1 Agosto 2025 ![]()
del Dr. Gian Piero Sbaraglia
Gli ultimi quattro casi di morte sul lavoro, tre a Napoli e uno a Brescia nella giornata di venerdì 25 luglio scorso, hanno fatto salire la percentuale di decessi sul lavoro del 4,6% rispetto all’anno passato nello stesso periodo. Sono anni che da questa sede denunciamo la latitanza delle istituzioni su questo tema, latitanza costituita soprattutto nell’aver mai adottato prevenzione con l’attuazione di piani volti a dare e istituire la prevenzione. Oltre ad aver messo in luce il problema, quale è stata fino ad oggi la soluzione allo stesso problema in termini pratici? Eppure tra le tante soluzioni che avevamo umilmente suggerite qualche anno fa, c’era quella di coinvolgere i medici curanti nel far informazione in tema di prevenzione dei rischi, per la salute, del lavoro. Si è mosso qualcosa? Crediamo che sia inutile predicare, ma agire in base a quello che vediamo accadere, in base a quello che vediamo succedere soprattutto nei cantieri edili, nelle aziende meccaniche, cioè nei luoghi di lavoro ad alto rischio sicurezza, proprio per la particolarità del tipo di lavoro e dei presidi tecnici necessario per lo svolgimento del lavoro stesso.
È per questo che necessaria ed urgente deve essere la preparazione dei dipendenti soprattutto nella coscienza di capire e sapere i rischi per la salute che il loro lavoro nasconde, onde saperli evitare e, cosa di non poco conto, come sapersi approcciare ad eventuali accidenti che si dovessero verificare nel loro ambiente a colleghi ed altre maestranze, come ad esempio, arresto cardiaco, svenimenti, traumi scheletrici, etc. Il dipendente deve sapere che, prima di mettersi a lavoro, deve mettersi in condizioni di sicurezza con un adeguato vestiario provvisto di protezioni, così come prevede il Dlg. 9 Aprile 2008 n.81. A questo deve vigilare soprattutto il datore di lavoro, che verrà chiamato in causa laddove si dovesse costatare una negligenza da parte di costui nel verificare il pieno rispetto delle regole sulla sicurezza del lavoro. Così come si dovrà verificare la avvenuta verifica da parte degli organi attenti alla sicurezza dell’ambiente di lavoro che hanno attestato, dopo averlo verificato – se lo abbiano fatto! – che le norme di sicurezza siano state rispettate, prima di iniziare i lavori, con una relazione seguita da una certificazione scritta.
Tutto ciò alla luce dei primi rilievi e sopralluoghi effettuati dopo gli incidenti, che vedono frequentemente la mancanza della regolarità dei dipendenti mentre lavoravano: così, ad esempio, si visto che nel recente disastro di Napoli di qualche giorno fa, pare si sia costatato che gli operai deceduti dopo che un cestello di una gru si era capovolto, facendoli precipitare, non indossavano il casco, ma cosa assai più indispensabile non avevano l’imbracatura, che avrebbe potuto, se indossata, impedire la caduta. A rendere l’incidente ancora più pesante è che i primi sopralluoghi, secondo i mass-media, hanno svelato che due degli operai deceduti erano stati assunti in nero. E allora? Come è possibile che in una grande città, dove le istituzioni la dovrebbero fare da padrona, si possa lavorare in barba alle regole! Avevano ragione i nostri saggi avi latini: «Quis custodiet custodes? (Chi controlla i controllori?)» dalla IV Satira di Giovenale. E poi, come spesso abbiamo suggerito anche da questa sede, perché non prevedere o provvedere alla presenza di un punto sanitario in questi ambienti di lavoro con potenziali rischi sulla salute di chi ci lavora, anche se in sicurezza, coinvolgendo così pure le istituzioni sanitarie? D’altronde, ci sono Associazioni del Terzo Settore che svolgono attività sanitarie e che potrebbero essere chiamate per una iniziativa del genere.
Anche la Corte dei Conti in una nota comparsa sul Il Fatto Quotidiano del 27 Luglio u.s., ha messo in evidenza che non basta assumere ulteriori Ispettori per assicurare la correttezza delle Imprese nell’ambito della sicurezza del lavoro; ci vorrebbero altre soluzioni e forse quelle che in questa sede noi abbiamo prospettato sarebbero soluzioni piuttosto pratiche e non un flatus vocis. «Qui habet aures audiendi, audiat!» lo diremo sempre.
Dr. Gian Piero Sbaraglia,
già Primario di Otorinolaringoiatria,
Consulente Tecnico d’Ufficio Tribunale di Roma,
Direttore Sanitario e Scientifico
Centro di Formazione BLS-D, PBLSD, accreditato ARES-118 e IRC,
Misericordia di Roma Centro ONLUS
