16 Febbraio 2026 ![]()
Da anni offriamo la nostra opera di CTU presso i Tribunali, in contenziosi che abbiano come oggetto presunti danni medici in campo Otorinolaringoiatrico. In uno di questi contenziosi qualche anno fa, ci è capitato di essere chiamati dalla Corte d’Appello di un Tribunale per un ricorso fatto da un collega otorino, per essere stato condannato in primo grado di Giudizio, a risarcire un paziente che era stato trattato nel suo reparto di ospedale, per una riduzione di Frattura delle Ossa Nasali, causata da un trauma subìto durante una partita di calcio, riduzione poi ritenuta dal traumatizzato e dai suoi avvocati, non fatta secondo “i canoni”, -avendo rilasciato , – a detta loro -, una deformità della piramide nasale, dovuta ad una non corretta tecnica chirurgica. La vicenda, come già detto, si concluse in 1° Grado con la condanna del collega Otorino a risarcire il danno. Ne nacque così il ricorso alla Corte d’Appello.
Fu così che dopo giuramento in aula davanti al giudice, il Cancelliere ci consegnò gli atti del 1° Grado, nel giorno fissato dal tribunale per l’inizio dell’Appello. Subito abbiamo letto attentamente la perizia del CTU della causa di 1°Grado e la prima cosa che ci meravigliò fu quella di aver costatato che il collega perito nominato, non era uno specialista Otorino, bensì un Chirurgo Plastico, in quanto pensammo – e già questa sarebbe potuta essere una nota stonata -, che sarebbe stato più logico assegnare l’incarico di “super perito” ad un Medico Legale competente specifico, invece di assegnarlo ad un collega ,che pur esercitando una materia affine(chirurgia plastica), per rispondere al sig. Giudice avrà dovuto rispolverare alla circostanza, conoscenze Otorinolaringoiatriche specifiche (absit iniura verbis!), che solo l’Otorino o il Maxillo-Facciale conoscono a motivo della loro specifica professione.
Ciò premesso, c’è subito da dire che leggendo con attenzione l’elaborato peritale, proprio in considerazione della non specifica formazione medico-specialistica del collega CTU, sono emersi subito molti punti che hanno messo in evidenza tutte le perplessità della nostra costatazione, e cioè che il collega CTU, non essendo uno specialista Otorino ha criticato , – e questo lo pensiamo noi , senza voler sminuire le competenze mediche del collega in altri ambiti – , secondo la sua visione, che la tecnica chirurgica adottata o scelta per questo caso, non era indicata, potendo essa esitare in più facili e frequenti complicanze di inestetismi, rispetto ad altre, come del resto rivendicato con l’apertura del contenzioso.
E allora, partiamo in primis col dire che, a parte i bei richiami anatomici riportati in perizia, corredati da una altrettanto bella iconografia, la diagnosi di “FRATTURA TRAUMATICA DELLE OSSA NASALI” è stata solamente citata così come era, senza sottolineare se fosse stata ben descritta o se ci fossero state delle omissioni nell’aver descritto l’E.O. e cioè se fosse stata messa in evidenza se era composta o scomposta, e se fosse stata accompagnata dagli altri segni tipici quali deviazione e tumefazione della Piramide Nasale, la comparsa di epistassi, di ecchimosi periorbitaria “a farfalla”, crepitio per motilità delle ossa proprie del naso alla palpazione tattile. Tutti segni, questi, che il CTU avrebbe dovuto segnalare quali assenti o presenti nella sua relazione, dal momento che, ad esempio, la loro assenza nella descrizione dell’E.O. avrebbe messo in evidenza una superficialità di approccio alla patologia.
Ed in effetti tutto questo doveva essere citato nella Perizia, per stabilire se anche nella descrizione clinica del trauma fossero state omesse alcune particolarità degne di rilievo, nello stabilire, ad esempio, se il trauma fosse stato più pesante rispetto ad altri per aver provocato anche danni alle strutture confinanti. Quest’ultima riflessione sarebbe stata propedeutica al fine di mettere in evidenza la scorretta conduzione chirurgica, che di certo avrebbe giustificato le doglianze del denunciante. Ed invece nell’elaborato peritale ci si sofferma nel cogliere le omissioni in campo diagnostico, di esami radiologici più ampi, affermando che quelli eseguiti non erano esaustivi; interpretazione assolutamente soggettiva.
