nazionale, una rete di responsabili che ragionano sugli stessi problemi può contribuire a definire buone pratiche condivise.

La seconda edizione

Il Master riparte il 27 novembre. Manteniamo l’impianto che ha funzionato, fatto di lezioni, casi reali e prove applicative, e lavoreremo per mettere in relazione i nuovi iscritti con la rete dei diplomati. Mi rivolgo a direttori sanitari, responsabili della formazione e coordinatori di centri già attivi o in progettazione, e a chi sta valutando di aprirne uno nella propria azienda o università. Un centro di simulazione ha bisogno di buone attrezzature e di buoni istruttori, e ha bisogno anche di chi lo sa governare. Perché l’obiettivo non è far crescere l’uso della simulazione ma professionalizzarla, alla stessa maniera di qualsiasi altro settore della sanità.