Cultura è Salute

DAL REPARTO ALLA TV: LA VITA DEI GIOVANI PAZIENTI DELL’ISTITUTO NAZIONALE DEI TUMORI DI MILANO IN “HO PRESO UN GRANCHIO 2”

12 Dicembre 2025

Dopo il successo internazionale della prima stagione, i ragazzi del Progetto Giovani dell’INT tornano a raccontarsi su La5 e Mediaset Infinity tra sfide, amicizie e quotidianità in ospedale, trasformando la malattia in storie di resilienza e creatività

Milano, 12 dicembre 2025 – Nella Pediatria Oncologica della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, diretta dalla Dottoressa Maura Massimino, la cura va oltre le terapie: diventa ascolto, condivisione e creatività.
È qui che prende vita ‘Ho preso un granchio 2’, la nuova stagione della serie realizzata dai pazienti del Progetto Giovani ideato dal Professor Andrea Ferrari e sostenuta da Mediafriends, l’Ente Filantropico fondato da Mediaset, Mondadori e Medusa. Otto episodi che raccontano la loro esperienza con ironia, sincerità e un coraggio che illumina ogni scena.

Dopo il successo della prima stagione, riconosciuta anche a livello internazionale come percorso innovativo di supporto ai giovani pazienti oncologici e applaudita al Giffoni Film Festival, i ragazzi tornano con storie che raccontano la vita dentro la malattia: la quotidianità, le sfide, le amicizie, le emozioni forti e un’ironia capace di sorprendere.
La serie è realizzata con l’autore Cristiano Nardò, il regista Tobia Passigato e il sostegno della Fondazione Bianca Garavaglia ETS.
Sarà trasmessa su La5 dal 15 dicembre alle 14.20, dal lunedì al venerdì, e sarà disponibile integralmente su Mediaset Infinity; Cine34 propone il 27 e 28 dicembre una mini-maratona speciale.

RACCONTARE PER RITROVARSI

“Il progetto nasce dall’ascolto – racconta Andrea Ferrari –. Ogni ragazzo porta la propria storia, le proprie preoccupazioni e i propri desideri. Noi medici impariamo da loro quanto sia importante mettersi al loro fianco, non solo con la competenza medica, ma anche con il cuore. Ogni episodio nasce da un percorso condiviso: la scelta del tema, la scrittura, la sceneggiatura, la recitazione. Dietro la leggerezza e l’ironia c’è un lavoro intenso, un laboratorio di resilienza e di creatività”.
Questa seconda stagione affronta temi centrali per la vita dei giovani pazienti: il medicalese, il linguaggio dei medici a volte incomprensibile; gli effetti collaterali delle cure e i modi per affrontarli; la notte in reparto, tra solitudine e complicità; la relazione con i genitori, tra ansia e sostegno; la scuola, che si adatta ai ritmi delle terapie; la sessualità, affrontata tra difficoltà, desideri e ironia; la C-Card, piccolo jolly dei pazienti che racconta il potere di scegliere e giocare anche dentro la malattia e il Natale in ospedale, tra attese e amicizia.

OLTRE LA MALATTIA

“Non vogliamo ridere “del” cancro – raccontano insieme i ragazzi del Progetto Giovani –, ma ridere “dentro” il cancro. La nostra ironia disinfetta il linguaggio con cui si parla della malattia, eliminando la retorica”.
“La loro ironia – aggiunge Ferrari – diventa un percorso terapeutico, diventa vita che si racconta. Diventa preziosa testimonianza di tutte le sfide, anche cliniche, che deve affrontare chi si ammala in quella terra di mezzo che è l’adolescenza. Partendo dalle difficoltà di raggiungere i centri di eccellenza e le migliori cure possibili”.
In questa stagione della sitcom, i ragazzi si sono trovati a recitare fianco e fianco con diversi ospiti speciali, come Giovanni Storti (già presente nella prima stagione), Gerry Scotti, Alessandro Betti, Giuliana Moreira e altri. Ma i veri protagonisti restano sempre i pazienti, ragazzi tra i 15 e i 24 anni, in cura o che hanno da poco terminato le cure per un tumore che scrivono, recitano, dirigono.

UN MODELLO DI CURA E CREATIVITÀ

Dal 2011 il Progetto Giovani integra arte e terapia: musica, moda, scrittura, video e fotografia diventano strumenti per dare voce alla vita dei giovani pazienti.
“Questi progetti – sottolinea Maura Massimino – permettono di affrontare la malattia in modo integrato, rendendo visibili le esigenze cliniche degli adolescenti e dei giovani adulti e creando spazi di ascolto e crescita”.
‘Ho preso un granchio 2’ è la testimonianza più evidente di questo modello: un luogo in cui la fragilità diventa forza, la malattia si racconta senza retorica e la vita si afferma, episodio dopo episodio, tra risate, creatività e coraggio.
“Il Progetto Giovani rappresenta un esempio concreto del nostro impegno per mettere al centro la vita dei pazienti – afferma Gustavo Galmozzi, Presidente della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano –. La loro creatività e il loro coraggio ci ricordano che la cura va oltre la terapia: è supporto, attenzione e crescita personale”.