Sanità e Territorio

NEL VERDE SI STA MEGLIO: IL POTERE RIGENERANTE DEL MOVIMENTO

3 Marzo 2026

Di Paola Virginia Gigliotti – medico di medicina generale

Di Francesco Coscia – Dirigente Medico Az. Sanitaria Alto Adige, Medicina Interna Ospedale San Candido

Anche in medicina fare un po’ di storia è importante, altrimenti non si capisce bene il background di alcune acquisizioni scientifiche. Quando il Professor Veronesi era stato Ministro della Salute, aveva voluto una commissione per i problemi della Sanità in Montagna. Ne avevamo fatto parte, presentando tra l’altro un progetto “Benessere e Ambiente” che era stato incluso tra le eccellenze nel piano sanitario 2001-2003. Nel frattempo alla FAO nel 2002 era stato istituito l’Ufficio Partnership della Montagna e il 2002 era stato dichiarato dall’ONU Anno Internazionale della Montagna. Questi eventi ci hanno sempre più spinti a portare avanti la nostra attenzione sia nella ricerca e nell’insegnamento all’università di Perugia, sia con i nostri pazienti verso l’attività fisica nell’ambiente. Ormai tanti cominciavano a pensare ai benefici dell’esercizio fisico, ma non ne derivava quasi mai una prescrizione basata su un metodo scientifico. Molto di moda andavano e palestre, ma la vera svolta fu organizzare nel 1993 il convegno “Palestre al Sole”. Un confronto multidisciplinare tra scienziati, giornalisti e atleti, sensibili alla promozione dell’esercizio fisico nell’ambiente.

Per il 2002 presentammo in una teleconferenza in collegamento con diverse parti del mondo, i risultati emersi da un questionario somministrato a circa 2000 bambini di tutta Italia, di età compresa tra i 6 e i 12 anni. Emerse un quadro di sovrappeso, anche in chi praticava uno sport, proprio per mancanza del più naturale degli esercizi aerobici, il camminare nella vita quotidiana. Il 90% dei bambini espresse poi il desiderio di fare vacanze nella natura, facendo sport e con i genitori. Questo ci riportò al convegno che avevamo organizzato nel 1998 “Diritti dell’Uomo e diritto all’Ambiente” in cui era stata sottolineata l’importanza pedagogica del contatto con la natura.

Il progetto Benessere e Ambiente era basato su semplici osservazioni basilari e riassunto in alcuni punti focali. Le trasformazioni sociali degli ultimi quarant’anni hanno determinato un profondo cambiamento dello stile di vita del nostro paese ed in genere di tutti i paesi dell’Europa del benessere. Il movimento aerobico, la cui espressione più semplice è il camminare, è sempre meno presente nella vita quotidiana di tutte le fasce di età (è infatti difficile, soprattutto nelle città, recarsi al lavoro, a scuola, a fare “la spesa” a piedi). Inoltre l’uomo sempre più urbanizzato ha perso il proprio feeling naturale con l’ambiente. Tutto ciò ha determinato dei cambiamenti dello stato fisiologico, sia fisico sia psichico dell’individuo fino ad essere concausa, non certo secondaria, di alcune diffusissime patologie (sovrappeso, dismetabolismi, ipertensione ed altre malattie cardiovascolari e metaboliche…). Da alcuni anni si sta dando il giusto valore ai danni della sedentarietà, forse non ancora a quelli indotti dalla perdita del rapporto con la natura. Le persone sono senz’altro alla ricerca del benessere, ma sono anche facilmente preda di falsi modelli o di modelli puramente estetici. Le attività fisiche che si possono fare in ambiente naturale, dal semplice escursionismo allo sci da fondo alla corsa all’orienteering, alla bicicletta sono senz’altro un elemento che fa parte dello sviluppo sostenibile del territorio.

    Il territorio nella sua essenzialità può essere luogo di benessere.

    Il progetto si propone di “utilizzare” la montagna o la campagna o altro ambiente naturale, proprio per il riequilibrio psico-fisico del soggetto e si rivolge essenzialmente a quattro gruppi di soggetti:

    1) Soggetti sani che vogliono ricercare la propria forma fisica attraverso l’esercizio programmato e personalizzato nella natura.

    2) Soggetti portatori di patologie per le quali l’esercizio fisico aerobico, soprattutto se svolto in ambiente naturale, è da considerarsi presidio terapeutico proprio grazie alle sue caratteristiche bioenergetiche (Pazienti ipertesi, dismetabolici, adulti e bambini obesi, ecc.)

    3) Atleti di varie discipline sportive, soprattutto di settore giovanile, che possono curare la preparazione aerobica con l’attività escursionistica programmata in estate o in inverno (sci, racchette).

