27 Agosto 2025 ![]()
Si prende spunto da un’intervista mandata in onda a fine luglio sul telegiornale delle ore 13:00 di un’emittente televisiva di tipo generalista, intervista a cura di un noto giornalista scientifico verso un Professore universitario di Medicina circa la frequenza di otiti in estate e soprattutto al mare. L’intervistato si è limitato a raccontare che questa patologia, specie nei bambini, nasce per via di infezioni al condotto uditivo esterno date sia dall’acqua marina che dalla sabbia, complicate poi con il grattarsi l’orecchio. Non per essere polemici, ma sentire e vedere quell’intervista ha lasciato – diciamolo – un po’ di delusione dal momento che la gente è abituata ad aprire le orecchie soprattutto quando parla un cattedratico, mentre non sa, perché non è del mestiere, che invece per chi è del mestiere – senza presunzione – averlo sentito parlare in maniera così riduttiva delle “otiti da mare” ha fatto un certo effetto. Sì perché la divulgazione medica deve essere semplice, ma completa, ricomprendendo in essa la massima espansività nel dare notizie su certi temi.
Circa l’argomento trattato in quell’intervista rimandiamo il lettore all’articolo pubblicato qualche settimana fa proprio sul tema (clicca qui per leggere l’articolo). Con questo non si vuole avere la “sindrome dell’apparire” bravi o altro, bensì ribadire che la divulgazione medica deve essere il più possibile completa, oltre che più accessibile anche ai “laici”.
È quello che già nel lontano 1972 metteva in evidenza Manlio Spadoni nella premessa alla sua settima edizione del volume Pericoli da Farmaci (Edizioni Sanitas, S. Elpidio a Mare (Ascoli Piceno – 30 Novembre 1972), sottolineando che all’interno del percorso di preparazione del medico in ambito universitario dovrebbe essere contemplata anche una didattica su come rivolgersi al pubblico in maniera chiara, comprensibile e soprattutto esaustiva: «L’educazione sanitaria – puntualizza – dovrà tenere anche in gran conto il bisogno di una maturazione negli operatori sanitari delle conoscenze, degli scopi, dei risultati, dei metodi della prevenzione e dovrà provocare la sostituzione del tradizionale comportamento legato al concetto di esercizio individuale di una professione liberale con il comportamento proprio di un servizio della comunità per la comunità». È così che il medico non si definisce soltanto “il curante”, ma “il divulgatore” di ciò che lui ha diagnosticato nel paziente e ha saputo divulgare all’interessato, tenendo anche presente che la divulgazione è il cardine specifico per la Prevenzione.
Ne deriva allora che non si può intervenire in certi contesti televisivi ed erogare notizie sull’etiologia di una patologia, seppur di comune riscontro, omettendo di riferire altri responsabili della stessa, forse più seri e importanti. E anche il giornalista, che invitando l’interlocutore lo ha di certo reso consapevole del tema da trattare nel corso dell’intervista, sarebbe dovuto intervenire sottoponendogli diplomaticamente altre domande per poter migliorare risposta e divulgazione.
Così, però, non è stato e agli ascoltatori sarà rimasto che nell’ambiente marino le otiti sono per lo più causate dall’acqua di mare e dalla sabbia – di certo anche queste sono causa -, ma non anche dalle variazioni termiche del corpo che si immerge in un’acqua dalla temperatura più bassa di quella corporea o – cosa più facile e più frequente come causa – dal modificarsi della pressione endoauricolare per via delle immersioni, come determina la diagnosi di “otopatia barotraumatica decompressiva” ben descritta da Behnke (1946), soprattutto rivolta a piloti e a chi fa immersioni, che è stata già messa in evidenza in un articolo del maggio 2022 (clicca qui per leggere l’articolo).
Dr. Gian Piero Sbaraglia,
già Primario di Otorinolaringoiatria,
Consulente Tecnico d’Ufficio Tribunale di Roma,
Direttore Sanitario e Scientifico
Centro di Formazione BLS-D, PBLSD, accreditato ARES-118 e IRC,
Associazione di Misericordia di Roma Centro - ONLUS.
