29 Maggio 2026 ![]()
Intervista a Francesca De Cagno, ideatrice del progetto, a cura di Eleonora Marini
Nel cuore di Roma nasce un’esperienza innovativa che unisce benessere psicologico, natura e consapevolezza interiore. Si chiama “VerdIdentità” ed è un percorso di ecopsicologia urbana pensato per aiutare le persone a rallentare, ascoltarsi e ritrovare un contatto autentico con sé stesse attraverso il verde cittadino. In un’epoca caratterizzata da ritmi frenetici, iperconnessione digitale, stress e crescente disagio emotivo, il rapporto tra natura e salute sta assumendo un ruolo sempre più centrale anche nel dibattito scientifico e psicologico. Sempre più studi confermano infatti come il contatto con gli spazi naturali possa contribuire al benessere mentale, alla riduzione dell’ansia e al recupero dell’equilibrio psicofisico. Per approfondire questi temi abbiamo intervistato Francesca De Cagno, ideatrice del progetto.
Dottoressa De Cagno, come nasce il progetto del Sentiero Ecopsicologico “VerdIdentità” presso Villa Leopardi a Roma?
Il progetto “VerdIdentità” nasce dal desiderio di portare la psicologia fuori dallo spazio dello studio, promuovendo pratiche di connessione con la natura come esperienza concreta, accessibile e quotidiana. La realizzazione del progetto è frutto dell’incontro di una sensibilità comune verso la diffusione di pratiche di benessere nel verde. L’Ordine degli Psicologi del Lazio, in primis, e poi il II Municipio, nella persona della presidente Francesca Del Bello, hanno subito colto il valore della creazione di un percorso esperienziale capace di aiutare le persone a rallentare, ascoltarsi e ritrovare uno spazio interiore attraverso il contatto con l’ambiente naturale, anche in un contesto urbano. Il Municipio ha poi indicato come sede del sentiero Villa Leopardi, un gioiello verde nel cuore del quartiere Nomentano, ricchissimo di biodiversità e curato dall’associazione “Gli Amici di Villa Leopardi”, una rete di oltre mille cittadini che partecipano alla cura del verde e alla valorizzazione del patrimonio botanico del parco.
Qual è il significato più profondo di questo percorso urbano di ecopsicologia?
Il significato più profondo è ricordare che l’essere umano non è separato dalla natura, ma parte di essa. Il sentiero “VerdIdentità” parla a una parte dimenticata ma antica, ancora presente dentro ogni essere umano: noi siamo natura. Non è soltanto un concetto poetico: siamo composti dagli stessi elementi chimici che hanno reso possibile la vita sulla Terra — ossigeno, idrogeno, carbonio, calcio, ferro — e quando entriamo in contatto con la natura si attiva un’interazione benefica, come se parlassimo lo stesso linguaggio. È come tornare a casa: ci sentiamo accolti, accettati e rigenerati.
Quanto il contatto quotidiano con la natura può incidere sulla salute mentale e sull’equilibrio emotivo delle persone?
Da oltre trent’anni gli studi scientifici dimostrano che il contatto con la natura ha effetti significativi sulla riduzione dello stress, dell’ansia e della depressione. Anche una semplice passeggiata nel verde può abbassare i livelli di cortisolo, migliorare l’umore, aumentare la capacità di attenzione e favorire una maggiore regolazione emotiva. Vi siete mai chiesti perché, all’inizio della primavera, sentiamo il bisogno di sdraiarci su un prato ancor prima di andare al mare? Perché il nostro cervello si è evoluto nella natura. Siamo ancora esseri geneticamente e antropologicamente “forestali”: la natura ci attrae e ci richiama come un bisogno fondamentale per il nostro benessere psicofisico.
In che modo il verde urbano può diventare uno strumento concreto di prevenzione del disagio psicologico, soprattutto nelle grandi città?
Nelle grandi città le persone vivono spesso in condizioni di sovraccarico sensoriale, isolamento relazionale e stress cronico. Il verde urbano può diventare un vero presidio di salute pubblica, non solo estetico ma anche preventivo. Passare almeno venti minuti in parchi, sentieri, orti urbani, ma anche sul proprio balcone o in giardino prendendosi cura delle piante, favorisce l’abbassamento dello stress agendo sui livelli di cortisolo, avvia processi regolativi fisici e psicologici, promuove il senso di appartenenza, regola la frequenza cardiaca e migliora la concentrazione. Molti studi mostrano oggi che ambienti progettati secondo principi biofilici aumentano produttività, benessere e creatività. Ma esiste anche un passaggio più profondo: la biofilia relazionale. Significa portare la stessa logica di armonia, equilibrio e cooperazione anche nelle relazioni umane. Possiamo quindi affermare che investire sul verde significa investire sul benessere emotivo dell’intera comunità.
