10 Marzo 2026 ![]()
Portare l’opera lirica nelle scuole e nei contesti educativi non è solo una sfida artistica, ma anche pedagogica e organizzativa. Barbara Minghetti, ideatrice di “Opera Education”, e Francesco Malanchin, responsabile dei progetti, ci raccontano come è nata questa iniziativa, quali tappe ne hanno segnato l’evoluzione e in che modo l’opera diventa uno strumento di educazione e crescita per bambini e ragazzi. Dall’approccio didattico alla costruzione concreta dei progetti, passando per le collaborazioni con teatri, enti culturali e territori, abbiamo esplorato come l’arte possa favorire partecipazione, valori sociali e la formazione del pubblico culturale del futuro.
Risponde Barbara Minghetti
Com’è nata l’idea di Opera Education e quale esigenza culturale voleva inizialmente soddisfare?
L’idea di Opera Education nasce dalla volontà di avvicinare il pubblico più giovane al mondo dell’opera lirica, un patrimonio straordinario ma spesso percepito come distante o elitario. Oramai trent’anni fa – insieme a Carlo Delfrati, ideatore del progetto didattico – ci siamo posti una domanda molto semplice: come possiamo far scoprire l’opera ai bambini e ai ragazzi prima che diventi qualcosa di “difficile” o intimidatorio? Con AsLiCo – Associazione Lirica e Concertistica Italiana, nel 1996 è nato quindi un nuovo progetto educativo che non si limita a portare giovani e giovanissimi a teatro, ma che costruisce un percorso ampio e strutturato: preparazione in classe, materiali didattici, laboratori partecipativi e uno spettacolo finale pensato appositamente per loro, con l’obiettivo di creare un primo incontro positivo e coinvolgente con la musica e il teatro musicale. Inoltre, fin dalle sue origini il progetto non si è limitato a coltivare solo nuove generazioni di appassionati spettatori, ma ha valorizzato e promosso i nuovi talenti, risultando spesso punto d’avvio di brillanti carriere, e allo stesso tempo beneficiando della visione e della creatività di giovani registi, direttori, cantanti, musicisti e attori.
Nel corso degli anni il progetto è cresciuto molto: quali sono stati i passaggi chiave della sua evoluzione?
La piattaforma nasce nel 1996 con Opera domani, il primo progetto partecipativo rivolto alle scuole primarie e secondarie di I grado. Fin dalla prima edizione il riscontro da parte del pubblico è stato molto positivo: negli anni, oltre a crescere il numero di città, teatri e pubblico coinvolti, si è andata a creare una vera e propria piattaforma di progetti che accompagnasse bambini e ragazzi alla scoperta del grande repertorio operistico lungo l’intero arco della crescita. Sono così nati nel 2009 Opera kids (3-6 anni), nel 2011 i progetti per gli adolescenti (Opera it e poi Opera smart), nel 2015 Opera baby (6-36 mesi), nel 2016 Opera meno9, culla sonora per famiglie in dolce attesa, e infine nel 2022 Opera white, per gli anziani istituzionalizzati in RSA. In 30 anni di storia i percorsi di Opera Education hanno fatto appassionare all’opera più di 1.500.000 bambini, calcando dai palcoscenici più piccoli a quelli più prestigiosi, in Italia e in oltre 10 paesi esteri.
In che modo Opera Education riesce a rendere l’opera lirica accessibile anche a chi non ha una formazione musicale?