Quindi, in assenza di altri sintomi o traumi loco – regionali, non evidenziati al P.S. (come ad es. “il trauma cranico” con visita neurologica negativa) il giorno in cui il paziente vi si è recato, e nel ricovero successivo dopo tre giorni dalla visita al P.S. perché sostenere con forza che bisognava espletare altri esami per meglio definire il trauma, quando la diagnosi era abbastanza chiara, e i segni clinici di una qualche complicanza legata al trauma non si erano resi visibili? Perché puntare il dito sulla mancata richiesta di una TAC del Cranio, -per altro non richiesta nemmeno al PS-, quando l’Rx Massiccio Facciale eseguito, era di sicuro esaustivo nella definizione diagnostica, rilevando solo esclusivamente una Frattura Scomposta delle Ossa Nasali, in assenza di coinvolgimento di altre strutture anatomiche afferenti al naso, quali i Seni Paranasali? E perché annoverarla tra le gravi omissioni che avrebbero portato alla “cattiva” conclusione – secondo gli accusatori -, dell’atto chirurgico?
Infatti nella Perizia del CTU nel processo di 1° Grado, con molta enfasi si sottolineano queste “omissioni”, mentre non sono state valutate con efficienza – e tutto questo secondo noi -, in che cosa sarebbe consistita una conduzione errata o imperfetta dell’atto chirurgico, tale da determinarne la permanenza della deviazione della piramide nasale post-traumatica, con annesso “gibbo” dorsale. Invero, non viene spiegata, definita, descritta quale tecnica o quale manovra chirurgica fosse stata malamente eseguita, tanto da determinare l’insoddisfazione dell’esito chirurgico e di qui le lagnanze dell’accusante.
Si calca invece la mano, nella perizia, sulla mancata richiesta di una TAC Cranio, come se questa omissione, assieme ad altri rilievi non tecnici, fosse da annoverarsi tra i possibili responsabili della non corretta condotta chirurgica, determinanti cioè una maldestra conduzione chirurgica, e ne fossero, quindi, la conseguenza dell’anomalia estetica denunciata. Ma lo ripetiamo ancora, se la visita neurologica non ha rilevato sintomi neurologici tali da essere approfonditi con TAC alla visita del neurologo al P.S. e poi in regime di ricovero, perché eseguire questo esame? Tac Massiccio Facciale? Ma se non ci sono stati segni clinico – semeiologici di interessamento dei seni paranasali o di altri distretti confinanti con il Naso quali i Seni Paranasali, l’Orbita o peggio ancora gli Occhi a che pro farla, o meglio, perché metterla in primo piano nella definizione del danno?
Ricordiamo ancora che il paziente – da quello che si è potuto evincere dalla Cartella Clinica – venne ricoverato nel reparto di Otorino e visto e seguito dall’équipe ORL, meno che dal Primario, assente perché in ferie. Prima dell’intervento, in reparto vennero ripetuti gli stessi accertamenti fatti già al P.S., con esito non diverso da quanto fatto allo stesso P.S. come si evince dalla cartella clinica. E allora perché affermare che non sono state espletate tutte le indagini in maniera esaustiva? Quale il motivo? Anzi con ciò cosa vorrebbe cercare il CTU? Non si richiedono esami “Ad Nutum”, ma solo se suffragati da certe sintomatologie evidenziate all’Esame Obiettivo o dagli accertamenti della dinamica del trauma: infatti l’anamnesi riferita dal soggetto lesionato riferisce solo di una “testata” a seguito di una azione durante una partita di calcio, mentre i contendenti cercavano di smarcarsi corpo a corpo, ma niente di più.
Circa la scelta della tecnica chirurgica più attinente a questo tipo di frattura, il CTU scrive che si sarebbe dovuto ricorrere a quella che prevede l’uso di una contenzione esterna messa sulla piramide nasale dopo averla manualmente allineata e dopo aver eseguito un tamponamento endonasale onde poter evitare un eventuale avvallamento della piramide stessa. Ma come si può affermare questo per screditare la tecnica invece usata dal chirurgo operatore, così da imputarla a causa del danno estetico? Infatti la tecnica usata in Ospedale è stata eseguita con una contenzione in “Gesso morbido”, modellandola sul naso dopo aver manualmente allineate le ossa fratturate e dopo aver eseguito un adeguato tamponamento endonasale e poi attendendo la sua solidità, prima di fissarla con cerotti adesivi. E questo è scritto e suggerito da tutti i sacri testi. La contenzione metallica pur essa è un’alternativa valida, ma non può essere sbandierata come l’unica valida, che se non attuata è responsabile dell’inestetismo denunciato, (RINOLOGIA CLINICA, di Arnold G.D. Maran e Valerie J. Lund,Edizione Italiana a cura di F. Salvinelli,1991- Micarelli Editore-Roma; LA PATOLOGIA IATROGENICA IN O.R.L., di Ruggero Balli-Edizioni Minerva Medica, Torino 1998).