L’ecopsicologia unisce psicologia ed ecologia: che cosa significa concretamente questa integrazione?
L’ecopsicologia nasce alla fine degli anni Ottanta, quando, di fronte al crescente benessere economico, gli psicologi iniziarono a osservare un aumento del malessere interiore. Significa riconoscere che il benessere umano e quello dell’ambiente sono profondamente collegati. L’ecopsicologia considera la crisi ecologica anche come una crisi relazionale: abbiamo perso connessione con la natura, ma spesso anche con noi stessi, con il corpo e con gli altri.
Nel percorso “VerdIdentità” si parla di ascolto, respiro, mindfulness e relazione con l’ambiente: perché questi elementi sono così terapeutici?
Perché aiutano le persone a uscire dalla modalità automatica in cui spesso viviamo e favoriscono processi di maggiore consapevolezza. Durante le pratiche ecopsicologiche il respiro rallenta il sistema nervoso, l’ascolto favorisce una connessione autentica, la mindfulness riporta al momento presente e la relazione con l’ambiente naturale stimola una percezione di sicurezza, continuità e radicamento. In natura spesso le persone riescono ad abbassare le difese, ad ascoltarsi con maggiore autenticità e a ritrovare una dimensione più semplice e profonda del proprio essere. Oggi sappiamo che questi benefici si estendono anche al rapporto con gli altri, rappresentando un vero antidoto ai grandi veleni del nostro tempo: violenza, solitudine e disintegrazione sociale.
Quali benefici avete osservato nelle persone che partecipano a queste esperienze immersive nel verde?
All’inizio delle esperienze di riconnessione con la natura — che siano pratiche ecopsicologiche, forest bathing o camminate consapevoli — compare spesso una resistenza silenziosa, un leggero smarrimento: la natura non intrattiene, non distrae, non riempie, ma ci mette di fronte a noi stessi. Dopo pochi minuti, però, qualcosa cambia: si riattivano i sensi. Il corpo si distende, il respiro rallenta, la mente smette di inseguire e comincia ad ascoltare. È come se il sistema nervoso riconoscesse una casa antica. Infine arriva la parte più preziosa: la connessione profonda. Non solo con la natura, ma con il proprio mondo interno e con l’altro. Le persone diventano più autentiche, più capaci di ascolto. Molti raccontano che, tornando alla quotidianità, cambia anche la qualità delle relazioni.
Ritiene che la natura possa avere anche un ruolo terapeutico complementare nei percorsi di cura psicologica?
Assolutamente sì. La natura non sostituisce la psicoterapia o gli interventi clinici, ma può diventare un importante alleato terapeutico. Anche i luoghi di cura, in particolare gli ospedali, stanno comprendendo il ruolo decisivo che la natura può avere nei processi di guarigione. Sempre più strutture sanitarie inseriscono Healing Garden, giardini terapeutici progettati per offrire ai pazienti spazi di calma, recupero e connessione con l’ambiente naturale. Integrare la natura nei percorsi psicologici significa ampliare lo sguardo sulla salute, considerando la persona nella sua globalità e nella relazione continua con l’ambiente in cui vive.
Crede che il sistema sanitario dovrebbe valorizzare maggiormente approcci integrati che includano ambiente, relazioni e benessere emotivo?
Certamente. In Giappone i medici prescrivono già immersioni nel verde per incentivare il benessere psicofisico della persona. Oggi sappiamo che la salute non è soltanto assenza di malattia, ma equilibrio tra dimensione fisica, psicologica, sociale e ambientale. Approcci integrati che considerano anche il ruolo delle relazioni, degli stili di vita e del contatto con la natura possono rappresentare una risorsa fondamentale nella prevenzione e nella promozione della salute. Per affrontare queste nuove sfide è necessario adottare un paradigma sistemico, interdisciplinare e intersettoriale. Le ricerche parlano chiaro: è il momento di tradurre queste evidenze in scelte politiche e sociali coerenti.
Qual è il messaggio principale che desidera trasmettere attraverso il progetto “VerdIdentità”?
Che prendersi cura di sé e prendersi cura dell’ambiente sono gesti profondamente collegati. Non ci prenderemo mai cura di qualcosa che non amiamo. Le scelte etiche e comportamentali che la crisi climatica ci invita a compiere dovrebbero nascere dalla biofilia, cioè dall’amore per la vita e per la natura, e non dalla paura o dall’allarmismo, che spesso generano soltanto rifiuto o senso di impotenza. “VerdIdentità” vuole ricordare alle persone che anche in città è possibile ritrovare spazi di ascolto, lentezza e connessione autentica. La natura non è qualcosa di esterno a noi: è parte della nostra identità più profonda.