La risposta è stata costruire veri e propri percorsi di avvicinamento all’opera, capaci di accompagnare bambini e ragazzi nella scoperta di questo linguaggio. In questo processo è fondamentale l’alleanza con gli adulti che li accompagnano a teatro, insegnanti e genitori, che diventano partner attivi e fondamentali del progetto. Per questo abbiamo lavorato su diversi livelli. In primis la strutturazione di un metodo educativo, con materiali didattici e percorsi pensati per diverse fasce d’età, che permettono agli insegnanti di preparare l’esperienza in classe. Quindi, la creazione di spettacoli “a misura di bambino”, che valorizzano il grande repertorio operistico mettendo in luce gli elementi musicali e narrativi più vicini alla sensibilità dei diversi pubblici. Il punto chiave è stato cambiare prospettiva: non chiedere ai giovani di adattarsi all’opera, ma trovare strategie per rendere il linguaggio dell’opera vicino al loro modo di apprendere e scoprire il mondo. Per farlo utilizziamo strumenti diversi che permettono ai ragazzi di vivere la musica in modo diretto, primo tra tutti il canto corale, elemento fondamentale che permette al pubblico di grandi e piccini di essere protagonista attivo di tutti i nostri spettacoli, diventando parte attiva dell’esperienza teatrale. Quando riconoscono una melodia preparata in classe o cantano un coro durante lo spettacolo, l’opera smette di essere qualcosa di distante e diventa improvvisamente familiare.
Coinvolgere bambini e ragazzi nel mondo dell’opera non è sempre semplice: quali strategie funzionano meglio?
Sicuramente la più grande chiave del successo del progetto è la partecipazione. I bambini e i ragazzi non sono semplicemente spettatori di uno spettacolo dal vivo pensato per loro, ma diventano parte attiva del processo. Attraverso il percorso svolto a scuola arrivano infatti a teatro preparati e consapevoli, e durante lo spettacolo partecipano insieme agli artisti sul palcoscenico. Il pubblico quindi non è soltanto spettatore: viene coinvolto attraverso il canto, il movimento, il gioco teatrale o momenti di interazione con lo spettacolo. Questo permette di entrare nel linguaggio dell’opera in modo diretto, corporeo e intuitivo. Inoltre è fondamentale il lavoro di mediazione e avvicinamento al genere operistico. Per questo lavoriamo molto sul racconto: cerchiamo di far emergere perché storie nate secoli fa possano ancora parlarci oggi. Al centro delle opere ci sono emozioni universali, amore, conflitto, paura, desiderio, speranza, che appartengono anche all’esperienza dei ragazzi. Quando si riesce a raccontare queste storie mettendo in luce ciò che le rende ancora attuali, i giovani scoprono che l’opera non è qualcosa di distante, ma un linguaggio che può parlare anche a loro.
Quali sono le nuove direzioni o progetti su cui state lavorando?
Una delle direzioni su cui stiamo lavorando con maggiore attenzione riguarda il coinvolgimento degli studenti della scuola secondaria di II grado. È una fascia d’età particolarmente complessa da raggiungere, anche perché nei loro percorsi scolastici la musica spesso non è più presente come materia e, di conseguenza, l’opera non fa parte delle esperienze culturali più immediate. Un altro percorso che da diversi anni ci stiamo impegnando a far crescere e curiamo con attenzione è quello dell’inclusione, con l’obiettivo di rendere l’esperienza artistica e didattica dei nostri progetti democratica e accessibile per tutti.
Risponde Francesco Malanchin
Dal punto di vista organizzativo, come si costruisce concretamente un progetto di Opera Education?
La costruzione di un progetto di Opera Education è un lavoro che richiede tempo e coordinamento tra molte figure diverse. Si parte dalla scelta del titolo d’opera protagonista della stagione, che viene poi declinato sui diversi progetti grazie alla collaborazione con team artistici differenziati per ogni target, che costruiscono gli spettacoli seguendo le caratteristiche dei rispettivi format. Parallelamente si costruiscono i materiali didattici per le scuole e le famiglie. Questo lavoro è fondamentale per costruire un percorso che non sia solo teatrale, ma anche educativo. Da qui prende forma la progettazione dei materiali didattici: kit cartacei e digitali destinati agli studenti e materiali di approfondimento, prevalentemente digitali, dedicati agli insegnanti. Momento fondamentale sono gli incontri di formazione per insegnanti, proposti in tutte le città di tournée, da cui parte poi il percorso nelle scuole, in cui gli studenti lavorano in classe per alcuni mesi, guidati dai propri docenti. Il momento culminante e più atteso è quello dello spettacolo a teatro, dove ciò che hanno imparato diventa esperienza condivisa.