    Questo gruppo è molto importante perché è ormai noto che spesso ci troviamo di fronte ad “atleti sedentari”, cioè a soggetti che esercitano esclusivamente attività sport specifica e che spesso hanno notevole carenza delle capacità aerobiche, fondamentali per tutte le discipline sportive; oppure soggetti che curano l’allenamento aerobico in maniera ripetitiva, in ambiente monotono e che quindi vanno incontro a fatica cronica. Quando poi ci riferiamo ad atleti di settore giovanile la pluridisciplinarietà diventa ancor più importante ed il contatto con l’ambiente naturale assolutamente formativo. Pensiamo ad esempio ai giovani calciatori che curano la preparazione aerobica con ripetitivi giri di campo.

    4)Disabili. Sono ormai noti i benefici della natura per i portatori di handicap mentali ma sono altrettanto noti alcuni luoghi attrezzati per far fruire i sentieri ai portatori di handicap fisici.

    Questo modo “scientifico” della fruizione della natura coinvolge necessariamente gli enti locali, dando anche la possibilità di creare nuovi posti di lavoro. Nel 2010 presentammo a Jyväskylä, al Convegno CIO “Sport for All for Health” i risultati di un nuovo studio condotto presso i bambini e un altro fatto nel mondo del lavoro. I bambini erano sempre tra i 6 e i 12 anni, circa 2400 di tutta Italia e di aree sia urbane che piccoli paesi. Il questionario identico a quello del 2002. Lo studio sui bambini riconfermava i risultati del 2002, salvo un significativo incremento del sovrappeso. I lavoratori 25 impiegati di un piccolo comune sul Trasimeno. Dopo una valutazione internistica, completa di esami di routine e ECG, era stata fatta una valutazione delle capacità fisiche secondo i parametri dell’American college of Sport Medicine, comprendente la capacità aerobica, la forza e potenza muscolare, la flessibilità del dorso, al fine di prescrivere un esercizio fisico personalizzato e volto all’incremento delle carenze rilevate. Trattandosi di abitanti di un piccolo centro nella natura, avevamo dato più spazio alle attività in ambiente naturale; 24 di loro conducevano vita sedentaria. Di questi il 50% erano sedentari da 10 anni. A distanza di due mesi il 70% denunciava una maggiore sensazione di benessere, il 100% non si sentiva più stanco.

    Alla rivalutazione dopo un anno, l’80% aveva ridotto il peso corporeo. Lo aveva incrementato solo una donna molto magra ed ipotonica, per incremento della massa muscolare. Il 100%avevano un indice di fitness migliore, avevano un umore migliore, avevano deciso di cambiare stile di vita. Una donna diabetica in terapia insulinica finalmente aveva avuto un buon controllo della glicemia. Nello stesso studio avevamo incluso un gruppo di immigrati che, seguiti da studenti di Scienze Motorie, avevano fatto un programma di escursionismo nel giorno settimanale libero. Tutti avevano una sensazione di benessere, oltre che di migliore integrazione e conoscenza del nuovo territorio. In conclusione, ormai è un concetto fondamentale, da tutti sostenuto, che l’esercizio fisico in ambiente naturale ha molti benefici. I bambini sviluppano un ramo dell’intelligenza che altrimenti non è stimolato. La natura rende più disciplinati e obbedienti perché detta le regole del gioco. Il semplice camminare dà una base aerobica fondamentale in ogni altra attività, anche per la prevenzione dei danni muscolo tendinei indiretti. Facilita il rapporto intergenerazionale, consentendo di stare con genitori e nonni in maniera sana, rispondendo quindi ad una delle più importanti necessità emerse dal questionario nel 90% dei bambini. Per tutti aumentano le endorfine quindi anche nei luoghi di lavoro può migliorare la serenità dell’ambiente.

    Le persone anziane traggono, tra l’altro, un grande beneficio dal camminare su un terreno naturale e non liscio come l’asfalto. I recettori della pianta del piede infatti stimolano il sistema dei propriocettori del ginocchio e di conseguenza le fibre muscolari a reclutamento veloce, quelle che aiutano a non cadere. In pratica l’esercizio fisico, soprattutto quello in natura, non allunga la vita ma allontana la soglia di vecchiaia, intesa come perdita dell’autonomia e autosufficienza.

    In qualità di medici non possiamo prescindere dal valutare quale esercizio e in quale ambiente. Tutti non possono fare le stesse cose, ma tutti possono trovare il proprio movimento e il proprio habitat. Adesso è arrivato un altro momento, che abbiamo enfatizzato proprio con la Mountain Partnership FAO per l’Anno Internazionale della Montagna 2022. Dobbiamo rendere concreto ogni sforzo perché la salute umana sia resa imprescindibile dalla salute dell’ambiente. I cambiamenti climatici, ormai evidenti a tutti, sicuramente richiedono un adattamento del fisico umano ma richiedono anche un adattamento della psiche, dei modi di vivere e di divertirsi. Abbiamo inverni brevi e con temperature variabili. Estati torride. Lavoro e condizioni economiche che non consentono ai più lunghe villeggiature ma piccoli spazi di libertà. Questo obbliga medicina e enti locali a collaborare per ridisegnare gli spazi urbani. Se riconosciamo Natura e Attività Fisica elementi indispensabili per il benessere, non possiamo relegarli allo spazio di un weekend lungo ma dobbiamo poterne usufruire sempre, nella quotidianità.