3 Marzo 2026 ![]()
Di Gian Piero Sbaraglia – otorinolaringoiatra
È brutto dirlo, ma parafrasando un noto detto romanesco “Troppi galli a cantà non fanno fà mai giorno!”. È la saggezza del passato, quella saggezza che il mondo semplice e genuino del contadino ti tramandava e che spesso oggi ci ritroviamo come un aiuto in molte nostre vicissitudini. L’argomento è quello di questi giorni: i vari “fallimenti” della medicina, ovvero di coloro che la rappresentano e che spesso per mancanza di umiltà e per senso di onnipotenza, percorrono strade ardite, che la stessa medicina, se interpretata bene, ti dice di non percorrere. Il detto “In medicina due più due non fa mai quattro” non l’abbiamo inventato noi, ma ci è stato sempre presente, modestamente, nella pluriennale professione di medico ospedaliero, e averlo sempre presente permette di essere più attento e riflessivo.
Quello che oggi stiamo scrivendo non vuol essere una bigotta ramanzina o un voler puntare il dito su vicende mediche poco esaltanti, ma piuttosto un voler porre una seria riflessione sui momenti spesso bui della nostra quotidiana realtà, aggravata ancora più dal fatto che oggi la violenza gratuita in molti settori sta dilagando e, a vederla sempre più crescente, non si capisce se le menti di chi dovrebbe frenarla, regolamentarla, si siano impoverite o offuscate.
Ed ecco allora che anche nel campo della medicina si sta perdendo il senso di prudenza a vantaggio di quello della superficialità, fino a ieri legato alla formazione e alla consapevolezza che la medicina è in primo luogo la cura del malato, uomo debole, e non la ribalta di uno spettacolo per farsi grandi. Abbiamo sempre detto che la medicina, le terapie, le soluzioni alle varie patologie, non debbono prescindere dalle leggi insite nella Natura e che il medico deve assolutamente rispettare. Le conquiste e il progresso debbono essere in equilibrio con la Natura. Non si possono affrontare temi, problemi di patologie, fuori dalle leggi naturali. Questo lo si paga! La Medicina non è clamore; risolvere un problema serio in Medicina non dovrebbe costituire oggetto di propaganda delle proprie capacità, ma lo spunto per rasserenare i pazienti affetti da certe serie patologie, nel senso di voler far presente che si è giunti a sicuri rimedi per essi, a tutto vantaggio della salute.
Tutto ciò detto, per porre un freno alla ardita ricerca o all’audacia di certuni, specie chirurghi, che pur di raggiungere l’obiettivo attuano soluzioni terapeutiche ardite, abbandonando spesso il buon senso, a dispetto delle leggi naturali. A dimostrazione di questo, ricordiamoci come è nato quel maledetto Coronavirus che tanti morti ha seminato: sembrerebbe che la mutazione genetica fatta in laboratorio, sia stata la causa di una variante ancora più micidiale del Coronavirus, chiamato poi Covid-19. Tutto questo deve farci riflettere a noi medici, ricercatori e non, che la medicina è in primis, nata per studiare come difendere l’uomo dalle malattie, ricercandone i rimedi in natura, ché la Natura ha in sé i rimedi per salvaguardare la salute dei suoi esseri viventi. Sta a loro, soprattutto se forniti di ragione, saperli trovare ed usarli alla circostanza, sempre assecondando le regole che la natura stessa fornisce. E queste regole fanno parte della cultura che l’uomo deve sempre maturare per migliorare la qualità di vita, leggendo e capendo il libro della Natura.
E chi, se non il Medico, dovrebbe essere il garante del rispetto delle leggi naturali, difenderle per difendere la salute dei suoi simili? Non è forse lui, il medico, ad intervenire in casi di pandemie, suggerendo quanto si deve fare per difendersi da esse?
Questo costituisce un elemento essenziale per chi abbraccia questa professione per vocazione e ci fa capire quanta importanza abbia per il medico lo stabilire con i pazienti un colloquio costante, teso ad avere sempre contezza sulla loro salute; invece troppo spesso ci si ritrova a sentire molti pazienti che raccontano di rapporti sempre più spersonalizzati. Non una parola di più oltre la diagnosi, nessun contatto più profondo e nessun rapporto empatico. È ciò che hanno denunciato, tra l’altro, i genitori di quel povero bambino, deceduto a Napoli per un trapianto di cuore malamente condotto e di cui si parla su tutti i mass-media da giorni. Il Medico non deve mai tradire i valori insiti in questa unica e nobile professione, ricordando sempre l’insegnamento di Ippocrate, seguito dal solenne giuramento.
