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LA SFIDA DELLA LONGEVITÀ: IL SISTEMA È PRONTO?

18 Marzo 2026

La piramide demografica si è rovesciata. Gli anziani aumentano, i giovani diminuiscono, e con loro cambiano anche i bisogni di salute. Crescono le cronicità, le fragilità, le comorbidità. Di fronte a questo scenario, non è solo la popolazione a trasformarsi: è l’intero sistema sanitario che è chiamato a ripensarsi, dall’organizzazione dei servizi fino al lavoro quotidiano dei medici. Ma la medicina sta davvero cambiando con la stessa velocità della società? Un modello ancora fortemente orientato all’urgenza e alla risposta acuta è in grado di sostenere l’onda lunga della longevità? E soprattutto: vivere più a lungo significa davvero vivere meglio? Per provare a rispondere a queste domande abbiamo lanciato una riflessione nel mondo medico, invitando professionisti di diverse discipline a confrontarsi su alcune questioni cruciali: il futuro della medicina sarà sempre più geriatrico? Il sistema è pronto a gestire una popolazione sempre più longeva? E siamo davvero capaci di costruire una medicina che non si limiti a curare la malattia, ma che accompagni la vita lungo tutto il suo percorso? Ne è nato un confronto ricco di spunti, esperienze e punti di vista differenti.

Franco Garofalo – pediatra, reumatologo, ematologo

Penso che, come l’adolescenza, la longevità sia una delle splendide sfide che richiederà al SSN adattamento e trasformazioni. Non è assolutamente conflittuale con l’agognata ripresa delle nascite e quindi un adeguato fabbisogno di organizzazione pediatrica. Ma richiederà una sempre maggiore interazione con il welfare: longevità concepita come mantenimento della dignità umana, come accompagnamento degli individui in un’età carica di ingravescente e naturale logorio fisico, da accompagnare accettandolo e non caricandolo di accanimento terapeutico totalmente privo di prospettiva. L’educazione sociale e adeguate politiche familiari saranno fondamentali da questo punto di vista e dovrebbero avanzare parallele agli adeguamenti sanitari, insieme all’acquisizione della consapevolezza che per fortuna esiste un fine vita, deciso per ognuno di noi dai geni, ma tanto anche dall’ambiente, dalle abitudini, dall’igiene, dalla prevenzione.

Antonio Martena – geriatra, gerontologo

Sono un “giovane anziano” che da circa 35-40 anni svolge la professione di Geriatra-Gerontologo; lavoro presso l’UOC di Medicina Generale presso P.O. Fazzi di Lecce. Sono stato socio alla SIGG e SIGOT. Ho un Curriculum prettamente rivolto alla forma olistica, a 360°, alla Geriatria-Gerontologia senza farmi influenzare da altre branche della Medicina Ospedaliera. Ho aperto nel P.O. il primo ed unico ambulatorio di Geriatria e Angiologia (ECD TSA). Purtroppo i miei sogni e i miei ideali si sono scontrati con una realtà sociale, assistenziale e territoriale non consona alla Geriatria, ove si parla di Geriatria solo con le parole. Nel passato si aprirono tanti ospedali pediatrici, lo stesso non si è fatto per la Geriatria; anzi addirittura sono stati chiusi dei Reparti geriatrici assorbiti dalla Medicina. La longevità quantitativa aumenta, ma non la longevità qualitativa. I politici di turno non si sono mai interessati alla Geriatria ed anche i vari Professori hanno coltivato solo il proprio orticello. OMS, OCSE e ISTAT (con il rapporto Bes 2025) hanno menzionato la Geriatria, ma praticamente nulla è stato risolto. Geriatria, Longevità, Fragilità, Salute Mentale, PNEI: tutte belle parole, ma una pessima realtà.

Stefania Pagnutti -medico di medicina generale

Sono un medico di medicina generale massimalista e lavoro da 5 anni in un paese nella periferia di Udine. La riflessione che vorrei condividere è che avverto che il medico di medicina generale stia perdendo il suo fondamentale ruolo di medico della prevenzione. La personale sensazione è che ci si stia addentrando sempre più nella patologia e nella cura di essa, perdendo di vista il grande lavoro di prevenzione, che al medico di medicina generale compete. Le ragioni? La mancanza di tempo, il non potersi fermare ad osservare il paziente -che è in primis persona- che ci troviamo di fronte, l’avere desiderio di risolvere prontamente il sintomo, non andando però alla radice profonda del problema. Si potesse invertire la rotta avendo modo di lavorare intensamente sulla persona – prima che diventi paziente- forse consentirebbe di ottenere una minore incidenza di patologia, una maggiore consapevolezza dei ruoli e dei contesti di cura, una migliore distribuzione delle risorse -che forse diventerebbero più adeguate alle reali necessità- e una maggiore soddisfazione del medico. Un ultimo pensiero va all’I.A., uno strumento immediato, creato per dare veloci risposte, apparentemente certe, ma il medico resta invece l’A.I. (l’ascoltatore intelligente), l’A.E. (l’ascoltatore empatico), colui che prende tempo per comprendere, che far ritornare quando serve, che con curiosità e attenzione pone domande. Dare risposte richiede tempo, il giusto tempo.

