19 Gennaio 2026 ![]()
Presentazione italiana a cura di Ennio Cocco, psichiatra
Sulla base del testo originale francese dell’intervista a Jacques Glickman e Stéphane Bourcet (POL.it PSYCHIATRY on line Italia. Online 2025, Jul 29), intervista segnalata dalla Voce dei (per i) Medici il 29 settembre 2025, Jean Pierre Escaffre, economista sanitario dell’Università di Rennes, ha accettato, su richiesta di chi scrive, di formulare alcune brevi considerazioni di carattere generale sulla situazione francese, considerazioni che tengono presente alcuni nodi problematici evocati dalla suddetta intervista. Si tratta di una serie di giudizi, assolutamente espliciti, formulati da un economista che è al tempo stesso un autorevole specialista della amministrazione sanitaria. Il testo è tanto più interessante in quanto queste considerazioni e queste prese di posizione sono sempre meno sovente indirizzate al mondo dei medici, ai quali invece Escaffre sembra continuare a riconoscere quel ruolo d’interlocutori a pieno titolo che essi hanno sempre avuto.
Infatti, per quanto paradossale questo possa sembrare ai profani, il dialogo tra questi due mondi, vale a dire quello economico-amministrativo e quello medico, è divenuto ovunque, quando ancora esistente, un dialogo fra sordi. Questo perchè ai medici non spetterebbe altra missione che quella di “curare i loro pazienti”, senza mettere il becco nelle questioni amministrative, dalle quali invece (data la loro natura in fondo politica, come ricorda molto lucidamente Escaffre) la stessa attività assistenziale quotidiana dei medici viene profondamente influenzata e condizionata.
In estrema sintesi l’analisi di Escaffre rappresenta, tra le altre cose, anche un richiamo ai medici ad essere (o a ritornare ad essere) all’altezza della dimensione intrinsecamente sociale della pratica medica, contro la tendenza odierna a esasperarne – assolutizzandola – la dimensione scientifica, dimensione che dovrebbe restare un riferimento costante della medicina senza mai diventarne la ragione d’essere.
Quelle che seguono sono alcune osservazioni di carattere generale, in sei punti.
- Il ricorso alla ospedalizzazione, che si tratti di medicina somatica o di psichiatria, è direttamente collegato alla capacità di sostegno della rete sociale di cui il paziente dispone. Tanto più questa rete sociale si allenta, tanto più il ricorso alla ospedalizzazione aumenta (va detto comunque che l’aumento della pressione sull’ospedale avanza più rapidamente del processo di dissoluzione della rete sociale).
- La crescita di queste domande di presa in carico ospedaliera eccede la possibilità di incrementare le risorse di cui la collettività dispone. Da ciò deriva una cronica carenza di personale, di posti-letto, di disponibilità per prese in carico ambulatoriali. Da ciò deriva anche il problema delle liste d’attesa, che si allungano a dismisura, in particolare – per quanto riguarda la psichiatria – nel settore della neuropsichiatria infantile.
- Per mettere freno a questa domanda crescente, sia nel campo delle cure somatiche che in quello della psichiatria (le due cose vanno spesso di pari passo), bisognerebbe provvedere a ricostruire la rete sociale procedendo a una “ri-localizzazione” delle attività economiche associata a politiche di riororganizzazione e sviluppo del territorio. L’esatto contrario di quanto perseguito dalle politiche cosiddette “neo-liberali” che spingono alla concentrazione e alla fusione di risorse materiali e umane al fine di recuperare liquidità da mettere a disposizione dei finanziatori e degli investitori. Questa dinamica spinge inoltre, in parallelo, a irrigidire le politiche sociali in senso repressivo, il che ha tra l’altro come conseguenza, sempre per quanto riguarda la psichiatria, l’inasprimento della legislazione concernente le ospedalizzazioni coatte.
