Zoom Medico-Paziente

SMARTPHONE E PC NON HANNO LE MESTRUAZIONI: IL DIFFICILE EQUILIBRIO TRA PSICHE E MULTIMEDIALITÀ

26 Maggio 2026

Negli ultimi anni, i dati sulla salute mentale dei giovani sono diventati sempre più chiari – e sempre più inquietanti. Le statistiche internazionali e nazionali mostrano un aumento significativo di disagio psicologico, disturbi dell’umore, comportamenti autolesivi, dipendenze e isolamento sociale. Ma, come spesso accade, la crescita dei numeri non coincide automaticamente con una crescita della comprensione. Misurare non significa necessariamente capire.

Senza demonizzare la tecnologia, vorrei condividere una manciata di riflessioni (appunto, tentare di comprendere) sull’interazione tra la psiche e la dilagante quantità di strumenti che sono diventati abituali presenze quotidiane, e il possibile ruolo che potenzialmente hanno nel contribuire ai suddetti disagi.

Partirei da questa semplice constatazione: ci sono differenze sostanziali nell’interazione con un computer, un telefonino e un essere umano. Questo sembrerà il festival dell’ovvietà, ovvero: qualsiasi apparecchio tecnologico dà risposte “perfette”. A nessun computer è mai venuto in mente, se gli chiediamo di aprire Word, di dirci “no, non ne ho voglia”. Cosa che, invece, può capitare se chiediamo ad un essere umano se ad esempio se vuole accompagnarci al cinema. Il punto è che trascorrendo troppo tempo con strumenti che ci danno sempre risposte “perfette”, potremmo disabituarci al fatto che quando interagiamo con un essere umano potremmo non ricevere le stesse risposte! E a quel punto potremmo non sapere più come comportarci. Circostanze estreme come quella che descriverò di seguito forse evidenziano maggiormente le insidie che cela questo argomento. Nel 2024 un quattordicenne della Florida, Sewell Setzer III, si è suicidato dopo essere diventato emotivamente dipendente da un chatbot AI che impersonava Daenerys Targaryen di “Game of Thrones”. Il ragazzo, che trascorreva ore a chattare con “Dany” isolandosi dal mondo reale, si è tolto la vita con un’arma da fuoco dopo un ultimo scambio di messaggi. Nonostante i chiari segnali di disagio e i pensieri suicidi che Sewell aveva condiviso, l’intelligenza artificiale non era stata in grado di comprendere la gravità della situazione né di fornire un aiuto adeguato. Parlavano in termini di intimità sessuale, lei felice di “essere perennemente incinta” dei loro figli, fino a che lui non confessa di non poter più restare lontano da lei. Mentre lei gli chiede se ha mai contemplato il suicidio, la spirale verso il basso è iniziata e, senza che nessun adulto in famiglia o a scuola potesse accorgersene e intervenire, Sewell si toglie la vita dopo questa manipolazione minuziosa, inaudita da parte di una macchina.  Chi ha approfondito questa storia ha concluso che lo sfortunato ragazzo non soffrisse affatto di depressione, che è una delle cause che portano a gesti estremi come il suo. Il fatto di togliersi la vita a quanto pare è stato un gesto lucidissimo (e “facilitato” probabilmente dalla disponibilità di un’arma e dalla scarsa attenzione dei genitori). Sewell Setzer si è profondamente innamorato e voleva incontrare la sua metà… ma come incontrare una intelligenza artificiale? Diventando immateriale come lei, ha tragicamente e concluso, con una logica tanto stringente quanto disarmante. Così ha deciso di premere il grilletto per liberarsi della materialità del proprio corpo, cosa che secondo lui lo avrebbe proiettato in un universo immaginario dove si incontra ciò che anima un computer. In un mondo sempre più tecnologico le relazioni tra umani e bot AI sono sempre più rischiose soprattutto per i giovani. Occorre una supervisione accurata, principalmente a quella età.

Un libro che mi sento di raccomandare è “La solitudine del cittadino globale”, di Zygmunt Bauman, che esplora come la globalizzazione, sebbene abbia interconnesso le persone, ha anche aumentato il senso di isolamento individuale, a prescindere dalla presenza di problemi di salute mentale. Bauman ha analizzato benissimo il paradosso di vivere in una società ricca di comunicazioni e opportunità, ma anche segnata dalla fragilità delle relazioni umane e dalla mancanza di comunità solidali. La modernità liquida, come la definisce l’autore, porta gli individui a sentirsi più soli e disorientati, nonostante le molteplici interazioni superficiali.