Mario Vela – esperto in medicina rigenerativa

Negli ultimi anni l’ozonoterapia si sta affermando come una delle tecniche più interessanti nell’ambito della medicina rigenerativa e del trattamento delle patologie infiammatorie e degenerative. Si tratta di una terapia medica che utilizza una miscela di ossigeno e ozono per stimolare i naturali meccanismi di difesa e rigenerazione dell’organismo. L’ozonoterapia, o ossigeno-ozonoterapia, è un trattamento basato sull’impiego di una miscela di ossigeno (O₂) e ozono (O₃), un gas composto da tre atomi di ossigeno. Questa miscela, somministrata in modo controllato e in concentrazioni specifiche, è in grado di attivare diversi processi biologici utili al benessere dell’organismo. Il principio su cui si basa la terapia è quello di stimolare una risposta fisiologica dell’organismo allo stress ossidativo. L’ozono induce infatti una reazione controllata che spinge il corpo a produrre enzimi antiossidanti naturali, tra cui il glutatione, fondamentali per contrastare i radicali liberi. Queste molecole instabili, prodotte dal metabolismo o da fattori esterni come fumo, inquinamento e stress, possono danneggiare cellule e tessuti. L’azione dell’ozono contribuisce quindi a proteggere l’organismo, ridurre i processi infiammatori e migliorare l’ossigenazione dei tessuti. Nel campo della medicina rigenerativa ed estetica, l’ozonoterapia favorisce il rinnovamento cellulare e il miglioramento della qualità dei tessuti. Grazie alla sua azione sull’ossigenazione e sulla microcircolazione, contribuisce a stimolare i processi naturali di rigenerazione dell’organismo, migliorando elasticità, luminosità e vitalità della pelle. I benefici si riflettono non solo sull’aspetto estetico, ma anche sul benessere generale dei tessuti, contrastando infiammazione, stress ossidativo e segni dell’invecchiamento.

Rocco Cacciacarne – psicoterapeuta

Il doppio fenomeno dell’allungamento della durata della vita e della contrazione delle nascite provoca non poche e severe conseguenze. La Ricerca Medica, negli ultimi lustri, ha consentito di porre diagnosi molto raffinate e di poter studiare terapie sempre più appropriate e mirate. Alla domanda “Se oggi si vive meglio” la risposta è affermativa. Infatti, se è notevolmente aumentata l’incidenza delle disabilità sugli stati di buona salute, il recente D.lgs n° 26/2024 prevede per il disabile un Piano di Vita, teso ad abolire per lui/lei completamente le barriere di qualsiasi tipo e sta per apportare un cambiamento epocale nella qualità di vita delle Comunità moderne. Si apriranno molti nuovi posti di lavoro nel terzo settore. Semmai, il problema sta nel dove e come reperire le risorse per implementare a regime le nuove modalità operative. C’è anche da superare la “gobba” per chi pagherà le pensioni, se diminuisce ulteriormente la distanza tra chi lavora e chi è in quiescenza. Un bel rompicapo. Sul versante se in futuro “Ci sarà bisogno di più Geriatri e di meno Pediatri”, la risposta sembra intuitiva. Sarebbe, però una vera iattura se gli anziani fossero inseriti in un circùito diagnostico e terapeutico ghettizzante. Anche in questo caso vanno ripensati i piani di studio delle Scuole di Specializzazione piuttosto di incrementare il numero di accessi in Geriatria. In questo particolare periodo di transizione epocale, vedo cogente riscrivere la Riforma Sanitaria per giungere a un Piano Attuativo molto diverso dall’attuale. Si sta correndo nel mettere toppe dappertutto con le conseguenze crescenti di scaricare sulla Sanità una serie di incombenze burocratiche, con sottrazione di tempo prezioso al Personale Sanitario. Il Medico di Famiglia è subissato dalle pratiche burocratiche. C’è da auspicare che in un futuro prossimo e, con l’ausilio dell’AI, gli Operatori Sanitari possano dedicare intorno al 90% del loro tempo professionale alla cura della persona. È giunta l’ora di “suonare la sveglia”, a tutti i livelli istituzionali, e di mettersi intorno a un tavolo per iniziare a studiare i termini del problema, al fine di adottare soluzioni migliorative attuabili e sostenibili.

Giuseppe Bruno – chirurgo plastico ed estetico

Trovo molto interessante il concetto di puntare sulla medicina e chirurgia d’urgenza, alla base della piramide per reggere l’impatto dell’invecchiamento della popolazione. Ma i medici dove sono?  Uno Stato che si rispetti dovrebbe avere due servizi essenziali validi e non privatizzati: istruzione e sanità!

Stefania Matano – anestesista, rianimatrice

La mia formazione è quella di anestesista-rianimatore, una disciplina in cui la vita dipende dall’equilibrio di funzioni cellulari fondamentali.  In terapia intensiva ho imparato che la capacità dell’organismo di resistere allo stress e recuperare dipende soprattutto dall’energia cellulare. Questa osservazione mi ha portato ad approfondire la medicina della longevità, con un’attenzione particolare al ruolo dei mitocondri, le centrali energetiche delle cellule. Da questa prospettiva nasce “Doctors4Longevity”, un progetto che integra medicina clinica, metabolismo e strategie di supporto energetico cellulare per favorire salute, resilienza e qualità della vita nel tempo. In fondo, longevità significa soprattutto questo: preservare nel tempo la capacità delle nostre cellule di produrre energia. Investire nella longevità significa non solo migliorare la qualità della vita delle persone, ma anche contribuire alla sostenibilità del sistema sanitario nazionale. Una prospettiva che sposta l’attenzione dalla malattia alla capacità dell’organismo di mantenere equilibrio, energia e resilienza nel tempo. Per questo credo che il futuro della medicina sarà sempre più orientato non solo a curare la malattia, ma a preservare la funzione biologica dell’organismo nel tempo.

Giuseppe Varlaro, medico ospedaliero 

Credo che la longevità non debba basarsi solo sul miglioramento della strutture, ma ritengo piuttosto che siano i singoli cittadini i veri responsabili della loro salute. Come? Attraverso la conoscenza delle varie diete e adottando stili di vita sani, adattandoli alle loro esigenze e praticando esercizio fisico giornaliero.