La Voce dei Giovani Medici

TRA SACRIFICI E VOCAZIONE: LA SFIDA QUOTIDIANA DI UN GIOVANE MEDICO A REGGIO CALABRIA

30 Marzo 2026

Di Marco Scaramozzino, medico Pneumologo, Responsabile della pneumologia Riabilitativa e servizio di Endoscopia Toracica c/o Villa Aurora Hospital a Reggio Calabria

La scelta di diventare medico nasce da una combinazione di fattori profondi. Da un lato, c’è sempre stata in me una forte propensione ad aiutare gli altri, soprattutto nel momento in cui si trovano ad affrontare patologie acute o croniche. Dall’altro, ha avuto un peso importante la figura di mio padre, anche lui medico, che mi ha trasmesso l’amore per questa professione in modo del tutto naturale, senza mai esercitare pressioni. Mi ha lasciato libero di scegliere e io ho deciso di intraprendere questo percorso, consapevole delle difficoltà e senza aspettarmi scorciatoie.

L’inizio della mia carriera è stato impegnativo, soprattutto dal punto di vista umano. A soli 24 anni mi sono trasferito dalla Calabria ad Ancona per la scuola di specializzazione, lasciando la mia famiglia e le mie abitudini. Non è stato facile gestire questo distacco. Anche l’inserimento in un nuovo ambiente lavorativo, con colleghi e dinamiche diverse, ha rappresentato una sfida iniziale. Con il tempo, però, sono riuscito ad adattarmi e a trasformare queste difficoltà in opportunità di crescita. Rispetto a quando ho iniziato gli studi, oggi la professione medica è profondamente cambiata. Le conoscenze scientifiche si sono ampliate in modo significativo, ma è cambiato anche il paziente, che oggi è molto più informato e consapevole, anche grazie alle nuove tecnologie e all’intelligenza artificiale. Questo ha reso il rapporto medico-paziente diverso: più partecipato, ma anche più complesso, perché spesso le persone chiedono spiegazioni molto dettagliate, a volte anche su aspetti particolarmente specifici o sfumati delle patologie.

La mia sfida quotidiana è svolgere al meglio il mio lavoro in un territorio complesso come quello di Reggio Calabria. Qui non è semplice esercitare la libera professione, né gestire un servizio delicato come quello di endoscopia toracica. Una delle difficoltà principali è far comprendere ai pazienti l’importanza di alcuni esami diagnostici, come la broncoscopia, fondamentali per evitare errori nella gestione delle patologie respiratorie. Tra le esperienze che mi hanno segnato di più, ricordo un episodio durante il primo anno di specializzazione. Un paziente affetto da tumore polmonare si confidò con me, raccontandomi il suo disagio ma anche esprimendo riconoscenza per il supporto ricevuto dalla nostra équipe. In quel momento ho compreso quanto sia importante non solo la competenza clinica, ma anche l’aspetto psicologico e umano nella relazione con il paziente, soprattutto nei casi oncologici.

Conciliare il lavoro con la vita personale non è semplice. È una professione che richiede sacrificio: spesso durante la settimana ho poco tempo da dedicare a me stesso e alle persone a cui voglio bene. Tuttavia, è una scelta che faccio con consapevolezza, perché so quanto sia importante il mio ruolo e quanto sia fondamentale essere vicino a chi soffre. Dal mio punto di vista, oggi i giovani medici incontrano diverse difficoltà all’interno del sistema sanitario. Spesso le nuove generazioni vengono viste come portatrici di cambiamento, ma non sempre trovano spazio per esprimere le proprie idee, soprattutto in contesti più tradizionali. Per questo ho scelto la libera professione, che mi permette di lavorare con maggiore autonomia e di valorizzare al meglio le mie competenze.

Credo che i giovani medici abbiano bisogno di un maggiore supporto da parte di chi ricopre ruoli di responsabilità. I direttori e i primari dovrebbero investire di più sui giovani, favorendo la formazione, creando reti di collaborazione e tenendo conto anche delle esigenze personali e familiari. Servirebbe un sistema sanitario più attento alle persone, che offra reali opportunità di crescita e carriera. Da realtà come Club Medici mi aspetterei un impegno concreto nel sostenere i giovani professionisti, ad esempio attraverso convenzioni con università straniere e programmi di formazione all’estero. Il confronto con altri sistemi sanitari e altre realtà professionali è fondamentale per crescere e ampliare le proprie competenze.

Guardando al futuro, immagino una medicina sempre più orientata alla personalizzazione delle cure. La cosiddetta medicina di precisione permetterà di costruire terapie su misura per ogni paziente, tenendo conto delle sue caratteristiche e delle eventuali comorbidità. L’intelligenza artificiale avrà un ruolo sempre più importante, supportando la diagnosi e il trattamento attraverso strumenti avanzati. Tuttavia, sarà fondamentale che queste tecnologie vengano utilizzate da professionisti competenti, in grado di valorizzarle al meglio per migliorare concretamente la qualità delle cure.