L’AI

Altro argomento: con la rapida proliferazione dell’intelligenza artificiale generativa (GenAI), una crescente attenzione accademica si è rivolta alla dipendenza degli studenti universitari da tali strumenti. Utilizzando un questionario su 1099 studenti universitari, questo studio ha esaminato l’effetto predittivo del perfezionismo disadattivo sulla dipendenza da GenAI. I risultati hanno rivelato che il perfezionismo disadattivo prediceva in modo significativo e positivo la dipendenza da GenAI e che i tratti negativi della personalità possono influenzare i comportamenti di utilizzo di GenAI da parte degli studenti attraverso l’effetto congiunto della regolazione volitiva e della motivazione accademica. In altre parole, si può diventare dipendenti dal perfezionismo (tratto distintivo ad esempio dell’anoressia, del disturbo ossessivo-compulsivo e della personalità anancastica).

Le onde elettromagnetiche

Anche di questo mi sembra si parli poco: i cellulari emettono onde elettromagnetiche non ionizzanti, classificate dallo IARC come “possibilmente cancerogene” (Gruppo 2B), con evidenze limitate di tumori cerebrali (gliomi, neurinomi) solo per uso molto intenso. Non vi sono prove scientifiche definitive di danni, ma si raccomanda il principio di precauzione, specialmente per i bambini, limitando l’uso e la vicinanza alla testa.

Ecco i dettagli principali sull’elettrosmog da telefonini:

Rischi Cancerogeni: La classificazione 2B indica un sospetto, non una prova, basata su studi su utilizzatori intensivi (5-6 ore/die per 10 anni).

Effetti non tumorali: L’esposizione prolungata è stata associata in alcuni studi a mal di testa, insonnia, disturbi dell’attenzione e ridotta qualità del sonno.

Bambini e sviluppo: Un uso prolungato e precoce (sotto i 2 anni) può interferire con lo sviluppo neurocognitivo, l’apprendimento e la vista.

Meccanismi di interazione: I cellulari, tramite radiofrequenze, possono causare un leggero innalzamento della temperatura dei tessuti (effetto termico), regolato da norme sul tasso di assorbimento specifico (SAR).

Alcuni consigli di precauzione:

Utilizzare auricolari o vivavoce per ridurre l’esposizione della testa.

Tenere il dispositivo lontano dal corpo quando non in uso.

Evitare di dormire con il cellulare vicino alla testa.

Le dipendenze

La dipendenza da internet e da cellulari è una forma di compulsione che interferisce con la vita quotidiana. Non è solo l’uso prolungato, ma la compulsiva necessità di stare online: controllare notifiche, scrollare senza una meta, cercare conforto in mondi virtuali invece di affrontare la realtà. Spesso nasce da bisogni di appartenenza, stimolo, fuga da stress o ansia. Il telefono diventa una “sintesi” di socialità, lavoro, intrattenimento: un’unica frontiera che promette gratificazione rapida.

I segnali chiave includono irritabilità quando si è senza smartphone, perdita di tempo a discapito di sonno, studio o relazioni personali, e una diminuzione della qualità delle attività quotidiane. Si può osservare anche tolleranza aumentata (servono sempre più tempo online per ottenere lo stesso effetto), ritiro emotivo e senso di colpa o vergogna dopo l’uso.

Gli effetti sono multipli: disturbi del sonno, problemi di attenzione, ansia e depressione, compromissione della memoria a breve termine, tensione o dolori fisici da posture scorrette. In ambiti sociali e lavorativi, la dipendenza può generare conflitti, scarsa produttività e isolamento.

La gestione passa per strategie pratiche. Stabilire limiti chiari: orari di utilizzo, pause regolari, tempo di spegnimento una o due ore prima di dormire. Creare rituali offline: attività fisica, lettura, socialità reale. Utilizzare strumenti tecnologici utili: app che monitorano e limitano l’uso, notifiche silenziate, profili “non disturbare” durante momenti importanti. Mantenere equilibrio tra vita digitale e relazioni reali è essenziale: coltivare contatti faccia a faccia, cercare sostegno quando la dipendenza diventa ingestibile, valutare aiuti professionali come psicoterapia o gruppi di supporto se necessario.

In definitiva, la dipendenza da internet e smartphone è una ulteriore sfida contemporanea che richiede consapevolezza, limiti personali e pratiche quotidiane sane per ritrovare controllo, benessere e presenza.

Sull’autore:

Massimo Lanzaro, Dirigente Medico di Psichiatria, Psicoterapeuta, saggista e divulgatore scientifico. È stato Primario al Royal Free Hospital di Londra. I suoi volumi più recenti sono “Dal divano al divino: Itinerari di ascensione controcorrente mentre il mondo sembra andare alla deriva” (KDP, 2025), “Affetti In Affitto: La Guida Definitiva alla Psicologia 4.0: Esperienze trasformative, Aneddoti ispiratori e Tecniche di Evoluzione Personale” (Bookness, 2024) e “Il medico dell’anima” (YCP, 2021). Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito web personale: www.massimolanzaro.com.