Pareri a confronto Sanità e Territorio

E LE CHIAMANO MORTI BIANCHE…di Gian Piero Sbaraglia

11 Novembre 2025

E le chiamano morti bianche, quando bianche sono le pagine del Manuale della Cultura sulla Prevenzione e Sicurezza sul Lavoro

Non si tratta di voler “ciurlare nel manico”, ma dal momento che si continua a morire sul lavoro, c’è qualcosa che non va o nella valutazione dei rischi sul lavoro o sulla gestione stessa del lavoro. Ci viene da dire, ma saranno giuste le indicazioni prescritte per un lavoro, qualunque esso sia, o meglio saranno adeguate le regie di questi lavori, dal momento che tanti sono gli incidenti che giorno per giorno si determino in ogni ambiente?!

Prendiamo l’ultimo caso occorso il 3 Novembre, in mattinata, a Roma alla fine di via Cavour, dove era in corso da tempo la ristrutturazione della Torre dei Conti.

Un crollo che ha del surreale, stante il fatto che si stava lavorando da tempo per ristrutturarla e certamente per metterla in sicurezza. Di certo qualcosa è andato storto. E non ci vuole tanto a capire che qualcuno ha fatto i conti male, dal momento che erano già stati fatti rilievi – da quanto si dice – per verificare se ci fossero elementi che ne avrebbero dichiarato la pericolosità, proprio in rapporto alla ristrutturazione. La verifica, è stato detto, diede esito negativo, dando così l’OK ai lavori di ristrutturazione. Ed è così che i conti sono andati storti, tanto vero che proprio l’inizio dei lavori ha determinato subito l’inizio della tragedia, con due crolli, uno a distanza di ore dall’altro, e creando una vittima, con molti feriti anche tra i vigili del fuoco.

Cosa può aver determinato il tragico fatto? Non è difficile sospettare che i rilievi per sostenere la sicurezza della vetusta struttura, già in parte manomessa perché sede di uffici, poi chiusi, possano essere stati non corrispondenti all’obiettività o che per un malaugurato caso o malaugurata coincidenza il cedimento, nemmeno a farlo a posta, si sia creato proprio in quella circostanza, per mera fatalità! Saranno le indagini giudiziarie a stabilirlo.

In questa circostanza, come in altre proprio di questi giorni – alludiamo alle altre morti sul lavoro di questo periodo, che sono numerose –  spicca in maniera inconfutabile quello che abbiamo sempre detto da questa sede, ma che pare nessuno abbia mai raccolto e messo in atto, che la MANCANZA DI INFORMATIVA E CULTURA SUI RISCHI PER LA SALUTE IN OGNI AMBIENTE DI LAVORO DA PARTE DI PROFESSIONISTI È ASSORDANTE, generando purtroppo i molti lutti o menomazioni fisiche per i lavoratori. 

E tutto ciò ci fa pensare che i lavoratori, i professionisti non sono pienamente messi al corrente sulla prevenzione e sui rischi in campo lavorativo, specie sulla sicurezza del lavoro; mentre ogni lavoratore dovrebbe conoscere tutti i rischi della sua professione per la propria salute e saperli evitare. Non è retorica affermare che ogni ambiente di lavoro può contenere rischi e pericoli per chi lo frequenta, per cui necessaria e obbligatoria è la conoscenza di questi possibili pericoli per la propria salute.

Ecco quindi che già nel 2013 venne redatta dal Sistema Nazionale di Certificazione delle Competenze (SNCC-2013), aggiornata poi il 3 Ottobre con D.M. n. 742/2017, che delinea regole, comportamenti e obbligazioni sulla tutela della salute in campo lavorativo.

