23 Luglio 2026 ![]()
del dottor Gian Piero Sbaraglia, otorinolaringoiatra
La notizia della morte di un uomo fermato dalla Polizia di Stato a Bologna ha suscitato profondo sconforto e acceso un intenso dibattito pubblico. Gli agenti erano intervenuti a seguito della segnalazione di un individuo, identificato come Fakir, che stava dando in escandescenze in un quartiere della città; secondo quanto riportato, non si sarebbe trattato del primo episodio. Dopo il fermo, mentre gli agenti cercavano di calmarlo in attesa dell’arrivo dei soccorsi sanitari, il soggetto è deceduto. I sanitari, giunti tempestivamente sul posto, hanno immediatamente iniziato le manovre rianimatorie, purtroppo senza esito positivo.
Questi sono i fatti, descritti in modo necessariamente sommario. Saranno le indagini in corso a chiarire con precisione come si siano realmente svolti gli eventi. Tuttavia, fin dalle prime ore successive all’accaduto, la vicenda è stata ampiamente trattata dalla stampa e dai mass media, assumendo anche una forte connotazione politica. Si sono susseguite critiche nei confronti delle forze dell’ordine e manifestazioni di piazza che, in alcuni casi, sono degenerate in atti di violenza, con vetrine distrutte, auto incendiate e altri episodi di vandalismo rivolti contro operatori della Polizia di Stato.
In questa circostanza è opportuno ricordare la celebre affermazione di George Bernard Shaw: “Diffida della falsa conoscenza: è peggiore dell’ignoranza.”
Questa riflessione appare particolarmente attuale di fronte alle numerose congetture formulate nelle ore immediatamente successive ai fatti, che hanno attribuito responsabilità agli agenti, accusandoli di aver usato eccessiva forza nel contenimento del soggetto oppure di non aver eseguito correttamente le manovre di soccorso o i protocolli di sicurezza.
A rendere ancora più complesso il dibattito è stata anche l’affermazione di un rappresentante del sistema dell’emergenza sanitaria che, secondo quanto riportato da la Repubblica del 21 luglio 2026, ha dichiarato: “Fakir aveva una forma di delirio, è stato sbagliato tenerlo fermo a lungo.”
Che cosa si intendeva esattamente con questa affermazione? Dai filmati diffusi sembrerebbe che gli agenti abbiano inizialmente cercato di impedire che il soggetto si procurasse lesioni durante alcune crisi epilettiche e, successivamente, abbiano tentato di contenerlo, apparentemente senza un uso eccessivo della forza.
In circostanze come queste occorre ricordare che, durante le manovre di contenimento o di rianimazione, possono verificarsi condizioni cliniche particolari. Tra queste vengono richiamate la sindrome vasovagale e la cosiddetta sindrome dello stretto toracico, entrambe potenzialmente responsabili di importanti alterazioni cardio-circolatorie e, nei casi più gravi, di arresto cardiaco.
Una compressione laterale e prolungata del collo potrebbe infatti determinare una stimolazione del nervo vago, con conseguenze sul sistema cardiovascolare e, soprattutto, sull’attività cardiaca. Analogamente, una compressione esercitata alla base del collo e sul torace potrebbe teoricamente favorire una sindrome dello stretto toracico, con possibili ripercussioni sul nervo vago e sul circolo.
Naturalmente saranno gli accertamenti medico-legali a chiarire se tali meccanismi abbiano avuto un ruolo nella vicenda. Non si tratta di aspetti semplici da dimostrare, poiché le alterazioni a carico del nervo vago risultano spesso difficili da documentare, salvo nei casi in cui siano presenti evidenze dirette di un trauma.
Per questo motivo appare opportuno attendere le conclusioni delle indagini, evitando valutazioni affrettate. Una corretta interpretazione dei fatti richiede infatti la conoscenza dell’anatomia, della fisiologia del nervo vago e delle possibili implicazioni cliniche connesse a condizioni come la sindrome dello stretto toracico, temi che meritano un approfondimento scientifico prima di formulare giudizi definitivi.
