15 Maggio 2026 ![]()
Del dott. Gian Piero Sbaraglia, otorinolaringoiatra
Ogni giorno sembra un bollettino di guerra quando ascoltiamo o vediamo i mass media: femminicidi, aggressioni gravi, soprattutto in ambito familiare, sfrenata e ingiustificata violenza tra i giovanissimi, per lo più minorenni, incidenti stradali con morti, per non parlare della costante presenza degli incidenti sul lavoro. Come si può stare fermi a guardare il verificarsi di tutte queste tragedie? O meglio, come si può recitare gridando a gran voce “BASTA… BASTA…”, senza proporre soluzioni concrete, seppur dure, a questi accadimenti? Sono anni che da questa sede denunciamo queste cose, soprattutto la falsa presa in considerazione delle Istituzioni, che restano latitanti, ma nulla è cambiato da quando, anni fa, noi, in tutta modestia, lo abbiamo fatto presente, anche con suggerimenti in tutta umiltà.
Ciò che più infastidisce e crea rabbia è che, al di là del “fermo” dei violenti — il cui giudizio, peraltro, si dilunga quanto un secolo — non si prendono concrete misure per arginare, come sempre abbiamo detto e ripetiamo per l’ennesima volta, questi brutali fenomeni, subito!
Ripetiamo ancora oggi con maggiore forza che la prevenzione degli infortuni sul lavoro, ad esempio, si deve concretizzare nella formazione dei lavoratori e dei dipendenti, consistente nello specifico nell’acculturarli sui pericoli insiti nell’ambiente di lavoro, onde evitarli, e nel rispetto delle proprie mansioni: ad esempio, un dipendente in ufficio che si accorge che una presa elettrica del proprio PC è guasta non deve improvvisarsi elettricista, ma dovrà chiamare il tecnico esperto, così da prevenire eventuali danni a sé stesso e agli altri colleghi.
Questa prevenzione — e molto altro ancora — viene realizzata attraverso una obbligatoria e seria informazione con adeguati corsi di prevenzione della salute in ambito lavorativo: l’acculturamento su questi temi dei lavoratori non ammette deroghe, perché il lavoratore deve sapere che, se l’infortunio sul lavoro è dimostrato essere stato causato da una sua imprudenza o superficialità, dopo le opportune indagini, il risarcimento non ci sarà, anzi verrà sanzionato.
Avviene questo oggi? Sì, ma solo in pochissimi casi, se gli incidenti sul lavoro sono sempre in prima pagina sui giornali e nei mass media, come in questi giorni.
Questo è ciò che accade nell’ambito lavorativo, ma prendiamo ad esempio ciò che succede sulle strade, con continui incidenti mortali che in quest’ultima settimana hanno coperto di sangue le strade romane e del Lazio, soprattutto sangue giovanile. Come non vedere che non è mettendo cartelli stradali con l’obbligo di ridurre la velocità a 30 km/h che si prevengono tutti questi incidenti, ma è attraverso una meticolosa sorveglianza del livello culturale dei conducenti, sia delle auto che delle due ruote, i quali, nonostante le norme vigenti del codice della strada, agiscono in maniera menefreghista, facendo finta di non sapere che la loro condotta omissiva potrebbe causare danni agli altri ma anche a loro stessi? Un esempio per tutti: i motorini e le moto sono veicoli? Certo. Ma dove sta scritto che in città e anche sulle strade extraurbane possano circolare senza regole, sorpassando altri veicoli a destra, con velocità da pazzi, o addirittura facendo lo slalom nel traffico come se fossero sugli sci? Ma i guardiani delle strade dove sono? Proprio l’altro giorno abbiamo assistito, nei pressi della stazione Termini, al passaggio di un monopattino con sopra tre, dico tre ragazzi, proprio davanti a una pattuglia della polizia che, diciamolo pure, si è voltata dall’altra parte! E questa sarebbe prevenzione?
Ed infatti i risultati si vedono, con il verificarsi costante di incidenti stradali, per lo più da addebitarsi o alla scarsa attenzione o anche al mettersi alla guida non in condizioni fisiche ottimali. E ciò ci porta ad un’altra riflessione, per nulla considerata da chi è addetto alla sicurezza e alla prevenzione: perché colpire con un blitz solo gli spacciatori e non fare invece, in tutta privacy, una check-list di coloro che assumono stupefacenti, così da sapere per tempo se un incidente è stato provocato perché alla guida c’era una persona abitualmente dedita al consumo di sostanze stupefacenti? Sembra che queste soluzioni non facciano parte della cultura o della formazione di chi è preposto a certe responsabilità. Ed ancora: passeggiando per i viali di Roma, quanti alberi, anche “sani”, sono stati rimossi o potati — peraltro in maniera incompetente — e al loro posto ne sono stati piantati altri? Ma qual era lo scopo? Cambiare tipo di pianta? Di certo si sarebbe dovuto verificare se la pianta fosse pericolante, ma per questo ci sono gli esperti giardinieri. Tuttavia la questione lascia interrogativi: togliere una pianta pur sana per metterne un’altra?
Ecco allora che tutte queste riflessioni non possono che giustificare, come spesso abbiamo detto, il nascere delle devianze dei tempi di oggi, devianze foriere di violenze senza limiti, ma che ci danno contezza che oggi viviamo così perché manca la cultura della prevenzione e, in particolar modo, manca la CULTURA DELLA RIFLESSIONE, che quando c’è appare essere frutto di una FALSA CULTURA, PEGGIORE DELL’IGNORANZA.
