30 Marzo 2026 ![]()
del Dr. Gian Piero Sbaraglia, otorinolaringoiatra
Più volte abbiamo denunciato da questa sede e da più anni, l’emergere di una incomprensibile, ma soprattutto facile e gratuita violenza, dai contorni preoccupanti oltre che irrazionali. Non stiamo qui a segnalare gli episodi a mò di esempio, ché sono innumerevoli, quotidiani, severi. No, noi non vogliamo indugiare con chiacchiere salottiere, a parlare di tali episodi, ma vogliamo dire a chi è preposto alla protezione, alla salute della gente e delle cose, alle Istituzioni insomma, che si faccia una seria ricerca di come arginare, prevenire e punire adeguatamente tali dolorosi fenomeni.
La prevenzione è e deve essere il risultato dello scrupoloso studio dei comportamenti sociali, in qualunque ambiente ed età: basta con la fanatica scansione della ricerca delle scusanti fini a sé stesse di questi mostruosi atti, senza ricercarne invece l’agente eziologico, di sicuro patologico, e crearne una terapia, foss’anche all’apparenza dura e crudele. La pena se si sa essere sicura e severa, è di certo un deterrente, un limite, per questi individui perversi o degenerati, al commettere certe azioni delittuose, che minano la libertà individuale e l’armonia della vita. No, invece se ne cerca sempre una giustificazione, intanto però, hanno seminato dolore, morte, coinvolgendo persone o cose che ora non sono più le stesse o, peggio, che non ci sono più. Ma si è mai pensato il contrario, nel senso di vedere persone che invece fanno del “bene”, fino a creare la pace, l’unità delle genti, il combattimento della povertà e la cancellazione della parola guerra? Così si perde tempo ed i tragici eventi aumentano a dismisura, mentre nulla si fa per arginarli.
I recentissimi fatti di cronaca nera, come ad esempio quello dell’accoltellamento di una professoressa da parte di un alunno tredicenne, danno contezza che il male già regnava nella famiglia di quel ragazzo, checché se ne dica! E la latitanza dei genitori la faceva da padrona, se non si sono accorti che il proprio figlio nascondeva in casa, come la polizia ha scoperto, armi improprie, quaderni con frasi minacciose e contenuti non certo normali per un ragazzo di tredici anni. Ma ciò è facilmente verificabile: oggi i genitori, che hanno perso la qualifica di educatori, hanno totalmente perso il controllo sui loro figli e sull’uso incontrollato che questi ultimi fanno dei social network. Quando hanno il tempo di guardarli, i figli, se il lavoro li occupa, questi genitori, tutta la giornata?
Non sono queste riflessioni di chi vuol fare il moralista o vestire gli abiti del saggio! Purtroppo è la realtà dei nostri giorni che poi stravolge certi comportamenti, inducendo questi ragazzi a compiere ciò che li rende, a detta loro, più forti e più visibili agli occhi di tutti, da diventare famosi. E molti osservatori cercano di trovarne le cause nei cambiamenti neuro-psicologici, come se ciò fosse la panacea che pone un freno a questa deriva. Sì, si facciano studi sui caratteri deviati, ma si pongano subito dei rimedi, anche se apparentemente dolorosi.
Ad esempio si coinvolgano subito i genitori, se gli autori di queste violenze sono i loro ragazzi, obbligandoli a “pagare” o a “risarcire” seduta stante il danno fatto dai loro figli. E se sono adulti, si confischino al momento tutti i loro beni, senza perdere tempo e si trattengano questi violenti in luoghi in cui non sia permesso di muoversi liberamente, fino a chiarificazione della dolente vicenda da loro creata. Con questo si vuol suggerire alle Istituzioni che la pena andrebbe erogata all’istante, soprattutto quando c’è la fragranza del reato. Ed invece in attesa che vengano soddisfatte le indagini dei misfatti, le cui prove sono sotto gli occhi di tutti, per poter giustificare i provvedimenti punitivi, si rilasciano liberi questi individui, che appunto perché liberi, continuano a delinquere impunemente, spesso facendo mostra di sé, di essere “grandi”, riprendendosi addirittura con il cellulare per postare poi il video sui social, come accaduto per la professoressa orribilmente ferita a scuola dal suo alunno tredicenne.
No, lo ripetiamo fino alla noia:la punizione severa va erogata subito!
Questa gente deve sapere che se commette un illecito la pagherà subito e in maniera proporzionata all’illecito commesso.
Ci permettiamo di esprimere in questo contesto un’altra riflessione: perché gli organi di Sicurezza, quando fanno controlli a tappeto contro gli spacciatori di stupefacenti, non prendono nota dei loro clienti, stilandone una lista, in tutta privacy, di nomi onde poter sapere per tempo se certi incidenti stradali o certi fatti delittuosi, sono stati commessi da persone dedite all’uso di sostante stupefacenti? A questo si aggiunga anche l’iniziativa dello studio degli ambienti in cui certi avvenimenti di malavita nascono, onde conoscere per tempo che se, ad esempio, si viene a sapere che una famiglia con coniugi separati e con figli minori ha dimostrato qualche nota negativa nell’andamento familiare, i servizi addetti subito dovrebbero attivarsi per impedire il peggio. Ci auguriamo che queste modestissime riflessioni possano portare a soluzioni finalmente efficaci nella prevenzione di questa orribile violenza dei nostri giorni.
