9 Gennaio 2026 ![]()
Il recente, grave e sconcertante episodio occorso nei giorni di Natale nella provincia di Campobasso circa la morte in Ospedale di madre e figlia per sospetta intossicazione alimentare, apparentemente non diagnosticata come “grave” dai sanitari locali, tanto da essere state rinviate a casa per ben due volte dal locale Pronto Soccorso, ci impone qualche forte riflessione, soprattutto se ci mettiamo pure la superficialità nel giudicare i sintomi come segni di una sicura “lieve patologia”, di certo benigna, perché allora si cade nell’imperizia e quindi nell’errore. Questa premessa per rendere ancora una volta più consapevole chi esercita questa professione del fatto che la prudenza, la puntigliosità nella ricerca di un qualche fattore di rischio in medicina, soprattutto quando il quadro appare vario e multiforme, non vanno mai sottovalutate. E allora non ci si dimentichi che in Medicina la saggezza è figlia della Cultura e nemica della superficialità.
Sì, perché a prescindere da ciò che ti porta al Pronto Soccorso o dal Curante, Il Medico ha il compito di valutare secondo scienza e coscienza e mettendo in pratica il “scientia potentia est”, i sintomi, i fatti, il racconto del paziente; laddove fossero poco chiari per una diagnosi, dovrebbe trattenere in ambiente protetto il paziente, onde studiarlo con tutti i mezzi a sua disposizione, non dando nulla per scontato, poiché in medicina – dovremmo saperlo tutti – le patologie, pur se apparentemente con gli stessi sintomi, sono camaleontiche ed hanno molte sfaccettature.
Di questi episodi purtroppo oggi ne sono piene le cronache. Si dà spessissimo la colpa alla mancanza di personale e quindi al troppo lavoro individuale che fa ritardare o mettere da parte tante altre situazioni, perché non si può lasciare ciò che si sta facendo e che allo stesso modo è urgente. Questo crea una sorta di fatalità nella sorte dei pazienti che accedono al Pronto Soccorso e quelli che sono costretti a stare in fila ore ed ore a volte hanno la peggio. Ma questo non è nel nostro caso: nel nostro caso le pazienti sono andate per ben due volte al Pronto Soccorso, sono state visitate dai Sanitari, ma rimandate a casa per ben due volte con tutta tranquillità. Questo fa pensare che anche la seconda volta – circostanza che avrebbe dovuto far riflettere i sanitari – non sono stati messi in atto, o è stato fatto troppo tardi, gli accertamenti giusti per la formulazione di una diagnosi corretta.
Noi Medici nella nostra cultura e nella nostra esperienza dobbiamo necessariamente avere “quell’occhio clinico”, soprattutto necessario per chi opera in un Pronto Soccorso, che serve a distinguere rapidamente le prestazioni da eseguire all’istante, da quelle che, seppur urgenti, non sono da rischio di “morte imminente” come invece si è verificato nel caso di Campobasso. Di sicuro anche in questo caso vale menzionare il detto per cui anche in medicina “Due più due non fa mai quattro” dunque bisognerebbe sempre procedere con tutti gli accertamenti che le linee guida impongono. Infine un appello: colleghi medici, riappropriamoci con umiltà delle nostre capacità, tramandate dai nostri maestri, dell’osservazione, della riflessione, che sono ancelle della vera cultura. Persistiamo con lo studio costante, l’aggiornamento, non perdiamo tempo o, peggio ancora, non perdiamoci in azioni umilianti.
Dott. Gian Piero Sbaraglia
MEDICO CHIRURGO
Spec. In Otorinolaringoiatria
già Primario Otorinolaringoiatra,
C.T.U. del Tribunale Civ. e Pen. di Roma;
Direttore Sanitario e Scientifico Centro di Formazione
BLSD-PBLSD – Accreditato ARES 118-Lazio e IRC -Misericordia di Roma Centro ODV – ROMA-