A tutto ciò si ricordi anche che tutti i dipendenti, in ossequio al D.M. n. 388/2003, e dal D.Lgs. 81/08, dovrebbero fare corsi di aggiornamento, obbligatoriamente preparati dal loro datore di lavoro, circa la Sicurezza in Ambito lavorativo, anche con la specifica preparazione al primo Soccorso; tanto vero che la medesima normativa, che distingue le Aziende in tre categorie A,B,C, a seconda della particolare tipologia del lavoro, se più rischioso o meno ( ad es. Centrali elettriche, fonderie….., o semplici uffici per impiegati ….), prevede la presenza di presidi sanitari (cassette sanitarie, DAE= defibrillatore)) proprio per il caso in cui ci sia bisogno di un primo intervento sanitario, in attesa dei Soccorsi Avanzati avvertiti alla circostanza. E per facilitare ancora di più le cose gli stessi D.M. sopra-citati prevedono in tutti gli ambienti di lavoro la figura del RESPONSABILE DELLA SICUREZZA SANITARIA. 

Ecco quindi che, quando si verificano grandi incidenti soprattutto con morti, la domanda è d’obbligo: si saranno attuate tutte quelle misure atte alla prevenzione in quegli ambienti di lavoro? O meglio, saranno state prese queste misure da persone competenti, persone che pur avendo il titolo altisonante o pur appartenendo a grandi Agenzie o ricoprendo posti di tutto rispetto, sono stati colti da un “attimo” di superficialità per aver trascurato qualcosa che poi ha creato il disastro?

Per cui…diciamo basta alle frasi ad effetto! Si faccia concretamente la FORMAZIONE DELLA SICUREZZA NELL’AMBITO LAVORATIVO e che sia continua, costante, valutandola pure con prove teoriche e pratiche, come prevedono i decreti per la Certificazione delle Competenze. Noi che facciamo parte di un’Associazione di Volontariato che ha un Centro di Formazione che eroga, tra l’altro, Corsi di Primo Soccorso Sanitario (ARES-118, IRC) e Sicurezza Aziendale – di cui lo scrivente è Direttore Sanitario -veniamo chiamati per tenere questi corsi dalle Aziende e, parlando con i dipendenti, ci siamo resi conto che la Formazione in questo campo è ZERO! Ma senza essere esagerati basta percorrere le strade della Capitale per osservare Cantieri Edili e altri luoghi di lavoro, i cui lavoratori sono sì e no forniti di qualche – diciamo di qualche – DPI (Dispositivi di Sicurezza Individuale) come prevede la legge. Chi scrive, ha numerosi scatti e filmati che ne rendono testimonianza. Come pure, circa la carente prevenzione, basti osservare quanti alberi (soprattutto il Pino Romano) sono col fusto reclinato o pericolosamente pendente (per non dire storti!), che una folata di forte vento, come spesso capita, può farli cadere, con probabili conseguenze luttuose. Anche di ciò lo scrivente ha numerosi scatti che dimostrano quanto detto.

Da ultimo, riproponiamo una idea già espressa qualche anno fa da questa sede e che riguardava l’obbligo di attrezzare un presidio sanitario soprattutto in luoghi di lavoro dove maggiore potrebbe essere la possibilità di incidenti; almeno avere sul luogo un’ambulanza ben attrezzata. 

E allora diciamo basta a questo stato di illiceità, applicando severe misure per gli inadempienti, verificando soprattutto la formazione sulla sicurezza a tutti i dipendenti, anche disponendo accertamenti sugli incidenti in ambito lavorativo facendo una severa distinzione tra “Incidente sul lavoro e Incidente da lavoro”, cogliendo in questa distinzione la possibile superficialità o distrazione del dipendente nella causa dell’incidente, che porterebbe gli Istituti preposti alla sorveglianza sanitaria a non erogare più risarcimenti, stante la responsabilità del dipendente o del datore di lavoro.

Concludiamo solitamente con “Qui habes aures audiendi, audiat!”

Dott. Gian Piero Sbaraglia
MEDICO CHIRURGO
Spec. In Otorinolaringoiatria
già Primario Otorinolaringoiatra,
C.T.U. del Tribunale Civ. e Pen. di Roma
Direttore Sanitario e Scientifico Centro di Formazione
BLSD-PBLSD – Accreditato ARES 118-Lazio e IRC-Misericordia di Roma Centro – ROMA