Altra cosa da evidenziare è quella relativa alla segnalazione della presenza della DEVIAZIONE DEL SETTO NASALE, come altra complicanza da addebitare all’infelice scelta chirurgica. Ma questa presenza può sì essersi determinata con il pregresso trauma, ma non si ha contezza se poteva essere era già preesistente al trauma: quanti soggetti hanno una deviazione del setto nasale fin dalla nascita! Ad ogni modo era presente, ma non sarebbe difficile imputarla al post-trauma, pur se trattato chirurgicamente. Invece, circa LA DEVIAZIONE DELLA PIRAMIDE NASALE provocata in primis dal trauma che ne ha fratturato le ossa proprie, c’è da sapere e conoscere che quando la frattura viene “ridotta” (vedere la Bibliografia sopra citata) si comporta come qualsiasi altra frattura delle ossa che per saldarsi, può produrre un “callo osseo”, non di rado più esuberante della norma, creando spesso Osteofiti o Calli Ossei più esuberanti del normale. Ma tutto ciò non è da addebitarsi alla cattiva conduzione dell’atto chirurgico, “jatrogenia”, ma ad una fisiologica, seppur anomala, conseguenza della guarigione. E questo lo Specialista Otorino lo sa benissimo. Quante cicatrizzazioni visibili ed esuberanti si producono dopo una ferita guarita! Ma non possiamo parlare di “Jatrogenia” e quindi di anomala conduzione chirurgica, tale da meritare le vie legali, ravvisando, come il caso in questione, una responsabilità medica come da Jatrogenia! Stiamo parlando di UN NASO TRAUMATIZZATO durante una partita di calcetto E NON PER MANO MEDICA! Ciò a significare che il medico NON CANCELLA DI CERTO IL TRAUMA SUBITO per colpa di TERZE PERSONE O DI FATTI ACCIDENTALI, NÉ È DA SI PRETENDERE DI RIPRISTINARE, SECONDO NATURA, QUELLO CHE È STATO TRAUMATIZZATO: il Vaso rotto, anche se perfettamente accomodato, comunque è sempre rotto e ne porta i segni!
Diciamo che la mano del medico tende a far in modo che non si attivino processi degenerativi legati al trauma, e a guidare il riassestamento delle ossa fratturate, ma non entra nei processi riparativi naturali legati invece a molteplici fattori, non ultimo quello del riassorbimento osseo nel tempo o del mancato riallineamento delle rime di frattura legato, come già detto, a possibili interposizioni di mucosa e periostio sfrangiati dal trauma proprio tra le rime stesse di frattura. E non si può nemmeno sostenere che la riduzione di frattura si potesse fare con una contenzione esterna a mò di Archetto, e con un tamponamento nasale interno, così da sostenere le ossa fratturate, perché movimenti improvvisi e accidentali sulla regione, ne potrebbero causare spostamenti delle ossa traumatizzate. Le linee guida sono chiarissime e non possono essere cambiate con proprie opinioni personali.
Il Medico, soprattutto se chirurgo, sa benissimo che la Chirurgia “E’ UN’AMANTE INFEDELE”, come dicevano i saggi dell’antichità, e salvo grossi errori ed omissioni da parte del chirurgo, tutti noi sappiamo che ogni intervento ha le sue soluzioni tecniche ben codificate, che però in certi casi eccezionali la loro guarigione “fisiologica” prende strade diverse e deludenti; ma ciò non deve essere imputato, come già detto, a jatrogenia. Lo scrivemmo tempo fa: “La Complicanza medica non è necessariamente Jatrogenia, soprattutto se gli esiti della guarigione prendono vie che fuoriescono dai binari codificati, più spesso codificati invece quali esempi di cattiva chirurgia. Nel caso in questione si tratta di una semplice frattura delle ossa nasali, in cui la complicanza della pluriframmentarietà radiologicamente non era presente. Ma anche se lo fosse stato, il riallineamento delle ossa nasali pluriframmentate, sarebbe stato ben difficile riallinearle. Tutto ciò nella CTU di 1° Grado non era stato preso in esame né discusso, e le nostre valutazioni e riflessioni, vennero accolte dal Giudice, assolvendo il collega.
A cura del dr. Gian Piero Sbaraglia
MEDICO CHIRURGO
Spec. In Otorinolaringoiatria
già Primario Otorinolaringoiatra
C.T.U. del Tribunale Civ. e Pen. di Roma
Direttore Sanitario e Scientifico Centro di Formazione
Misericordia di Roma Centro – ROMA
