30 Gennaio 2026 ![]()
Il barattolo di Lucia Elia è una poesia civile di intensa forza emotiva, capace di fondere lirismo e riflessione etica. La voce narrante trasforma il vissuto di un popolo oppresso in canto universale di speranza e resilienza, attraverso immagini concrete – il barattolo di vetro, la sabbia, il grano – che diventano simboli di memoria e rinascita. La struttura fluida, le ripetizioni ritmiche e la musicalità dei versi conferiscono al testo una progressione armonica, in cui pathos e controllo formale coesistono. Temi contemporanei come migrazione, fame e dignità umana sono tracciati con profondità, rendendo il testo un esempio di poesia che unisce empatia, lirismo e coscienza morale, offrendo al lettore una potente esperienza estetica e riflessiva. Dal punto di vista tematico, la poesia affronta questioni centrali della condizione umana contemporanea: la migrazione, la fame, l’esclusione sociale, il diritto alla speranza e alla dignità. La dimensione esistenziale e quella politica si intrecciano in maniera naturale, senza che la riflessione sociale perda in lirismo o la liricità in pregnanza etica. La voce poetica è insieme testimone e cantore, incarnando la responsabilità morale dell’artista di fronte al dolore collettivo.
Il Barattolo
Ti prego, mio Signore, o chiunque tu sia,
Signore di altre genti, Signore del cielo e delle stelle,
Signore di tutte le terre,
Signore anche di coloro che non ti riconoscono,
ti prego, ascoltami.
Alla mia gente, a tutti i deboli, abbandonati, affamati,
dona ogni giorno un goccio d’acqua e un pezzo di pane.
Lo condivideremo umilmente, giustamente.
Io cantavo con dolcezza alle madri straziate,
mentre cullavano nell’ultimo sonno i loro figli morenti per fame.
Cantavo la nostra solitudine fiera,
per sconfiggere ogni debolezza, ogni pena.
Cantavo la bellezza della nostra breve vita,
rara bellezza, come i fiori del deserto.
Cantavo lo stupore sempre diverso dei rossi tramonti,
la musica e il canto delle dune carezzate dai silenzi,
la forza selvaggia della pioggia di sabbia.
Un giorno sono arrivati uomini in viaggio;
parlavano di un ricco paese dove tutto è giustizia, libertà, pace,
dove pane e acqua sono per tutti.
La mia gente ha pensato, parlato, deciso.
Mi hanno scelto e sono partito.
Ho affrontato strade di sabbia, molte pene,
sono stato chiuso in gabbia per molte lune
con uomini, donne, bambini di diverso colore,
e ancora non conosco il perché.
Oggi partiamo per il paese sognato,
attraverseremo il mare; il viaggio finirà.
Ho conservato un pugno della mia terra
nel barattolo di vetro del mio tè.
Seminerò il grano quando arriverò in Italia.
Mangerò e spezzerò il mio pane con altri.
Italia: questo è il nome del paese dove abita la speranza,
dove ognuno può pregare il suo Dio, rispettare, lavorare, mangiare.
Io sono forte e troverò lavoro.
La mia gente potrà mangiare.
Ci sarà tempo anche per sognare.
I miei pensieri diventeranno musica con libere parole.
Non ci sarà solo pianto: ascolteranno il mio canto.
La nuova terra sarà per me madre e sorella.
Benedetta Italia dei giusti.
Questo scritto è stato trovato in un barattolo di vetro,
pieno di sabbia, tra gli scogli di un’isola bella.
Lucia Elia
Lucia Elia, nata a Roma, si è laureata in Medicina e Chirurgia presso l'Università La Sapienza di Roma e si è specializzata in Chirurgia Plastica e Ricostruttiva presso l'Università di Torino. Ha frequentato la facoltà di Filosofia presso Angelicum. Scrive dall'infanzia per un'esigenza personale. Alcune sue poesie sono pubblicate in inglese e arabo e sono presenti in varie antologie di poesia contemporanea. Lucia Elia si definisce un antico cantastorie.
