Pareri a confronto Medico-Paziente

PRENDERSI CURA SECONDO NATURA

21 Maggio 2026

Di Fulvio Filacchione, neuropsichiatra

Di recente mi hanno raccontato di una bambina di sei anni, figlia di una psicologa, alla quale, dopo tre sedute con un’altra psicologa, sarebbe stato detto che “ha un po’ di Asperger”.

Parlando brevemente con la nonna, che mi chiedeva un consiglio telefonico, la mia impressione era invece che la bambina volesse semplicemente opporsi alle domande che le venivano poste, per interessarsi esclusivamente alle cose che lei stessa sceglieva e decideva di fare.

Ed ecco il primo dilemma: perché si cerca di curare prima ancora di prendersi cura?

Perché intervenire, formulare diagnosi, precipitare interventi nel nome della prevenzione, se prima non ci si dedica, con calma, a osservare e ascoltare?

Leggo la traduzione dall’inglese di take care: provvedere, custodire, pensare, proteggere, interessarsi, governare, vedere… poi anche “curare”, ma soprattutto, come primo significato: “STAI ATTENTO!”. Troppo facile, in questo periodo storico, dire che gli uomini che decidono e gli uomini che obbediscono non stiano molto attenti. Si può allora comprendere perché quella bambina di sei anni si opponga alle domande e alle indicazioni della madre e della nonna — che conosco come persone empatiche e affidabili — nel tentativo, forse, di “stare attenta” lei stessa, di cercare la propria strada solo dopo aver osservato.

Anche il NO è secondo natura. Anche l’assenza, la mancanza, la rigenerazione del maggese, il vuoto, la riflessione — e non soltanto l’azione — sono secondo natura in un mondo malato di positivismo, di risultati, di primati, di vincitori.

Se Omnia mutantur, nihil interit di Ovidio ci ricorda che “Tutto cambia, nulla perisce”, allora anche il concetto di cura dovrebbe tendere più all’adattamento che alla guarigione, più alla conoscenza di ciò che è possibile che al ripristino di uno stampo perfetto e predefinito. Concetti filosofici oppure ossatura di future linee guida terapeutiche?

A volte amo ironizzare dicendo che la diagnosi più impegnativa è stabilire se la malattia sia dell’altro… oppure propria.

Vale tra esseri umani, vale nel rapporto Uomo-Natura, vale per la Materia, vale per l’Anima.

Ma la Materia-Natura possiede una sua fluttuante coerenza nel mutamento e nella trasparenza del Bene e del Male. L’Uomo, invece, è più inestricabile in questo impasto, spesso incastrato tra modelli rigidi e illusioni. Dovrebbe avere un continuo bisogno di reinventare la propria libertà, cioè non essere né ciò che gli altri vogliono, né ciò che l’inconscio impone, ma ciò che sceglie consapevolmente di diventare.

E ritorna l’esempio della bambina che “non ha un po’ di Asperger”.

Diceva Oscar Wilde: “Sii te stesso; tutti gli altri sono già occupati.”