Quali sono le principali sfide nella gestione di programmi che coinvolgono scuole, insegnanti e istituzioni culturali?
Mettere in dialogo il mondo della scuola con quello del teatro richiede coordinamento, ascolto e strumenti adeguati. La nostra principale sfida è promuovere una proposta musicale attraverso docenti ed educatori che non hanno una formazione specifica come musicisti. Per questo motivo una parte fondamentale del nostro lavoro consiste proprio nella formazione degli insegnanti: è importante fornire loro strumenti, competenze e soprattutto la serenità necessaria per poter affrontare il percorso in classe con i bambini.
Per quanto riguarda invece le istituzioni culturali, la sfida è spesso quella di far comprendere l’importanza di investire nel pubblico giovane con la stessa convinzione con cui si investe nelle produzioni dedicate al pubblico adulto. Costruire un rapporto con le nuove generazioni significa infatti garantire continuità alla vita culturale dei teatri.
Quanto è importante il lavoro di rete con teatri, enti culturali e territori?
Il lavoro di collaborazione con istituzioni culturali ed enti del territorio è fondamentale. All’inizio non è stato semplice convincere le strutture teatrali a investire in percorsi educativi legati all’opera e dedicati al pubblico più giovane. Era un ambito ancora poco esplorato e non sempre se ne coglieva fino in fondo il potenziale. Oggi, invece, questo sistema di collaborazioni rappresenta la vera linfa vitale del progetto. Grazie a questi partner è possibile far crescere i percorsi di Opera Education, adattarli ai diversi territori e raggiungere ogni anno migliaia di studenti. Inoltre, il progetto continua ad ampliarsi, coinvolgendo nuove realtà sia in Italia sia all’estero, segno di un interesse sempre più forte verso iniziative culturali ed educative rivolte alle nuove generazioni. Fondamentali per noi sono anche le reti internazionali di cui AsLiCo fa parte, che ci permettono di avere uno sguardo aperto sul panorama operistico europeo e di raccogliere stimoli culturali nati da prospettive diverse, oltre che costruire relazioni con tanti dei partner che all’estero ospitano i nostri progetti.
Quali sono le reazioni più sorprendenti o emozionanti che avete osservato nei giovani partecipanti?
Lo stupore ed energia dei bambini nell’entrare a teatro, ancora prima di vedere lo spettacolo, ci ricorda ogni volta l’importanza della meraviglia. Le emozioni più grandi arrivano però in sala, quando la platea si illumina ed è il momento per loro di cantare. L’entusiasmo con cui accolgono lo spettacolo, gli applausi “da stadio” e le vere e proprie ovazioni agli artisti al termine della rappresentazione sono una dimostrazione molto concreta di quanto il progetto riesca a coinvolgerli. Un altro aspetto particolarmente emozionante è vedere gli effetti a lungo termine di questo lavoro. Dopo quasi trent’anni di attività, capita sempre più spesso di incontrare giovani musicisti che raccontano di essersi avvicinati all’opera proprio grazie a questi spettacoli.
Con quale curiosità guardate il nostro network di “Cultura è Salute”, nato proprio per valorizzare le arti come strumento di benessere?
Il dialogo fondamentale tra salute e cultura ci interessa particolarmente ed è un percorso che da tempo stiamo cercando di approfondire. In particolare, risulta per noi vicino ai due progetti agli estremi anagrafici della nostra piattaforma, Opera meno9 e Opera white, che più di tutti lavorano sul benessere di corpo e mente attraverso i processi artistici e didattici. Crediamo fortemente che la proposta culturale sia parte fondamentale del benessere dell’individuo e siamo felici di entrare in una rete di realtà che promuovono il dialogo tra questi settori.