- La concentrazione di cui si è appena detto esige di togliere potere decisionale a tutte le figure professionali appartenenti “alla base”, che si tratti di medici (o comunque di operatori sanitari) o di amministrativi (compresi i ruoli apicali di direzione). A tutti costoro viene richiesto solo di attenersi a direttive – in ultima analisi di origine politica – e di applicarle. Questo al di fuori di ogni apporto creativo allo sviluppo dei processi di cura intra ed extra-ospedalieri che la pratica di terreno potrebbe suggerire. Da questo deriva una tendenza diffusa alla smobilitazione, un aumento vertiginoso del fenomeno del burnout, un aumento delledimissioni dal servizio pubblico, una degradazione della qualità delle cure di cui è indice l’aumento di eventi avversi collegati a malpractice. Questo aumento ha diverse cause di cui almeno due bene identificabili. Da un lato una supervisione insufficiente dei giovani professionisti, esordienti o comunque ancora in formazione, da parte dei seniors, nei differenti settori professionali del mondo sanitario. Dall’altro, come si è già detto, le difficoltà di gestione della crescente domanda di cura a livello di front-office.
- Per quanto riguarda la psichiatria, i medici non hanno saputo adeguatamente trasmettere alla opinione pubblica lo stato di avanzamento delle loro pratiche terapeutiche, i successi, sia pure parziali, ottenuti in determinati settori. Hanno invece permesso che eventi del tutto eccezionali, comunque riportati dalla stampa in modo sensazionalistico, suscitassero una eco eccessiva, a sfondo scandalistico. Questa tendenza, associata alla influenza della scuola psicanalitica lacaniana, percepita da tutti i non-addetti ai lavori come abbastanza esoterica, ha esercitato a sua volta un influsso negativo sulla classe politica, lasciando infine isolata l’équipe psichiatrica nella sua pratica quotidiana. Questo ha indotto gli operatori psichiatrici ad adottare una postura difensiva permanente, fino a correre il rischio di cadere in atteggiamenti corporativi, quando non settari.
- Infine, il tentativo di dissociare psichiatria e handicap è totalmente arbitrario. Molte persone portatrici di handicap soffrono di disturbi psichici. Nella struttura in Bretagna che co-dirigo, a titolo gratuito, in qualità di membro dell’Ufficio di Direzione (si tratta di una associazione che conta circa 700 addetti salariati) la comorbilità in questione a livello dell’utenza è stata stimata ad almeno un 40 %. Tale “arbitrarietà” proviene dalla volontà politica di dissociare in modo radicale le fonti di finanziamento. Il finanziamento del sociale, nello specifico il settore dell’handicap, è assicurato dai Dipartimenti (corrispondenti in Italia alle Province, n.d.t.). Il finanziamento della psichiatria è invece garantito dalla Sécurité Sociale, che ha sempre disposto in Francia (almeno fino ad oggi) di maggior peso politico. Tuttavia, la riduzione del personale medico e infermieristico nel settore sanitario pubblico facilita la transizione di molti casi psichiatrici verso il settore medico-sociale (corrispondente in Italia, grosso modo, al settore socio-assistenziale, n.d.t.). Settore medico-sociale peraltro che è a sua volta in crisi a causa del fatto che i Dipartimenti sono sull’orlo del default. La soluzione verso cui si sta andando è quella della creazione di strutture di cura a fini di lucro, ormai praticamente tutte riconducibili a istituzioni finanziarie americane. Va comunque segnalato che negli ultimi tempi sembra manifestarsi una certa inversione di tendenza, anche se lieve, per quanto riguarda la pianificazione degli organici nelle istituzioni psichiatriche pubbliche.
Questo è quanto la lettura del testo trasmessomi mi suggerisce. Il tutto, ovviamente, resta meritevole di approfondimento e di discussione.
Jean Pierre Escaffre, Ricercatore onorario in gestione dei sistemi socio-sanitari.
Université des Sciences. Rennes 1 (F). Professore fuori-ruolo. E.H.S.E.P. – Rennes (F)
Jean Pierre Escaffre è Autore e Co-Autore di numerosi saggi in materia di economia sanitaria e di geopolitica. Tra questi: “Géopolitique contemporaine” (ed. Nuvis, 2015), “Autonomie, dépendance et stratégie” (ed. Nuvis, 2016), “La France se délite, réagissons !” con altri (ed. H Diffusion, 2017) e “Des soins sans industrie” con altri, (ed. Manifeste, 2020).
