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OLTRE LA BUROCRAZIA: IL TEMPO DELLA CURA. TU CHE NE PENSI?

11 Dicembre 2025

Cartelle, moduli, referti da caricare… e il tempo per i pazienti? Si parla di semplificazione, ma il tempo della cura finisce stretto tra un clic e un turno in più. Cosa ti aiuta a resistere o cosa ti fa pensare che la misura sia colma?

C’è però chi pensa che il quadro sia meno fosco di quanto viene raccontato…

TU CHE NE PENSI?

Sono un medico messo a riposo dal SSN per limiti di età, avvisato casualmente 7 giorni prima che ciò accadesse, quindi ho vissuto i quasi 9 lustri di attività con passione altre volte con sgomento. A mio modesto parere nella vita (sociale-politica-professionale) il “Realismo” è ciò che si deve opporre all’ottimismo che facilmente sfocia nel “buonismo” e “perbenismo”, in quanto il realismo analizzando i temi ne pensa le eventuali soluzioni. I dati statistici dicono che abbiamo allargato la platea di diplomati e laureati, ma quasi inevitabilmente si è abbassato il loro livello culturale e della società tutta. Una riflessione ultima (in ordine di tempo): la dispensazione dei farmaci ormai disinvolta in farmacia insieme alla possibilità di esami specialistici disposta (come possibilità esecutiva) dal potere politico, sotto la spinta della categoria senza una presa di posizione della categoria medica, in nome di…non si è capito…cosa. Questa non è esattamente “Medicina”, questo chiamasi un bene di consumo. I medici devono riappropriarsi della professione, ma a quanto pare il loro quadro dirigente non ha ben compreso da dove iniziare, ma un rischio di fraintendimento per i giovani colleghi di cosa deve essere il Medico è già presente.


Vedo una decina di pazienti al giorno, purtroppo ho mantenuto i contatti on line, come durante la pandemia covid, perciò non ho tregua anche di sabato e domenica. Nei giorni feriali il mio orario di lavoro è fatto di 12 ore, il tempo di chiudere il computer a casa e di riaprirlo in studio e viceversa;
non ho segretaria perciò ho sulle spalle il lavoro di due persone x 1600 pazienti. Ho chiesto alla mia ASL di ridurre il numero a 1300, ma non mi è stato concesso e dopo tre anni ho avuto la risposta: non è possibile perché in zona non ci sono colleghi. Allora ho preso la decisione, visto che fortunatamente ho riscattato la laurea, di andare in pensione prima dei 68 anni.


Ex medico ospedaliero. Tempo minimo ambulatoriale per singola visita: mezz’ora. In visita privata: 1 ora. Adeguare tali orari e non smontaggio o montaggio auto.


Quanto al rapporto tempo totale disponibile/tempo dedicato strettamente ai pazienti, cosa accade negli altri stati UE, tenendo anche conto del fatto che i medici di medicina generale italiani tengono aperto lo studio anche per molte meno ore degli altri loro colleghi europei?


Quando prenoto una visita medica per me o i miei stretti famigliari mi chiedo perché mai non ci sia una corsia preferenziale per i medici! E dobbiamo metterci in coda come tutti gli altri! L’Ideologia paritaria, una vera cavolata politica e irragionevole, mette tutti sullo stesso piano quando invece obbiettivamente il collega medico non mi può parlare come a un avvocato o un operaio! E poi ci lamentiamo che non c’è più il rispetto per il camice bianco! Se si introducesse questa regola nella burocrazia sanitaria, questa sarebbe il primo passo per il “rispetto” dei camici bianchi! Lo Zeitgeist in Italia, oggi, finalmente sta cambiando… non ci resta che attendere.


Sono un neurologo ospedaliero (lavoro all’ospedale di Desio), ho 63 anni e andrò in pensione con l’anzianità (67 e più anni). La nostra situazione medica attuale in neurologia è quasi ottimale: siamo passati da 7-8 persone in periodo COVID (guardie attive neurologiche e interdivisionali nelle 24 ore, guardie attive in COVID 7 giorni su 7 e così via), a 14 neurologi, grazie all’arrivo di giovani e di una cordata da un altro ospedale! Alcuni di noi sono andati in burn-out, ai tempi. Ora saremmo in numero congruo, ma mancano gli infermieri, quindi reparto ridotto, quindi, aumento di ambulatori a dismisura, aumento di burocrazia, ma non va ancora bene, perché ci sono le lunghe liste d’attesa e dal punto di vista economico il paziente ambulatoriale rende meno di un ricoverato, risultato: molto più lavoro (soprattutto burocratico), ma meno resa economica! E io? Io sono riuscita a creare un Centro cefalee, grazie anche al primario passato e a quello attuale e alla direzione sanitaria. Alla mia età credo di essere considerata un po’ “obsoleta”, soprattutto dai giovani, ma sono ancora abbastanza lucida e, soprattutto, amo ancora il mio lavoro e poi devo arrivare degnamente (si spera!) a 67 anni. I ritmi di lavoro, però, spesso sono incalzanti per tutti e i pazienti spesso non sono tali, anzi!