Medico-Paziente

ETICA MEDICA IN O.R.L. E LARINGECTOMIE PARZIALI

13 Ottobre 2026 

del Dr. Gian Piero Sbaraglia, otorinolaringoiatra

È nota a tutti l’influenza del fumo nell’epidemiologia dei tumori della laringe.

Fino a qualche decennio fa, l’incidenza di questi tumori era di 10 a 1 per il sesso maschile. Ma, con la crescente diffusione del fumo anche tra le donne, è aumentata la frequenza del cancro alla laringe anche nel sesso femminile, con un’incidenza di 10 a 3. Il cancro della laringe è una malattia gravemente invalidante e la sua terapia prevedeva, ma ancora oggi prevede, la laringectomia totale, con conseguente perdita dell’uso della voce, la quale, però, con una buona riabilitazione funzionale ad hoc, consentiva molto spesso un reinserimento sociale dei pazienti operati, anche se, in una buona percentuale di essi (circa il 30%), non si riusciva nell’intento di recuperare un’apprezzabile fonazione. In molti di questi casi si fa ricorso a protesi fonetiche che, purtroppo, non soddisfano pienamente i malati, perché la qualità della voce fornita da questi presidi può apparire sgradevole.

Con il progredire delle conoscenze e delle tecniche chirurgiche, si fa oggi sempre meno ricorso agli interventi di laringectomia totale, definiti dai più assai invalidanti, mentre si parla sempre più di scegliere interventi conservativi, parziali, detti «laringectomia parziale», con l’intento di conservare le funzioni della laringe, sempre nel rispetto della radicalità oncologica suggerita dagli esami istologici intraoperatori mirati, atti a definire i confini della neoplasia. Ed infatti, oggi tutto ciò è reso possibile grazie ai recenti progressi dell’embriologia, dell’istologia e dell’anatomia-fisiologia della laringe, oltreché per merito delle nuove tecnologie endoscopiche, come la microlaringoscopia, che consente anche interventi endoscopici, ma che soprattutto permette una più precisa obiettivazione delle lesioni cancerose. Quindi, alla luce di queste nuove acquisizioni, ci si è resi conto che, in verità, non tutte le neoplasie maligne della laringe sono suscettibili di trattamento chirurgico radicale.

Così si è potuto creare una scaletta di condizioni obiettive delle lesioni tumorali laringee tali da poter essere trattate con chirurgia parziale:

  1. Limitata estensione della lesione (massimo di 1 cm).
  2. Motilità laringea, con particolare riguardo alle corde vocali, conservata sia a destra sia a sinistra.
  3. Assenza di metastasi precoci linfonodali laterocervicali sia a destra sia a sinistra.

A questi tre punti ne aggiungeremo, in tutta umiltà, anche un quarto, riguardante:

  • La necessaria competenza chirurgica, troppo spesso «millantata» attraverso i «gradi» o il ricoprire posti di responsabilità in reparti «blasonati» da parte di certi chirurghi

Così si parlerà di cordectomia semplice (asportazione della corda vocale interessata dalla neoformazione), emilaringectomia, laringectomia paraglottica, emifaringolaringectomia: tutti interventi che consentiranno, seppur con una funzione modificata, sia la conservazione della funzione fonorespiratoria, sia e soprattutto la radicalità oncologica. Su quest’ultima è bene soffermarsi un momento per dire che recentissimi studi sulle laringectomie parziali (Trotoux, 1988) (*) confermano l’esiguità delle recidive, se vengono rispettate le premesse sopra esposte in fatto di classificazione della lesione tra quelle considerate «non radicabili». Secondo tali studi, poi, la recidiva dopo laringectomia parziale dipende molto dalla scelta chirurgica fatta in precedenza (se cordectomia o emilaringectomia): una recidiva dopo cordectomia può essere trattata con una «revisione», mentre, negli altri casi, le statistiche consigliano il passaggio alla radicalizzazione. Si aggiunga, poi, che la terapia radiante non può essere considerata sostitutiva dell’atto operatorio in caso di recidiva.

