14 Aprile 2026 ![]()
di Gian Piero Sbaraglia, otorinolaringoiatra
La Prevenzione è un argomento che ha in sé tutto quello che c’è da sapere per proteggere la nostra salute. Ed infatti questa parola definisce tutta una serie di linee guida tendenti a favorire la difesa della nostra salute. In campo sanitario diventa un “Mantra” che ci deve guidare nell’esercizio della nostra professione a favore dei nostri pazienti, anche se purtroppo oggi gli atteggiamenti o comportamenti di molti addetti alla custodia della salute della comunità ci dimostrano che hanno perso di vista questa parola, favorendo così pericoli per la salute in genere. E allora, se si vuole realizzare quello che questa parola sta a significare, occorre riflettere sul fatto che la conoscenza e la cultura, assolute genitrici della formazione ed informazione, siano sempre pane quotidiano nella difesa della vita, soprattutto in campo sanitario.
Di primaria importanza è la conoscenza dell’anatomo – fisiologia dell’essere umano, conoscenza che mette in condizioni il medico di saper vedere eventuali devianze, meglio dette patologie, di ogni essere umano e intervenire tempestivamente, onde curare od evitare il cursus morbi. Lo sapevano benissimo i nostri grandi maestri greci e romani, tanto da descrivere molti pericoli per la salute, in opere che restano punti di riferimento ancora oggi per la medicina. Parliamo, ad esempio, del TIMEO di Platone, in cui il filosofo offre una riflessione originale sulla medicina, considerando la Salute non solo come assenza di malattie fisiche, ma anche come equilibrio tra corpo ed anima, equilibrio da conservare sempre, se si vuole proteggere la salute. A ciò si aggiunga che Platone offre anche una riflessione sull’uso indiscriminato dei farmaci – argomento oggi di grande attualità – mentre suggerisce un approccio più naturale e consapevole alla guarigione, come del resto tutta la scuola Ippocratica (Ippocrate nel “Corpus Hippocraticum” – V sec. a.c.) insegnava.
Anche Galeno (129 d.c.- 216 d.c., medico greco ma con cittadinanza romana) si allinea alla scuola Ippocratica, sottolineando, nelle sue opere, l’importanza della conoscenza della anatomo – fisiologia umana (Ars Medica), nella diagnosi e nella terapia, e con la raccomandazione di non fare due cose distinte, fisiologia e anatomia, ma di considerarle un tutto unico, in ambito della Prevenzione. Ma è soprattutto Bernardino Ramazzini (1633 – 1714) che mette in mostra nel suo De Morbis Artificum Diatriba (Le Malattie dei Lavoratori), i rischi di possibili insorgenze di patologie in ambito lavorativo, da evitare poi con una stretta sorveglianza, attraverso la formazione ed informazione dei dipendenti, su quello che si può o non si può fare in ambito lavorativo, puntando in ciò il dito, sulla conoscenza della Prevenzione.
La prevenzione, lo ricordiamo e ripetiamo, riguarda molti campi: per noi medici è la Prevenzione Sanitaria da conoscere ed attuare, ma in altri settori, ad esempio nell’ambito lavorativo, è la Prevenzione ben descritta dal Ramazzini, racchiusa nella sua frase celebre frase “Prevenire è meglio che curare”. Però il concetto di Prevenzione rimanda sempre e comunque a quello della Prevenzione Sanitaria perché il principio della Prevenzione è comunque la protezione della integrità della salute dell’essere umano. E fa meraviglia ancor oggi, di fronte alle quotidiane morti sul lavoro, che le Istituzioni non prendano misure di Prevenzione da adottare in ogni singolo ambiente, di lavoro o no, per proteggere la salute dell’uomo, adoperandosi vigorosamente nella certezza che tutti i lavoratori, i dipendenti, tutti i cittadini vengano ad essere acculturati sui rischi negli ambienti che frequentano abitualmente, per evitarli, mantenendo così al sicuro la propria salute.
Come del resto fa meraviglia che ancora oggi le Istituzioni non si preoccupino fattivamente a mettere in atto soluzioni che, pur se ritenute dai buonisti “impopolari” o esagerate, servano di sicuro a proteggere la salute dell’uomo: alludiamo alle violenze di questi ultimi anni, violenze in famiglia, in strada, nei luoghi di lavoro, scuole, comunità e quant’altro. Impopolari perché toccherebbero in senso negativo la comunità – come il proibire in scuola e sul lavoro, l’uso dei mass-media, per dirne una – ma pene severe, sicure e rapide, come l’arresto subito dei presunti violenti, e non lasciarli liberi “a delinquere ancora”, fino a conclusione delle indagini o del giudizio.
La prevenzione invece sul lavoro non deve essere fatta solo gridando slogan ad effetto durante le manifestazioni, ma dovrebbe subito prevedere l’istituzione in situ di presidi sanitari, soprattutto in ambienti di lavoro ad alto rischio, e l’obbligo di acculturamento dei dipendenti secondo le leggi sulla Sicurezza del Lavoro, prima citate. Omettiamo di parlare degli Ispettori che dovrebbero controllare a che i luoghi di lavoro siano a norma: i nostri padri latini affermavano Qui custodiet custodes?
Quindi, rispondendo alla prima domanda, la cultura della Prevenzione trova ostacoli nella assenza di una regia seria che la realizzi: regia che senza dubbio è in capo alle Istituzioni. Qui habet aures audiendi, audiat!
