29 Ottobre 2025 ![]()
Da qualche tempo, soprattutto con l’avvento della senilità, penso che alla felicità progressivamente si sostituisca la serenità. Questo, però, per me non è stato possibile in quanto, tirato per i capelli, ancora in un agone, mi hanno generato la cosiddetta agonia.
Nella mia qualità di chirurgo ortopedico ospedaliero ho svolto soprattutto servizio in sala operatoria, non avendo avuto, in tutta la mia carriera di 43 anni, non più di 3 contestazioni risarcitorie banali, da cui ne sono fuoriuscito subito.
Dal 2021, in piena era covid, mi è arrivata la prima richiesta, direttamente a me e non all’ASL per un intervento fatto, come primo operatore nel 2016 per una frattura pluriframmentaria di polso, guarita nonostante tutto con pochi gradi d’invalidità, ma soprattutto non ancora risolta dal punto di vista giuridico, in quanto molto tempo è stato speso alla ricerca degli atti, non ancora completamente ritrovati. Sono passati 9 anni dall’evento e io, credo comprensibilmente, non ricordo nulla al riguardo, anche perché dopo averlo operato non rividi mai più il paziente.
Credevo fosse finita, ma quest’estate, a metà agosto, ho ricevuto una telefonata sotto l’ombrellone, dove un mio collega mi anticipava che sarebbe arrivata anche a me una richiesta di risarcimento di 36.000 euro dalla Corte dei Conti per un intervento eseguito da noi nel “2014”, pur non essendo questa volta il primo operatore! Uno sfondamento di cotile che ha avuto tutte le complicazioni del caso per un trauma ad alta energia in un incidente con la motocicletta. In poche parole dovemmo eseguire in 3 operatori una doppia via, anteriore e posteriore, per ricomporre le fratture e lo sfondamento del cotile. Un ortopedico credo che possa capire di che genere d’intervento si tratti, in genere eseguito in centri specializzati e noi all’epoca lo eravamo, ma sicuramente non è stato capito dai 2 CTU nominati, oltre al perito di parte. Sicuramente nella loro vita lavorativa non si sarebbero mai trovati ad affrontare un disastro del genere, che nella migliore dell’ipotesi lascia reliquati importanti che vanno sotto il nome di “complicanze”, altrimenti non avrebbero dato un giudizio di colpevolezza. Di questo caso, inutile dirlo, dopo oltre 11 anni trascorsi, non ricordo nulla se non alcuni flash, anche perché anche in questo caso non rividi mai più il paziente in questione e non solo, all’epoca non fummo mai interpellati o resi partecipi della questione.
So per certo che molti colleghi stanno combattendo contro questi che oserei chiamare “mostri” che non fanno dormire la notte. Correttivi? Per me ce ne sarebbero e vorrei elencarveli. Da premettere che non svolgo alcuna attività professionale dopo il pensionamento e che nessuno mi ha informato che avrei dovuto pagare il “PIZZO” di un’ulteriore assicurazione postuma, in quanto credevo che per 10 anni sarei stato protetto ugualmente dalle polizze da me contratte per la colpa grave, oltre a quella della colpa lieve, a carico dell’ASL. Poi si chiedono: “Come mai non c’è nessuno che vuole fare il medico e soprattutto il chirurgo?”. Si dovrebbe promuovere una riforma che limiti la retroattività risarcitoria a 5 anni e non oltre i 10 anni, che mi sembrano tanti indipendentemente dalla scoperta. I documenti, gli atti dovrebbero essere in formato digitale, conservati per lungo tempo anche dopo il pensionamento. Inoltre si dovrebbe creare un fondo che tuteli i professionisti dopo la pensione.
La proposta è che in caso della vittoria di un medico in un contenzioso avvenga automaticamente la controdenuncia al paziente per richiesta risarcitoria e che si nominino periti che siano al corrente di cosa si dibatte e che abbiano svolto un certo numero di anni, avendo esperienza di sala operatoria e non solo passacarte o peggio ancora medici legali che si istruiscono dai libri.
Spero che quanto detto scateni non solo una discussione, ma finalmente possa apportare modifiche che riducano gli effetti della medicina difensiva che tanto costa a tutti, operatori e Stato incluso.
Giuseppe Varlaro, medico ospedaliero (ora in pensione) presso ASL Taranto - Ospedale SS. Annunziata