Alcune considerazioni conclusive si offrono all’attenzione di quanti hanno a cuore il problema etico. Lo sviluppo delle scienze biologiche e delle biotecniche ha messo in crisi, se non proprio in discussione, i valori e i principi che hanno governato fino a oggi la tutela giuridica della vita, della dignità della persona umana e della salute. Il dibattito sulla bioetica è oggi più che mai attuale, perché gli studi biologici e le terapie mediche dovrebbero essere affrontati tenendo presenti i doveri morali, le differenze culturali, il credo religioso e i rapporti sociali di ciascuno. Il fatto è che oggi la tendenza a voler fare dell’uomo un oggetto di studio, nel tentativo di scoprirne tutti i segreti del suo «io» e di rubarne l’arcano per il trionfalismo della scienza, finisce poi per smembrarlo, mentre le lotte di competenza scientifica e specialistica lo disperdono. Così, il tutt’uno «uomo» diventa un oggetto diviso tra più scienze, le quali, proprio nella suddivisione, ne disperdono l’unità, la persona, l’«io».

La scienza medica deve essere unica pur nella poliedricità della sua espressione; unico deve essere l’oggetto, indiviso e riconosciuto: l’UOMO (*), quale avente diritto alle attenzioni della medicina, cui si rivolge con fiducia nel corso di un evento morboso. Il depositario della scienza medica, il medico, stabilito un contatto con l’uomo-malato, dispenserà a costui tutto quanto è in suo possesso in termini di acquisizioni e cognizioni di massimo livello, al fine di affrontare e risolvere un problema di salute nella piena coscienza e conoscenza di ciò che di meglio si può offrire, allontanando idee di sperimentazioni tutte da verificare e affinare. Il paziente, edotto di quanto gli verrà fatto, non potrebbe disporre di sé stesso nel senso di un rifiuto delle prestazioni mediche: il suo corpo, tempio della verità, deve essere da lui validamente conservato.

A questo punto ci viene fatto di chiederci: in tutte le fasi della propria esistenza, l’uomo è sempre persona? Ovvero, è sempre tutelato sotto il profilo giuridico? Dare all’uomo sempre la qualifica e i diritti della persona giuridica significa sottrarre il prodotto biologico «uomo» a ogni possibile mercificazione. Se, invece, si stabilisce che il corpo umano, in determinate condizioni, non è sottoposto alla tutela giuridica prevista per le persone, appare evidente che le biotecnologie saranno interessate all’uomo non solo per studiarlo, ma anche per sfruttarlo (vedi i prelievi d’organo). Si rammenta, all’uomo, che, secondo una proposta di legge, non è necessaria l’autorizzazione dei parenti per la donazione di organi, a meno che non vi sia un’esplicita dichiarazione contraria, sottoscritta in vita. È in atto, quindi, un tentativo «subdolo» di distinguere il concetto di uomo come prodotto biologico da quello di persona. Da qui l’interesse speculativo di intellettuali a leggere la realtà non solo in chiave sociologica, ma a ricorrere sempre più alla filosofia etica, alla teologia e alla metafisica.

Tornando al caso specifico della laringectomia totale, quale intervento severamente mutilante, nei pazienti portatori di carcinoma laringeo (K laringeo) l’erogatore della prestazione chirurgica dovrà informare il malato della scelta obbligata radicale, in alternativa a quella parziale. L’informazione del paziente in materia non autorizza il medico a un’illimitata libertà di azione in campo terapeutico. L’operatore dovrà essere conscio delle proprie possibilità, abbandonando velleitarie acrobazie terapeutiche che, per quanto «utili» (?) ai fini di una casistica, risulteranno dannose per il paziente, oltre che per la sua coscienza professionale. La scelta terapeutica, quindi, nei casi di neoformazione maligna della laringe impone una decisione presa in tutta scienza e coscienza e, sempre nel nostro caso, l’adozione delle tecniche conservative.

A questo punto si impone una duplice riflessione:

  1. Può la laringectomia parziale garantire una radicalità oncologica?
  2. Il rischio della recidiva può far pensare a un errore umano di diagnosi o di tecnica, oppure a un evento imprevedibile?

Le conoscenze anatomo-fisiologiche della laringe hanno permesso di stabilire precisi parametri e limiti per la scelta chirurgica in questa patologia, sempre nell’intento di salvare la voce. L’etica impone un’ampia conoscenza della materia: essa non conosce abdicazioni e isola gli avventurieri e gli improvvisatori. L’etica è cultura e non pressappochismo: essa non conosce orgoglio né vanagloria. La coscienza di questi valori permette, nel nostro caso particolare, di recuperare pazienti alla malattia nel modo migliore, evitando che essi, pur se salvi, abbiano a vivere emarginati e umiliati.

Bibliografia:

TROTOUX J.: Revue Laryng.1,-1988; SBARAGLIA GIAN PIERO: I COMITATI di ETICA in OSPEDALE; Atti del Simposio dell’AMCI –Ospedale S.Camillo,Roma 11 giugno1990, Ed. Orizzonte Medico,Roma 1991.